Popoli liberi e sovrani

Le Monde Diplomatique parla a M5S-Lega: un governo contro asservimento nazionale

Scritto da carc.it.

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Le Monde Diplomatique parla a M5S-Lega: simula lo scenario di un governo che lotta contro l’asservimento nazionale (economico e politico) al sistema finanziario internazionale 

Presentazione degli articoli

 

Diffondiamo e consigliamo lo studio di questi due articoli pubblicati su Le Monde Diplomatique di luglio e di ottobre 2018: “L’investitore non vota” e “Lo scenario di un braccio di ferro con i mercati”, di Renaud Lambert e Sylvain Leder. Lo facciamo per tre principali motivi:

  1. in essi viene fatta una “denuncia informata” del funzionamento del sistema finanziario della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti e, soprattutto, dell’azione che essa svolge attraverso le sue istituzioni (FMI, BCE, l’UE, ecc.) e strumenti come “l’aumento dello spread” e il non acquisto di titoli di Stato (e in casi come il Venezuela, la Corea del Nord, Cuba, Iran e altri “Stati canaglia” con l’embargo, le sanzioni economiche, le aggressioni militari) per cercare di condizionare e indirizzare i governi dei vari paesi in modo confacente al processo di valorizzazione del capitale dei gruppi imperialisti che la compongono (in particolare dei gruppi imperialisti USA e franco-tedeschi che in essa “fanno la parte dei leoni” e che, allo stesso tempo, sono tra loro sempre più ai “ferri corti”). Lo studio degli articoli sicuramente sarà istruttivo per quanti vogliono comprendere meglio il funzionamento del sistema finanziario internazionale e l’azione svolta dalla Comunità Internazionale;
  1. il tema centrale dei due articoli è la lotta contro l’asservimento nazionale (economico e politico) al sistema finanziario della Comunità Internazionale, lotta che forse il governo M5S-Lega si appresta a sostenere. Gli autori degli articoli mostrano come esponenti della sinistra borghese, desiderosi e amanti della sovranità nazionale del proprio paese, immaginano che un governo borghese possa emanciparsi da quell’asservimento e affermare la sovranità nazionale.

A differenza di altri esponenti della sinistra borghese, gli autori degli articoli partono dal presupposto che per rompere con l’asservimento nazionale occorre un governo, che non esistono “scorciatoie” e non basta moltiplicare le lotte rivendicative, radicalizzarle ed estenderle e avere (conquistare attraverso le elezioni) in Parlamento una “sponda politica” che raccoglie e sostiene queste lotte e rivendicazioni. Ci vuole un governo autorevole e deciso ad andare fino in fondo, anche adottando misure come la nazionalizzazione di (alcune) banche e aziende capitaliste, la reintroduzione di restrizioni al libero movimento dei capitali e alla libertà d’azione delle banche (per contrastare la fuga di capitali, limitare le somme che i privati possono ritirare agli sportelli della loro banca), i prestiti forzosi presso banche e compagnie di assicurazione, le epurazioni di dirigenti della Pubblica Amministrazione, ecc. Queste e altre sono le misure che gli autori indicano nella loro “simulata” di un ipotetico governo francese in rottura con la Comunità Internazionale e protagonista di un “combattimento” a colpi di misure e contro-misure economiche e politiche;

  1. gli articoli sono utili e istruttivi però anche per gli errori di concezione del mondo (e quindi di linea politica che ne discendono) degli autori, i quali però riconoscono che nei loro ragionamenti ci sono dei limiti che non sanno come superare. Li indichiamo:
  1. a) gli autori danno per scontate cose che non lo sono e che non sono di poco conto: la lealtà delle Forze Armate e del grosso dei funzionari statali, l’opposizione solo economica e finanziaria da parte dei capitalisti (quindi che essi si attengano a leggi e alle direttive delle autorità), ecc. Il loro ragionamento, infatti, mette al centro l’aspetto nazionale e la lotta contro le forze della Comunità Internazionale esterne al paese (i gruppi imperialisti degli altri paesi), senza considerare che in ogni paese imperialista ci sono classi antagoniste e due campi contrapposti (quello delle masse popolari e quello della borghesia imperialista), che la borghesia imperialista di un paese per valorizzare il proprio capitale deve sfruttare le masse popolari e che essa è parte integrante della Comunità Internazionale. Costituisce quindi la “quinta colonna” contro cui lottare, il nemico principale contro cui combattere per spezzare realmente le catene: essa opporrà una furiosa resistenza e metterà in campo una sistematica opera di sabotaggio dell’azione del governo, ricorrendo a tutte le forze e a tutti i mezzi a sua disposizione;
  1. b) “gli autori sono ben coscienti che le loro proposte si scontrano con un paradosso: come preparare la popolazione alla lotta che il governo si appresta ad affrontare [contro la Comunità Internazionale (CI) dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, ndr] e alle fatiche che essa comporta senza provocare l’ira dei mercati e la catastrofe economica alla quale questa può condurre… prima ancora di essere arrivati al potere?”. Questa nota, presente in calce al secondo articolo, sintetizza bene un secondo limite di concezione degli autori. Essi, infatti, non concepiscono l’organizzazione delle masse popolari (innanzitutto nelle aziende capitaliste e nelle aziende pubbliche) come l’aspetto fondamentale di tutto il processo di lotta contro la Comunità Internazionale e per la sovranità nazionale, la forza principale su cui deve poggiare la lotta per l’affermazione di un governo come quello che essi indicano e, anche, per l’attuazione delle sue misure di emergenza. Il governo solo se poggia su una fitta rete di organizzazioni di azienda (aspetto principale) e territoriali può restare in piedi, contrastare sabotaggi e boicottaggi e dare continuità alla produzione e distribuzione dei beni e servizi necessari per la vita corrente. Solo se le aziende continuano a produrre e la distribuzione dei beni e servizi prosegue, il paese può continuare a funzionare: senza questa continuità parlare di sovranità nazionale è una pia illusione. 

Per approfondire la comprensione del funzionamento del sistema finanziario internazionale e l’azione svolta dalla Comunità Internazionale consigliamo lo studio dell’articolo del (n)PCI “La lezione della Grecia” (La Voce n.50). Mentre per un bilancio del governo Tspiras, per le lezioni tratte da quella esperienza e per una sintesi delle misure che deve adottare e dei mezzi di cui deve dotarsi un governo che vuol rompere con la Comunità Internazionale, consigliamo l’articolo “Risposte ad alcune lettere alla redazione” (La Voce n.49). Lo studio di questi articoli permette di approfondire quanto trattato nei due articoli de Le Monde Diplomatique che qui proponiamo, valorizzandone gli aspetti positivi e, allo stesso tempo, superando gli errori politici in essi contenuti. 

Buono studio!

 

Conoscere la realtà per trasformarla!

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Le Monde diplomatique LUGLIO/AGOSTO 2018 pag. 14 

IN ITALIA, IN TURCHIA, COME ALTROVE, I GOVERNI SI INCHINANO AL MERCATO

L’investitore non vota

È una scena già vista più volte. Un governo – sia esso progressista o reazionario – prende una decisione in contrasto con i dettami della finanza. I mercati minacciano, il potere politico rinuncia, i mass media applaudono. La crisi italiana ha dimostrato come il «cerchio della ragione» neoliberista assomigli sempre più a un cappio attorno al collo dell’elettore

RENAUD LAMBERT e SYLVAIN LEDER *

* Professore di Scienze economiche e sociali, ha partecipato alla curatela del Manuel d’économie critique de Le Monde diplomatique, 2016.

 

Gli europei lo hanno appena riscoperto: uno degli attori più influenti delle proprie democrazie è poco interessato dalle urne. Il suo nome? «Investitore». Nel mese di maggio 2018, il presidente italiano Sergio Mattarella ha, per qualche istante, gettato il proprio paese in un baratro per aver rifiutato la nomina di Paolo Savona alla carica di ministro dell’economia. Quest’ultimo aveva il sostegno dei due partiti incaricati di formare un governo, la Lega (estrema destra) e il Movimento 5Stelle («antisistema»)… ma non aveva a cuore l’Unione europea. «La nomina del ministro dell’economia costituisce sempre un messaggio immediato di fiducia o di allarme per gli operatori economici e finanziari», giustificava il capo dello Stato, nel proprio discorso del 27 maggio. L’investitore riverisce l’Unione, configurata in modo tale da ricompensarlo esponenzialmente.

Poiché il nome di Savona faceva piombare sull’Italia la minaccia della collera dei mercati, Lega e Movimento 5Stelle avrebbero riesaminato la proposta. E, in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo – precisava il commissario europeo per il bilancio, Günther Oettinger –, gli italiani sarebbero tornati alle urne, più consapevoli: «Gli sviluppi per l’economia dell’Italia potrebbero essere così drastici da diventare un possibile monito per gli elettori a non scegliere i populisti di destra e di sinistra». Non è stato necessario. Meno di una settimana dopo, la coalizione proponeva un nuovo candidato per l’incarico di ministro dell’economia, apparentemente più compatibile con il progetto europeo. Agli occhi degli investitori, l’euroscettico Savona si trovava relegato a un ruolo secondario, quello di ministro per gli affari europei...

Gli italiani avevano appena evitato il peggio o avevano ingigantito la minaccia? In altre parole: è possibile intraprendere un braccio di ferro con i mercati finanziari e vincerlo? È quanto ha recentemente tentato di fare il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, nel corso di una scaramuccia prodiga di insegnamenti. [scarica l’articolo completo in pdf]

 


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OTTOBRE 2018 Le Monde diplomatique - ed. italiana di il manifesto

SE UN GOVERNO VOLESSE DAVVERO CAMBIARE LE COSE…

Lo scenario di un braccio di ferro con i mercati

Dopo un primo articolo che analizzava il controllo della finanza sugli Stati (“L’investitore non vota”, luglio 2018), questa seconda puntata si interessa alla maniera di resistervi. Con la tecnica della simulazione, immagina una crisi profonda che porta una popolazione a impegnarsi nella lotta, per poi proporre una strategia che apre a prospettive di emancipazione, senza tuttavia ignorarne i costi.

RENAUD LAMBERT e SYLVAIN LEDER *

* Professore di scienze economiche e sociali (Ses), ha partecipato al coordinamento del Manuel d’économie critique de Le Monde diplomatique, 2016.

 

Nel dicembre 1997, l’allora direttore de Le Monde diplomatique Ignacio Ramonet lanciava l’appello a “disarmare i mercati”. A distanza di quasi ventuno anni, l’antagonismo tra finanza e sovranità popolare non è scomparso, come testimoniano le recenti convulsioni italiane, turche e argentine (1). Al di là delle proposte formulate nel 1997, rimane aperta una questione: come andare avanti? Se si sceglie di non rispondere, ci si espone a due minacce: la sindrome di Edipo e lo spettro di Medusa.

Nella mitologia greca, Edipo incarna un’illusione: quella di poter sfuggire al proprio destino. Quando la Pizia gli annuncia che ucciderà suo padre e sposerà sua madre, l’eroe fugge da Corinto, accelerando in tal modo l’avverarsi della profezia. Da tempo gli economisti di sinistra avvertivano: quando e se il loro campo politico fosse arrivato al potere e avesse preteso di attuare il proprio programma, la “dittatura dei mercati” lo avrebbe messo meccanicamente di fronte alla necessità di uno scontro. Tentare di ignorare questa realtà o spostare la riflessione sulle sue conseguenze – per non allarmare i mercati, per esempio – è l’equivalente contemporaneo della fuga edipica. Accelera la tragedia, come ha evidenziato, nel 2015, l’improvvisa capitolazione della formazione greca Syriza.

C’è un secondo scoglio, simboleggiato da un altro personaggio della mitologia greca: Medusa, che pietrificava chiunque avesse l’audacia di incrociarne lo sguardo. Diverse organizzazioni politiche e associazioni dispiegano preziose analisi per descrivere la Gorgone finanziaria. Ma al momento di immaginare un metodo per sconfiggerla, tutti sembrano colti da imbarazzo. Un recente saggio dell’Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l’azione cittadina (Attac) intitolato Dix ans après la crise, prenons le contrôle de la finance (Dieci anni dopo la crisi, assumiamo il controllo della finanza, Les liens qui libèrent, 2018), che si presenta come un “libro per l’azione”, spiega nei dettagli come la finanza abbia preso in ostaggio il mondo al momento del crollo dei mercati, nel 2008. Ma quando si arriva alla parte dedicata alle azioni da intraprendere per scardinare il sistema, gli autori lasciano cadere lo scalpello per far posto a una sorta di polvere di stelle: “Sogniamo un po’”, propongono, prima di tratteggiare la loro “utopia rea-listica”… in forma passiva: “Il peso degli investitori istituzionali viene ridotto”, “gli hedge funds sono vietati”, “la strategia di breve termine dei mercati finanziari viene abbandonata ”, “viene attuata una ristrutturazione dei debiti nel quadro di una conferenza internazionale sul debito”. Medusa minaccia; Medusa è morta. Chi l’ha uccisa e come? Al lettore non è dato saperlo.

E se Edipo non fuggisse? Se la sinistra osasse fissare il proprio sguardo in quello dell’avversario? Ci si potrebbe rivolgere alla storia per meditare su vittorie ottenute, in passato, contro i mercati; ce ne sono state. Ma il passato, pur fornendo ragioni di speranza, non dà ricette adatte allo stato attuale dei rapporti di forza. Gli investitori sembrano aver moltiplicato per dieci la propria capacità di nuocere a ogni crisi che hanno provocato. E questo, a proposito dei successi di ieri, suscita la domanda: ciò che è stato possibile, continua a esserlo? [scarica l’articolo completo in pdf]
 

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
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