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| "1 milione contro gli OGM" |
La Commissione Europea ha appena autorizzato la coltivazione di raccolti geneticamente modificati, mettendo i profitti della lobby degli OGM al di sopra delle preoccupazioni per la salute della pubblica opinione. |
| Tevere: Roma, oltre 550 ettari a rischio idrogeologico molto elevato |
Legambiente: per battere il rischio e valorizzare il bacino, a partire dall'area laziale istituire il Parco Fluviale Interregionale del Tevere, ma stop al Porto di Fiumicino. |
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| Strumenti di tortura, le aziende europee coinvolte |
Un nuovo rapporto diffuso oggi da Amnesty International e dalla Omega Research Foundation presenta prove della partecipazione di aziende europee al commercio globale in ‘strumenti di tortura’. |
| "Revocare le leggi repressive e rilasciare i prigionieri di coscienza a Cuba" |
Amnesty International ha chiesto oggi alle autorita’ cubane di revocare le leggi che limitano la liberta’ d’espressione, riunione e associazione e di rilasciare tutti i dissidenti sottoposti a una detenzione ingiusta. |
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L'opinione del Coordinamento Nazionale Nuove Antenne sulla prossima installazione dei cosiddetti "Body scanner" negli aeroporti italiani, probabilmente nocivi alla salute umana. |
| Egitto, Amnesty: la parte più povera della popolazione rischia di rimanere sepolta viva in casa |
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| Scritto da Amnesty International |
| Martedì 17 Novembre 2009 18:00 |
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Amnesty International ha sollecitato le autorita’ egiziane a prendere misure immediate per proteggere gli abitanti piu’ poveri del Cairo, che vivono nelle cosiddette ‘zone insicure’ della capitale sotto la minaccia costante di frane e altri pericoli.
‘Migliaia di persone vivono in una trappola fatta di poverta’ e diniego che potrebbe costare loro la vita’ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International, presentando oggi il rapporto ‘Sepolti vivi. Intrappolati da poverta’ e diniego negli insediamenti abitativi precari del Cairo’. Secondo Smart, ‘il governo deve affrontare urgentemente la situazione di rischio delle persone che vivono nelle cosiddette ‘zone insicure’ e trovare soluzioni in consultazione con gli interessati’. Il rapporto di Amnesty International stigmatizza il comportamento delle autorita’ egiziane per non aver saputo proteggere i residenti di Al-Duwayqa, un insediamento abitativo precario della zona di Manshiyet Nasser, nella parte orientale del Cairo, colpito da una frana rovinosa il 6 settembre 2008. Amnesty International chiede al governo di intervenire per scongiurare pericoli alla vita nelle 26 ‘zone insicure’ della Grande Cairo e tutelare il diritto dei residenti alla salute e a un alloggio adeguato. Lo scorso anno, sebbene il rischio di frane fosse ben noto, il governo non evacuo’ la popolazione di Al-Duwayqa. Il bilancio ufficiale fu di 107 morti e 58 feriti, ma i sopravvissuti parlano di un esito ancora piu’ drammatico in quanto molte persone risultano ancora oggi disperse. L’inchiesta ufficiale sulla frana non ha ancora prodotto alcuna conclusione. Amnesty International chiede al governo di indagare sui motivi per cui la tragedia di Al-Duwayqa non fu evitata e di fare tutto il necessario perche’ non vi sia piu’ un’altra Al-Duwayqa. ‘Senza voce in capitolo e largamente ignorati dal potere, molti abitanti di Al-Duwayqa e di altre ‘zone insicure’ continuano a vivere lungo colline friabili o accanto a cavi dell’alta tensione perche’ non hanno un altro posto dove andare’ – ha sottolineato Smart. ‘Il governo deve dare il via a un programma d’azione per affrontare la situazione di rischio in cui vivono gli abitanti delle ‘zone insicure’ e per rafforzare i loro diritti alla vita, alla salute e a un alloggio adeguato. Deve farlo attraverso la partecipazione attiva delle comunita’ interessate e prevedendo la necessita’ di alloggi alternativi temporanei o permanenti per le persone che vivono in aree a rischio’ – ha proseguito Smart. Dopo la frana di Al-Duwayqa, le autorita’ egiziane si sono attivate rapidamente per individuare altre zone pericolose nei dintorni. Hanno proceduto alla demolizione di oltre un migliaio di abitazioni e, nel giro di un mese, hanno fornito un nuovo alloggio a oltre 1750 famiglie, senza tuttavia concedere il possesso legale e lasciandole dunque a rischio di futuri sgomberi. Altre famiglie sono rimaste senza casa e, nell’assegnazione degli alloggi, le donne divorziate o separate dai mariti sono state discriminate. Alcune famiglie sono state sgomberate a forza, oltre che da Al-Duwayqa, anche da Establ Antar, un insediamento abitativo precario nella parte meridionale del Cairo. Nella gran parte dei casi, gli sgomberi sono stati eseguiti in violazione delle procedure di protezione previste dal diritto internazionale, spesso con poco preavviso e con l’appoggio delle forze di sicurezza. Le famiglie di Establ Antar sono state trasferite in una zona remota di Citta’ 6 Ottobre, a ovest di Giza, a grande distanza dai luoghi di lavoro e senza un titolo di possesso sugli alloggi. ‘Gli abitanti ci hanno raccontato di una vita fatta di privazione, diniego, insicurezza e minaccia costante di sgombero forzato. Lo stato deve garantire il loro diritto a un alloggio adeguato e porre fine agli sgomberi forzati’ – ha commentato Smart. Ventisei aree della Grande Cairo sono state identificate come ‘insicure’ nel progetto per lo sviluppo del Cairo entro il 2050 ma, a quanto risulta, la consultazione con le comunita’ interessate e’ stata scarsa se non addirittura assente. Gli abitanti delle ‘zone insicure’ si trovano di fronte a una duplice minaccia: la mancanza di sicurezza e lo sgombero forzato. ‘Quello di Al-Duwayqa fu un disastro annunciato. Lo si sapeva benissimo. Molto avrebbe potuto e avrebbe dovuto essere fatto per scongiurarlo ed evitare la perdita di vite umane’ – ha accusato Smart. ‘Le autorita’ egiziane hanno il dovere, nei confronti tanto delle vittime e dei sopravvissuti di Al-Duwayqa quanto di tutti coloro che si trovano in una situazione di rischio, di garantire che una tragedia del genere non si verifichera’ piu’. I poveri del Cairo non devono mai piu’ convivere con la minaccia di essere sepolti vivi’. Ulteriori informazioni Oltre un miliardo di persone nel mondo vivono in insediamenti abitativi precari e il loro numero e’ in aumento. Nell’ambito della sua campagna globale ‘Io pretendo dignita’’, lanciata nel maggio di quest’anno, Amnesty International chiede ai governi di rispettare il diritto a un alloggio adeguato. La campagna ‘Io pretendo dignita’’ vuole porre fine alle violazioni dei diritti umani che creano e acuiscono la poverta’. Il diritto a un alloggio adeguato e’ un tema-chiave della campagna, che mobilitera’ persone di ogni parte del mondo per pretendere che i governi, le aziende e altri in posizione di potere ascoltino la voce di coloro che vivono in poverta’ e rispettino i loro diritti. Circa la meta’ dei 13,5 milioni di abitanti della Grande Cairo vive in insediamenti precari costruiti nel deserto o su terreni agricoli. Manshiyet Nasser e’ uno dei piu’ grandi di tutto l’Egitto. Si sviluppa principalmente sui pendii della collina del Muqattam, nella zona orientale del Cairo, terreno desertico posseduto dallo stato in cui le autorita’ locali possono ordinare sgomberi in via amministrativa. A Manshiyet Nasser vive un milione di persone. Gli abitanti lavorano per lo piu’ nell’economia informale, come artigiani, venditori al dettaglio, operai edili, cottimisti o raccoglitori di immondizia. Uno sgombero forzato e’ il trasferimento di persone contro la loro volonta’ dalle abitazioni o dalla terra che occupano, effettuato senza tutele legali o altre forme di salvaguardia. Questo genere di sgomberi non dovrebbe essere portato a termine fino a quando non siano state esplorate possibili alternative, non siano state consultate le comunita’ interessate e non siano state avviate adeguate procedure di protezione. FINE DEL COMUNICATO Roma, 17 novembre 2009 Il rapporto ‘Sepolti vivi. Intrappolati da poverta’ e diniego negli insediamenti abitativi precari del Cairo’ e’ disponibile in lingua inglese all’indirizzo: http://www.amnesty.org |
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