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Egitto, Amnesty: la parte più povera della popolazione rischia di rimanere sepolta viva in casa PDF Stampa E-mail
Diritti Umani - Comunicati Stampa
Scritto da Amnesty International   
Martedì 17 Novembre 2009 18:00

Amnesty International ha sollecitato le autorita’ egiziane a prendere misure immediate per proteggere gli abitanti piu’ poveri del Cairo, che vivono nelle cosiddette ‘zone insicure’ della capitale sotto la minaccia costante di frane e altri pericoli.

‘Migliaia di persone vivono in una trappola fatta di poverta’ e diniego
che potrebbe costare loro la vita’ – ha dichiarato Malcolm Smart,
direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty
International, presentando oggi il rapporto ‘Sepolti vivi. Intrappolati da
poverta’ e diniego negli insediamenti abitativi precari del Cairo’.
Secondo Smart, ‘il governo deve affrontare urgentemente la situazione di
rischio delle persone che vivono nelle cosiddette ‘zone insicure’ e
trovare soluzioni in consultazione con gli interessati’.

Il rapporto di Amnesty International stigmatizza il comportamento delle
autorita’ egiziane per non aver saputo proteggere i residenti di
Al-Duwayqa, un insediamento abitativo precario della zona di Manshiyet
Nasser, nella parte orientale del Cairo, colpito da una frana rovinosa il
6 settembre 2008.

Amnesty International chiede al governo di intervenire per scongiurare
pericoli alla vita nelle 26 ‘zone insicure’ della Grande Cairo e tutelare
il diritto dei residenti alla salute e a un alloggio adeguato. Lo scorso
anno, sebbene il rischio di frane fosse ben noto, il governo non evacuo’
la popolazione di Al-Duwayqa. Il bilancio ufficiale fu di 107 morti e 58
feriti, ma i sopravvissuti parlano di un esito ancora piu’ drammatico in
quanto molte persone risultano ancora oggi disperse.

L’inchiesta ufficiale sulla frana non ha ancora prodotto alcuna
conclusione. Amnesty International chiede al governo di indagare sui
motivi per cui la tragedia di Al-Duwayqa non fu evitata e di fare tutto il
necessario perche’ non vi sia piu’ un’altra Al-Duwayqa.

‘Senza voce in capitolo e largamente ignorati dal potere, molti abitanti
di Al-Duwayqa e di altre ‘zone insicure’ continuano a vivere lungo colline
friabili o accanto a cavi dell’alta tensione perche’ non hanno un altro
posto dove andare’ – ha sottolineato Smart.

‘Il governo deve dare il via a un programma d’azione per affrontare la
situazione di rischio in cui vivono gli abitanti delle ‘zone insicure’ e
per rafforzare i loro diritti alla vita, alla salute e a un alloggio
adeguato. Deve farlo attraverso la partecipazione attiva delle comunita’
interessate e prevedendo la necessita’ di alloggi alternativi temporanei o
permanenti per le persone che vivono in aree a rischio’ – ha proseguito
Smart.

Dopo la frana di Al-Duwayqa, le autorita’ egiziane si sono attivate
rapidamente per individuare altre zone pericolose nei dintorni. Hanno
proceduto alla demolizione di oltre un migliaio di abitazioni e, nel giro
di un mese, hanno fornito un nuovo alloggio a oltre 1750 famiglie, senza
tuttavia concedere il possesso legale e lasciandole dunque a rischio di
futuri sgomberi.

Altre famiglie sono rimaste senza casa e, nell’assegnazione degli alloggi,
le donne divorziate o separate dai mariti sono state discriminate. Alcune
famiglie sono state sgomberate a forza, oltre che da Al-Duwayqa, anche da
Establ Antar, un insediamento abitativo precario nella parte meridionale
del Cairo. Nella gran parte dei casi, gli sgomberi sono stati eseguiti in
violazione delle procedure di protezione previste dal diritto
internazionale, spesso con poco preavviso e con l’appoggio delle forze di
sicurezza.

Le famiglie di Establ Antar sono state trasferite in una zona remota di
Citta’ 6 Ottobre, a ovest di Giza, a grande distanza dai luoghi di lavoro
e senza un titolo di possesso sugli alloggi.

‘Gli abitanti ci hanno raccontato di una vita fatta di privazione,
diniego, insicurezza e minaccia costante di sgombero forzato. Lo stato
deve garantire il loro diritto a un alloggio adeguato e porre fine agli
sgomberi forzati’ – ha commentato Smart.

Ventisei aree della Grande Cairo sono state identificate come ‘insicure’
nel progetto per lo sviluppo del Cairo entro il 2050 ma, a quanto risulta,
la consultazione con le comunita’ interessate e’ stata scarsa se non
addirittura assente. Gli abitanti delle ‘zone insicure’ si trovano di
fronte a una duplice minaccia: la mancanza di sicurezza e lo sgombero
forzato.

‘Quello di Al-Duwayqa fu un disastro annunciato. Lo si sapeva benissimo.
Molto avrebbe potuto e avrebbe dovuto essere fatto per scongiurarlo ed
evitare la perdita di vite umane’ – ha accusato Smart. ‘Le autorita’
egiziane hanno il dovere, nei confronti tanto delle vittime e dei
sopravvissuti di Al-Duwayqa quanto di tutti coloro che si trovano in una
situazione di rischio, di garantire che una tragedia del genere non si
verifichera’ piu’. I poveri del Cairo non devono mai piu’ convivere con la
minaccia di essere sepolti vivi’.

Ulteriori informazioni
Oltre un miliardo di persone nel mondo vivono in insediamenti abitativi
precari e il loro numero e’ in aumento. Nell’ambito della sua campagna
globale ‘Io pretendo dignita’’, lanciata nel maggio di quest’anno, Amnesty
International chiede ai governi di rispettare il diritto a un alloggio
adeguato.

La campagna ‘Io pretendo dignita’’ vuole porre fine alle violazioni dei
diritti umani che creano e acuiscono la poverta’. Il diritto a un alloggio
adeguato e’ un tema-chiave della campagna, che mobilitera’ persone di ogni
parte del mondo per pretendere che i governi, le aziende e altri in
posizione di potere ascoltino la voce di coloro che vivono in poverta’ e
rispettino i loro diritti.

Circa la meta’ dei 13,5 milioni di abitanti della Grande Cairo vive in
insediamenti precari costruiti nel deserto o su terreni agricoli.
Manshiyet Nasser e’ uno dei piu’ grandi di tutto l’Egitto. Si sviluppa
principalmente sui pendii della collina del Muqattam, nella zona orientale
del Cairo, terreno desertico posseduto dallo stato in cui le autorita’
locali possono ordinare sgomberi in via amministrativa. A Manshiyet Nasser
vive un milione di persone. Gli abitanti lavorano per lo piu’
nell’economia informale, come artigiani, venditori al dettaglio, operai
edili, cottimisti o raccoglitori di immondizia.

Uno sgombero forzato e’ il trasferimento di persone contro la loro
volonta’ dalle abitazioni o dalla terra che occupano, effettuato senza
tutele legali o altre forme di salvaguardia. Questo genere di sgomberi non
dovrebbe essere portato a termine fino a quando non siano state esplorate
possibili alternative, non siano state consultate le comunita’ interessate
e non siano state avviate adeguate procedure di protezione.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 17 novembre 2009

Il rapporto ‘Sepolti vivi. Intrappolati da poverta’ e diniego negli
insediamenti abitativi precari del Cairo’ e’ disponibile in lingua inglese
all’indirizzo: http://www.amnesty.org

 

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