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Pedalata amatoriale per protestare contro la realizzazione di un circuito di formula 1 all’Eur e per rilanciare l’idea di una mobilità leggera, sostenibile, ecologica e accessibile a tutti. Roma, 20 Marzo 2010.

 
"La verità sull'imprigionamento in Giappone del capitano Bethune di Sea Shepherd"

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La finestra delle iniziative locali n° 10/2010

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Amnesty chiede al governo della Romania di cessare gli sgomberi forzati delle famiglie rom PDF Stampa E-mail
Scritto da Amnesty International   
Martedì 26 Gennaio 2010 18:09

Amnesty International ha diffuso oggi un rapporto sulla Romania, intitolato ‘Trattati come rifiuti.

La distruzione delle case delle
famiglie rom e i rischi per la loro salute in Romania’ e ha chiesto alle
autorita’ di Bucarest di porre fine agli sgomberi forzati dei rom e
trasferire immediatamente i nuclei familiari che vivono da anni in
condizioni di pericolo, nei pressi di discariche, impianti per il
trattamento di liquami o aree industriali nelle periferie urbane.

‘In tutto il paese le famiglie rom vengono sgomberate contro la loro
volonta’. Con uno sgombero, non perdono solo la casa, ma anche i loro
beni, le relazioni sociali, l’accesso al lavoro e ai servizi pubblici’ –
ha dichiarato Halya Gowan, direttrice del Programma Europa e Asia Centrale
di Amnesty International. ‘Questa politica di sgomberi forzati, senza
adeguata consultazione, notifica e individuazione di una sistemazione
alternativa, perpetua la segregazione su base etnica in Romania e viola
gli obblighi internazionali del paese’.

Per mettere in evidenza le terribili condizioni di vita dei rom in
Romania, il rapporto di Amnesty International descrive uno dei piu’
drammatici sgomberi di massa avvenuti negli ultimi anni: quello eseguito
nel 2004 in un palazzo nel centro di Miercurea Ciuc, capoluogo del
distretto di Harghita, ai danni di 100 rom, tra cui nuclei familiari con
bambini piccoli.

La maggior parte dei rom sgomberati fu trasferita in casupole di metallo,
intese come provvisorie, nei pressi di un impianto di trattamento i
liquami. Alcuni decisero di spostarsi vicino a una discarica.

Erzse’bet, che vive tuttora nei pressi dell’impianto insieme al marito e a
nove figli, ha descritto ad Amnesty International com’e’ la vita in una
casupola di metallo: ‘E’ stretta, quando ci mettiamo tutti a dormire non
c’entriamo. Non possiamo fare un bagno, non possiamo lavarci. E’ troppo
piccola. Non vogliamo che le ragazze piu’ grandi facciano il bagno davanti
al loro padre’.

Le casupole di metallo e le baracche si trovano all’interno della zona di
protezione di 300 metri, che secondo la legge deve separare le abitazioni
da materiali potenzialmente tossici. La mancata tutela del diritto alla
salute di queste persone e’ un’altra violazione degli obblighi nazionali e
internazionali della Romania.

Questo e’ il racconto di Ilana: ‘Le case sono piene di quella puzza. La
notte i bambini si coprono la faccia coi cuscini. Quando sentiamo quella
puzza non vogliamo mangiare. Un figlio e’ morto a quattro mesi, non voglio
perdere gli altri bambini’.

‘L’incubo, per questi rom, dura da sei anni. Ora le autorita’ locali
devono dare loro un’abitazione adeguata, situata nei pressi di servizi e
infrastrutture, in un luogo sicuro e salubre’ – ha affermato Gowan. ‘Le
autorita’ di Miercurea Ciuc devono dare l’esempio: gli sgomberi forzati
devono finire e il diritto all’alloggio dev’essere rispettato’.

Amnesty International sollecita il governo della Romania a modificare la
legislazione in materia di alloggio, incorporandovi gli standard
internazionali sui diritti umani.

Ulteriori informazioni
In Romania vivono quasi 2,2 milioni di rom, circa il 10 per cento della
popolazione del paese. A causa della massiccia discriminazione, sia da
parte delle autorita’ che dell’opinione pubblica, il 75 per cento dei rom
vive in poverta’, a fronte del 24 per cento dei romeni e del 20 per cento
degli ungheresi, la piu’ grande minoranza del paese. Le condizioni di vita
e i livelli di salute fisica sono tra i peggiori del paese.

Sebbene alcuni rom vivano in strutture permanenti con titolo di
proprieta’, molti altri insediamenti, anche se esistenti da tempo, sono
considerati dal governo ‘temporanei’ e non sono riconosciuti
ufficialmente. I loro residenti non hanno alcun titolo di proprieta’ e
questo aumenta il rischio di sgomberi.

Gli sgomberi forzati violano gli standard europei e internazionali, come
il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e la
Convenzione europea sui diritti umani, secondo i quali ogni persona ha
diritto a un livello minimo di sicurezza nella titolarita’ del possesso,
che possa garantire protezione legale contro gli sgomberi forzati, le
persecuzioni e altre minacce.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 26 gennaio 2009

 

 

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