Il pianeta sta collassando sotto il peso dei nostri eccessi, la conferma ci viene dall’overshootday, letteralmente “il giorno del sorpasso”, l’indicatore che ci segnala il giorno dell’anno in cui entriamo in deficit sul piano delle risorse. Una tendenza che si aggrava di anno in anno. Quest’anno, al 2 di agosto.

 

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Liberarsi dal lavoro, liberarsi dall’oppressione, organizzare altre economie non capitaliste, dove libertà individuale e relazioni sociali egualitarie (di eguali nella diversità) possano esprimersi. E mentre lottiamo contro l’oppressione vecchia e nuova, esistente nelle relazioni sociali, per costruire un mondo che risponda ai bisogni umani, Comune ci mette in collegamento, ci tiene informati su cosa si muove nel mondo, ci aiuta a condividere nuove analisi e nuovi immaginari, e questo è essenziale per ribaltare l’ingiustizia, che è il principio universale delle società in cui viviamo.

NON ABBIAMO UN PIANETA DI SCORTA   
Il pianeta sta collassando sotto il peso dei nostri eccessi, la conferma ci viene dall’overshootday, letteralmente “il giorno del sorpasso”, l’indicatore che ci segnala il giorno dell’anno in cui entriamo in deficit sul piano delle risorse. Una tendenza che si aggrava di anno in anno, considerato che da quando abbiamo cominciato a monitorare il fenomeno non facciamo altro che arretrare fino ad essere arrivati, quest’anno, al 2 di agosto. Il dramma della situazione è che abbiamo messo il pianeta a soqquadro non per garantire la dignità di tutti, ma lo spreco di pochi. Secondo l'indicatore dell'impronta ecologica , ogni individuo ha a propria dispo sizione 1,7 ettari di terra fertile. Questa è l’impronta che nessuno dovrebbe oltrepassare, per rimanere in equilibrio con la natura. In realtà solo il 3% della popolazione mondiale si mantiene su questa linea, mentre il 54% è al di sopra e il 43% al di sotto.(Francesco Gesualdi)

 E COME MEZZO DI DISSUASIONE, LA MORTE
Dedicato a chi resta in città. Provate a leggere questa storia, e fate conto di essere sotto l’ombrellone a fare cruciverba, rebus ma soprattutto il gioco delle differenze. Pronti? La parola chiave è “dissuasione” e le due scene si svolgono tra i flutti del Mediterraneo e nell'arido deserto alla frontiera tra Usa e Messico. Nel sonnolento villaggio di Arivaca, 700 abitanti, non succedeva mai niente. Adesso, magari c’entra qualcosa Trump, è diventato un campo di addestramento per imponenti dimostrazioni di forza degli Stati Uniti: posti di blocco, elicotteri, camionette e fuoristrada pieni zeppi di uomini armati fino ai denti. Il problema è che quelli di Arivaca, attraverso Ong come No Más Muertes oppure nelle loro case, insistono a voler assistere i migranti che attraversano il deserto della Sonora. Offrono alimenti, acqua, primo soccorso e un luogo dove poter riposare. Sanno bene che questo fa la differenza tra la vita e la morte in queste zone assolate dell’Arizona, a 18 km dal confine col Messico, dove resti umani si trovano ogni tre giorni. Non garantire la sopravvivenza è invece parte della strategia migratoria Usa da diversi anni; il governo la definisce “prevenzione per mezzo della dissuasione”. Lisa Jacobson e altri volontari da questo lato del confine, la chiamano invece “dissuasione per mezzo della morte”. (Laura Carlsen )
 

L'EUROPA HA BISOGNO DI QUEI MIGRANTI 
Scrive Guido Viale : " L’Europa ha bisogno dei migranti e per “integrarli” deve innanzitutto offrire a loro e, insieme, ai 25 milioni di disoccupati creati con la crisi, un lavoro. Per mettere tutte quelle persone al lavoro ci vuole un grande piano di investimenti diffusi. Quel piano è la conversione ecologica, come prescritto dagli impegni presi al vertice di Parigi. Ma è un piano che non può riguardare solo l’Europa: deve coinvolgere anche i paesi di origine dei nuovi arrivati: non si tratta di “aiutarli a casa loro”, bensì di aiutarli qui in Europa (che non è “casa nostra”) ad aver voce e a rendersi parte attiva della pacificazione dei loro paesi in guerra; e, quando potranno tornarvi (e molti non aspettano altro), della loro ricostruzione, del loro risanamento ambientale e sociale, della loro conversione ecologica, con progetti e interventi analoghi a quelli da sviluppare qui."( Guido Viale )
 

IL GOVERNO IDENTITARIO
È già fallita Defend Europe, la missione promossa dalla Generazione Identitaria dell’estrema destra europea per ostacolare il salvataggio dei migranti di fronte alle coste libiche. Non solo perché le proteste degli antirazzisti, da Catania a Tunisi, stanno rispondendo in modo adeguato a quel disegno criminale ma perché il governo italiano li ha preceduti, con ben altro spiegamento di forze, nello svolgimento di quella stessa funzione. Certo, per fregiarsi definitivamente del prestigioso primato europeo nell’abbandono di migliaia di persone nelle acque del Mediterraneo centrale – per non parlare dei migranti condannati per anni alle torture nei lager libici – c’è ancora da sbaragliare la temibile concorrenza di Macron. Ma il giovane avventuriero francese non ha né l’esperienza sul campo, né la fantasia per inventare un dispositivo letale come il Codice di Condotta Minniti (Fulvio Vassallo Paleologo )
 

QUEL CHE RACCONTA LA CRISI IDRICA 
Erano gli ultimi anni del secolo scorso, quando in Italia i grandi sostenitori dell’inarrestabile processo di privatizzazione dell’acqua pubblica hanno cambiato marcia. La propaganda mediatica sventolava le grandi opportunità che l’apporto di capitali freschi e inumiditi avrebbe consentito di aprire alle vecchie gestioni obsolete. Avremmo finalmente avuto servizi efficienti, reti messe a punto e modernizzate, impianti di depurazione, fine degli sprechi. Il mercato e la sana competizione avrebbero garantito tariffe accessibili per tutti e l’ambiente avrebbe beneficiato del risparmio reso possibile da una gestione non più abbandonata alle incurie e al menefreghismo. Non è andata esattamente così. Una v entina d’anni dopo, le tariffe sono aumentate, insieme agli sprechi e alle perdite generate da una manutenzione degli impianti che non ha nulla di meglio di quella precedente. Che qualcuno, magari mosso da un più che comprensibile furore anti-ideologico, non l’abbia raccontata giusta? E cosa potremmo fare ora per riparare? Intanto non farselo suggerire dalle quattro “sorelle” dell’acqua”, quotate in borsa, che in 4 anni hanno distribuito oltre 2 miliardi di euro di dividendi ai soci. Però non potremo nemmeno limitarci a chiudere i rubinetti, dicono i movimenti che avevano promosso un referendum che a molti autorevoli esperti dev’essere parso un gioco di simulazione (Forum movimenti per l’acqua)
 

DUE STRADE PER I CONSUMI RESPONSABILI
Il dibattito sulle pratiche dell’economia collaborativa e sulla definizione stessa di cooperativismo di piattaforma, si sta diffondendo nelle esperienze di consumo responsabile .Una recente ricerca fatta sui gruppi e le cooperative di consumo agroalimentare a Barcellona, analizza due casi alternativi di piccola distribuzione organizzata : quella delle cooperative di consumo (tipo gas) e la piattaforma dell’Alveare che dice sì. (EspeltPeña-López e Vega )

IL CETA RIMANDATO A SETTEMBRE 
Fermata, almeno fino all'autunno, la corsa del Ceta, l’accordo di liberalizzazione commerciale tra Europa e Canada, verso la ratifica al Senato. Uno stop un po’ imprevisto ma grazie alla grande mobilitazione messa in campo con migliaia di mail, articoli, incontri pubblici e più discreti, oggi perfino tra le forze politiche che meno di un mese fa hanno sostenuto il primo via libera in Commissione Affari Esteri ci sono più persone che vogliono guardare tra le pieghe del trattato-truffa, senza cedere ai diktat dei rispettivi vertici  ( Monica Di Sisto )

I COMPLICI EUROPEI DEL GLIFOSATO
In un nuovo rapporto pubblicato da Global 2000: “Glifosato: violazione sistematica delle regole da parte delle autorità“, il tossicologo tedesco Peter Clausing espone le 5 ragioni principali per le quali le autorità dell’Unione europea avrebbero trascurato e/o ignorato prove evidenti dell’effetto cancerogeno del glifosato sugli animali e come sistematicamente avrebbero violato le direttive e le raccomandazioni delle stesse OCSE (Organizzazionedi cooperazione e sviluppo economico) ed ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche), che in realtà dovrebbero guidare il loro lavoro. L'ennesima conferma che l’intero impianto internazionale della regolamentazione dei pesticidi è palesemente inadeguato di f ronte ai dati che vengono costantemente riportati da studi scientifici ed epidemiologici indipendenti e ci rammenta quanto sia necessario osservare, individuare e denunciare i conflitti di interesse e le interferenze dovute ad attività di lobbying da parte delle aziende produttrici nei confronti di enti ed istituzioni. (Ruchi Shroff)
 

LULA. FINE DEL SOGNO D'INDIPENDENZA 
Dietro la condanna a oltre nove anni di carcere per corruzione dell’ex operaio presidente, Lula da Silva, si muovono enormi scontri geopolitici ma c’è, soprattutto, la fine, assai poco dignitosa, del lungo sogno di fare del Brasile una grande potenza mondiale indipendente. Quel sogno non affonda solo nel fango della corruzione che accomuna, umiliandolo, il destino di Lula a quello dell’attuale presidente Michel Temer, un farabutto scelto proprio dal partito di Lula per la rovinosa alleanza di governo con Dilma Roussef, prima del “tradimento” che l’avrebbe costretta alle dimissioni. No, quel sogno s’infrange nella lotta, senza esclusione di colpi, che si combatte per l’egemonia in Sudame rica tra gli Stati Uniti e la Cina. Due contendenti che oggi calpestano agevolmente, uno con la forza militare, l’altra con quella dell’economia, l’illusione brasiliana di poter affermare la propria potenza continentale sfidando la Casa Bianca e alleandosi con gli interessi del capitale nazionale e internazionale e con apparati dello Stato (in primis quelli militari) lasciati marcire per decenni dopo la fine della dittatura. Diversi esponenti dei movimenti sociali brasiliani sostengono ancora che solo l’improbabile ricandidatura di Lula potrebbe consentire al paese di uscire dalla palude in cui è immerso. La domanda se lo farebbe riconsiderando criticamente l’arroganza di potere che l’ha spinto a credere di poter cambiare il corpo gigantesco del Brasile senza nemmeno provare a trasformarne profondamente gli organi vitali resta sospesa nell'aria (Raúl Zibechi )
 

LE SCARPE DI PETER E QUELLE DI MACRON 
Le scarpe di Peter hanno camminato per anni ma adesso le mette in vendita sulle strade di Niamey, Niger. Pensa di ricavarne qualche soldo per sfamare la famiglia, almeno per un paio di giorni. Un altro continuerà il suo cammino con quelle vecchie scarpe migranti che si sono avventurate nell’Africa Occidentale finchè era riconosciuta la libertà, per le scarpe, di muoversi dove meglio credevano. Scarpe comuni da esodo improvvisato nella polvere di sabbia. Macron ha un paio di scarpe Weston, modello Richelieu. Esprimono stile, finezza, conforto e robustezza. Tutto ciò che serve a un Presidente che passa con disinvoltura dai Campi Elisi alla torre Eiffel. Le scarpe sanno raccontare molte storie e molti punti di vista su come va il mondo (Mauro Armanino)

VOGLIONO CHE A GAZA DIVENTIAMO DELL'ISIS
Perché la gente di Gaza è costretta a vivere sotto un assedio che l’Onu considera “un incredibile, inumano e ingiusto processo di strangolamento graduale di due milioni di civili”? Perché viene privata non solo della libertà di movimento ma anche di quella di depurare l’acqua da bere, di conservare la carne e tutto il cibo più di un giorno, di operare negli ospedali, di assistere chi ha bisogno della dialisi, di leggere o di mandare i bambini a scuola? Perché si opprime con tanta crudeltà una città dove chi nasce è già un prigioniero? E perché i media la raccontano come un luogo post-apocalittico rifugio solo di sanguinari terroristi? Gaza do veva essere punita e Israele aveva detto: “Vi faremo tornare al Medioevo”, risponde Raji Sourani, avvocato e direttore del Centro Palestinese per i Diritti Umani a Gaza. “L’occupazione vuole farci vivere in queste condizioni. Vogliono trasformare Gaza da patria di Hamas a paese dell’ISIS. Quando metti due milioni di persone sotto tanta pressione, senza che nessuno che possa entrare o uscire, quando crei intorno solo morte e distruzione, quando fai perdere la speranza, questa è la ricetta per promuovere l’ ISIS”. E come si potrebbe uscire da questo inferno? “Non abbiamo il diritto di rinunciare né di arrenderci. Manterremo una superiorità morale e difenderemo la nostra dignità”, dice Sourani. “Fino a che si farà finta di voler affrontare quello di Gaza come un problema umanitario e non come un problema politico sul diritto all'autodeterminazione, alla vita e alla libertà di movimento , le cose non cambieranno”, risponde da New York, nella seconda intervista, Tareq Baconi analista politico di Al-Shabaka, network sulla Palestina. Grazie a Invicta Palestina, il resoconto di due belle interviste televisive realizzate da Amy Goodman per Democracy Now!, prestigioso programma Usa indipendente di notizie Tv, radio e web. (Amy Goodman )
 

LA BELLEZZA CANTATA SUI MURI SALENTINI 
La quarta edizione dell’Attacco Poetico di San Michele Salentino è dedicata alla bellezza come esperienza di verità e di senso non mercificata. All’alba del 29 luglio, si torna a scrivere e ad affiggere versi sui muri per educare all’umanità. Poi la colazione con gli autori e, alla sera, la tradizionale passeggiata poetica per ammirare e condividere questo nuovo straordinario patrimonio culturale del Salento. Otto le postazioni con performance teatrali, letterarie, musicali, di video mapping, danza, fotografia e installazioni urbane–umane: tutti i ris-volti della bellezza (Attacco Poetico)

 

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