Se è vero che la storia si presenta prima come tragedia e poi come farsa, la definizione si adatta abbastanza bene alla vicenda delle primarie PD. Difatti rispetto alle edizioni precedenti la somma dei votanti alle primarie del PD si è di fatto dimezzata dimostrando che Renzi ha cessato da tempo di avere il vento in poppa.

 

 

Il Renzi dimezzato

 



Se è vero che la storia si presenta prima come tragedia e poi come farsa, la definizione si adatta abbastanza bene alla vicenda delle primarie PD. Difatti rispetto alle edizioni precedenti la somma dei votanti alle primarie del PD si è di fatto dimezzata dimostrando che Renzi ha cessato da tempo di avere il vento in poppa. Ciò produce una serie di effetti che non stabilizzano affatto la situazione e lasciano prevedere l'allargarsi di una palude dove Renzi rischia di annegare.

Partiamo dai numeri. Si parla di circa 1.800.000 votanti. In termini assoluti questo dà il senso di una sostanziosa partecipazione, ma approfondendo l'analisi si deve necessariamente ammettere non solo la disparità rispetto ai precedenti, ma anche e soprattutto che il dato va valutato in ragione del ruolo che Renzi gioca da tempo nella situazione italiana. Il personaggio, è bene ricordarlo, è sceso in pista col progetto di rottamare i vecchi meccanismi della politica e rappresentare un decisionismo di stile berlusconiano aggiornato che imprimesse una nuova dinamica sulle questioni che più stanno a cuore agli interessi del padronato e della finanza. Ciò significa che il 4 dicembre scorso Renzi ha sì subito una pesantissima sconfitta, ma gli interessi che gli ruotano attorno sono rimasti in piedi e giustificano l'apporto di voti alle primarie. Un Renzi dimezzato è pur sempre un'arma per le prossime battaglie e che così stiano le cose è dimostrato dalla tattica messa in campo dal segretario trombato dall'elettorato. L'uomo di Rignano si dimette subito dopo la sconfitta elettorale, ma prepara i suoi accoliti per una rivincita 'democratica' che gli consegna di nuovo il partito. Tutto questo però cozza contro altri dati di fatto che non garantiscono affatto la rivincita.

Intanto bisogna considerare che il 30% dei voti alle primarie è andato alle due liste di opposizione. Anche se i loro leader non brillano per coerenza, in realtà svolgono il ruolo di franchi tiratori che usciranno prima o poi allo scoperto. Orlando per conto dei suoi ispiratori istituzionali che non ritengono Renzi all'altezza ed Emiliano perchè lo aspetta al varco delle nuove manovre politiche verso Berlusconi. Ambedue gli oppositori hanno dichiarato infatti che in caso di elezioni, che comunque al più tardi si terranno all'inizio del 2018, la prospettiva deve essere di centro sinistra. Come potrà Renzi superare l'ostacolo? L'uomo è furbo, ma i suoi giochi sono scoperti. Per quanto si nasconda rimane sempre un uomo di destra.

La questione però non è solo interna al PD, la crisi del renzismo sta nella sua credibilità. Molti di quelli che lo ritenevano un nuovo uomo della provvidenza si sono accorti che ci si trova di fronte a un ciarlatano che non ha nessuna vera strategia per affrontare i nodi della situazione e che l'unica cosa che sa fare è quella di prendere ordini dai padroni interni e internazionali cercando di vendere la merce con la carta colorata che dovrebbe attrarre i compratori.

Il Renzi dimezzato continuerà a produrre danni e bisognerà fare attenzione, ma sul piano strategico è una tigre di carta. Per questo continuerà a far crescere la rabbia intorno a sè e alle sue manovre e per questo bisognerà spazzare via lui e la sua armata brancaleone di servi, incapaci e imbroglioni. Prepariamo la nuova ondata che deve travolgerli.

Aginform
6 maggio 2017

Joomla templates by a4joomla