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Legambiente: per battere il rischio e valorizzare il bacino, a partire dall'area laziale istituire il Parco Fluviale Interregionale del Tevere, ma stop al Porto di Fiumicino.

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"Porto di Fiumicino? No, grazie!" PDF Stampa E-mail
Scritto da Legambiente Lazio   
Sabato 06 Febbraio 2010 17:18
Alla foce del Tevere un porto al posto del parco 104 ettari, 129.700 metri cubi e 1445 posti barca. Legambiente: dallo sfascio del litorale non viene lavoro.
Un gigante di cemento nel pieno della foce del Tevere, il più grande porto del Lazio nonché d’Europa, per come viene descritto, vede posare la prima pietra da Ministri, Amministratori e Autorità in una splendida area, classificata purtroppo come a “rischio idrogeologico molto elevato”, R4 come dicono i tecnici in gergo, e quindi da non toccare. Uno di quei luoghi fragili e pericolosi del nostro Paese, dove il piano d'assetto idrogeologico dell'Autorità di Bacino del Tevere aveva in sostanza previsto la demolizione delle strutture abusive esistenti e la creazione di un parco. Motivi più che seri per far rilanciare la contrarietà di Legambiente alla faraonica struttura, al fianco della protesta spontanea dei cittadini, portata avanti attraverso il social network Facebook, in occasione della blasonata cerimonia ufficiale, dopo la “Bandiera Nera” assegnata dalla Goletta Verde ambientalista all’azienda responsabile del progetto, la Società I.P. (Iniziative Portuali), durante la scorsa estate.
Nell'area il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), approvato dall’Autorità di Bacino del Tevere piuttosto di recente dopo anni di elaborazioni, prevede per l'esattezza “il mantenimento di un libero affaccio dell’entroterra verso la costa ed il mare e verso il Tevere evitando occupazioni del suolo con strutture, infrastrutture e attività non coerenti con le finalità del Parco e del Piano di assetto”, ma anche “una graduale delocalizzazione delle costruzioni e attività esistenti che presentano lo stesso carattere di incoerenza”, tanto che l’Autorità, prevede la creazione di un vero e proprio “Parco della Foce, da Capo due Rami fino alla foce di Fiumara e di Fiumicino”. Lo stesso luogo nel quale si vorrebbe realizzare una colata di cemento di 129.700 metri cubi -per le attrezzature connesse al porto-, consumando 104,29 ettari di demanio, per 1.445 posti barca, di cui 400 per imbarcazioni superiori ai 15 metri e più di 700 per quelle superiori ai 18 metri.
“Non ci si può ricordare del rischio idrogeologico solo quando piogge intense ma non eccezionali mettono in ginocchio l'Italia causando danni e disastri e scordarsene quando si propone un impattante progetto come quello del nuovo porto di Fiumicino – ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente-. Secondo Ecosistema rischio 2009 di Legambiente e Protezione Civile nel 79% dei Comuni italiani sono presenti abitazioni a rischio, in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni, nel 28% dei casi sono pres enti in tali aree interi quartieri e nel 54% fabbricati e insediamenti industriali. Anche l'area della foce del Tevere finisce costantemente sott'acqua in caso di forti piogge, tanto che da anni si cerca di delocalizzare le strutture più a rischio. Va affrontato e risolto il problema del porticciolo di Fiumara, ma non è questa la soluzione, troppo impattante e rivolta ad altre fasce di proprietari di imbarcazioni. Non è sventrando il nostro splendido litorale che si possono creare occasioni di buon lavoro.”
Se non fosse sufficiente l'aspetto fondamentale del rischio, all’interno del progetto, è lampante anche la totale assenza di seri collegamenti di trasporto pubblico in un’area in cui si prevede la realizzazione di sole nuove strade. In pratica altri chilometri di asfalto sul litorale, al fianco di altre tonnellate di cemento nel mare. Senza considerare l’enorme impatto che la struttura avrebbe sulla generale situazione d’inquinamento in cui versano le foci dei fiumi della nostra Regione, come rilevato dalle stesse analisi della Goletta Verde nel Lazio dello scorso ottobre.
Un progetto inserito in un contesto più generale di un Piano Porti regionale mai approvato, che necessita di essere rivisto profondamente, riducendo con decisione il numero di oltre 10.000 nuovi posti barca da realizzare nei porti e approdi turistici nel Lazio. Una somma incredibile da spalmare sui 360 km di costa del Lazio, che porterebbe complessivamente il numero di posti barca a ben 17.460 (+135%, più del doppio cioè degli attuali): come se poco più che tutti gli abitanti di Mentana (Rm) avessero un posto barca a disposizione. Ben 1.100 i nuovi posti barca previsti sulle isole, 4.970 quelli sul continente e 3.970 i nuovi approdi turistici. Da ampliare per 450 posti i porti sulle isole e per 1.800 quelli sul continente, oltre agli approdi per 1.700 posti. Nuovi porti per 500 posti sulle isole, 3.700 sul continente oltre a 2.750 nuovi approdi.
“Ma quale porto ecocompatibile, il porto di Fiumicino è un'opera che cementificherebbe una splendida area, aumentando il rischio idrogeologico della Capitale stessa, come abbiamo capito bene negli ultimi due autunni, quando guardavamo tutti con preoccupazione alla possibilità di fuoriuscita delle acque dalla foce per evitare l'esondazione -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio–. Un nuovo porto situato a soli 200 metri dal porto di Roma ad Ostia, che già dispone di 794 posti ormeggio, dagli 8 ai 53 metri. Va comunque affrontato in modo più generale il piano porti, che rappresenterebbe  una nuova assurda cementificazione. Un impatto ambientale che va assolutamente sventato anche per il futuro, non solo a causa del cemento, ma anche per il rischio che rappresenterebbe per l’apporto di sabbia alle spiagge.”
Roma, 4 Febbraio 2010
Ufficio Stampa
Legambiente Lazio ONLUS
 

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