Dopo la diffusione dei due ultimi Comunicati CC (9/2017 e 10/2017) abbiamo ricevuto come al solito vari commenti. Ma un gruppo di lettori si sono distinti dagli altri, non ci hanno comunicato le impressioni suscitate in loro dalla lettura, ma hanno fatto un’analisi dei testi a fronte delle loro esperienze, ci hanno fatto notare alcuni difetti dei testi e proposto correzioni.

 

Avviso ai naviganti 74

4 agosto 2017

2017, centenario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, la svolta nella storia dell’umanità


 

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Rettifiche necessarie

 

Dopo la diffusione dei due ultimi Comunicati CC (9/2017 e 10/2017) abbiamo ricevuto come al solito vari commenti. Ma un gruppo di lettori si sono distinti dagli altri, non ci hanno comunicato le impressioni suscitate in loro dalla lettura, ma hanno fatto un’analisi dei testi a fronte delle loro esperienze, ci hanno fatto notare alcuni difetti dei testi e proposto correzioni. Li ringraziamo pubblicamente per questa collaborazione. Essa non è solo un atto di gentilezza, ma una forma di collaborazione ad un aspetto essenziale del nostro lavoro, che proponiamo anche agli altri compagni e lettori. L’attività politica per noi comunisti è una scienza, in un senso preciso. Nel fare l’analisi di un fenomeno, nell’elaborare la linea d’azione e le parole d’ordine, nel metterle in pratica noi applichiamo una scienza, la scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la loro storia (chiamata anche marxismo-leninismo-maoismo o concezione comunista del mondo), come un chimico applica la sua scienza nella sua professione, sia quando analizza un fenomeno sia quando costruisce e gestisce un impianto. Questo è un tratto che ci distingue sia dagli uomini di buona volontà, sia dagli esponenti della sinistra borghese, sia dai politicanti e truffatori della borghesia: essi procedono a buon senso, empiricamente, a naso. È un tratto per noi obbligatorio, da quando Marx ed Engels hanno fatto del socialismo una scienza che come ogni scienza si apprende, si applica, si verifica e si arricchisce. Trattando nel luglio 1916 di un opuscolo di Rosa Luxemburg contro la guerra, pubblicato nella clandestinità con lo pseudonimo di Junius, Lenin faceva osservare: “Nell’opuscolo di Junius si sente il l’individuo isolato, che non ha compagni in un’organizzazione clandestina abituata a elaborare fino in fondo le parole d’ordine rivoluzionarie e a educare sistematicamente le masse secondo il loro spirito. Ma questo difetto - sarebbe una grave ingiustizia ignorarlo - non è un difetto personale di Junius, ma è il risultato della debolezza di tutti i socialdemocratici tedeschi di sinistra [i comunisti tedeschi, ndr], circondati da tutte le parti dall’ignobile rete dell’ipocrisia kautskiana [Kautsky era diventato per antonomasia l’ipocrisia dei sinistri alla Luciana Castellina che non sono “nè con lo Stato e i padroni né con la rivoluzione”, ndr], dalla pedanteria e dalla ‘benevolenza’ per gli opportunisti.” [A proposito dell’opuscolo di Junius]

L’elaborazione e l’applicazione del comunismo è per sua natura opera di un collettivo al quale partecipano più compagni sia pure in forme e a livelli differenti. Ben vengano quindi critiche e proposte.

 

Con il Comunicato CC 9/2017 abbiamo annunciato la pubblicazione del n. 56 di La Voce. Presentando i temi principali trattati nel numero della rivista abbiamo messo l’accento sul fatto che noi comunisti non avanziamo a naso, cercando di cogliere le occasioni per far prevalere la nostra direzione. Come tutti i processi, anche la storia della specie umana, di cui conosciamo il percorso a partire da alcune decine di migliaia di anni a questa parte, si è svolta seguendo leggi che legano ogni passo al precedente e al seguente. Marx ed Engels facendo la sintesi delle conoscenze raggiunte al loro tempo hanno scoperto che alla base delle svariate attività dei gruppi sociali e degli individui sta l’attività per produrre e riprodurre le condizioni materiali dell’esistenza, l’economia. Per comprendere gli sviluppi dell’attività umana negli altri campi (intellettuale, morale, politico, delle relazioni della società civile) bisogna conoscere lo sviluppo delle forze produttive di cui dispongono e dei rapporti sociali di produzione nell’ambito dei quali le usano. Questa tesi è detta materialismo storico. Essi poi, e in particolare Marx con l’opera che culminò nei vari libri di Il capitale pubblicati a partire dal 1867, studiarono la storia della produzione di merci (che iniziò a svilupparsi alcuni millenni prima di Cristo in varie società) e del modo di produzione capitalista che nei primi secoli del secondo millennio dopo Cristo si è sviluppato in alcuni paesi europei e a partire da questi si è propagato e imposto in tutto il mondo. Essi mostrarono che per sua natura il modo di produzione capitalista avrebbe prima o poi indotto l’umanità a creare una società comunista, alla cui fase iniziale essi dettero il nome di socialismo. Uno dei tratti essenziali del comunismo era che l’attività economica sarebbe stata una attività collettiva gestita da apposite istituzioni pubbliche (come l’ordine pubblico, la viabilità, l’istruzione, ecc.), un sistema di aziende nel quale i singoli individui avrebbero svolto ognuno un suo ruolo. Essi mostrarono che in questa evoluzione della società umana gli operai (i lavoratori assunti dai capitalisti per produrre merci) svolgevano un ruolo particolare: con la loro lotta per emanciparsi dai capitalisti, a partire dal livello elementare, diffuso e spontaneo della lotta economica che trapassa facilmente in lotta sindacale e in partecipazione alla lotte della democrazia borghese, potevano e dovevano impersonare la lotta di tutte le masse popolari contro la borghesia per instaurare il socialismo: per emancipare se stessi dai capitalisti dovevano emancipare l’intera umanità dal modo di produzione capitalista.

In questi anni uno degli aspetti in cui si manifesta il fatto che la sinistra borghese, anche negli esponenti più pervasi da furori antisistema, resta oltre che politicamente anche intellettualmente chiusa nell’orizzonte della società borghese è la tesi che l’attuale sistema di relazioni sociali non sarebbe più basato sul “vecchio capitalismo” studiato e descritto da Marx. Sarebbe nato un “nuovo modo di produzione”, “un mondo completamente nuovo”; quindi non varrebbe più l’impostazione della lotta politica (cioè della lotta per il potere statale) espressa negli anni 1919-1943 dall’Internazionale Comunista e impersonata nella successione Lenin, Stalin, Mao.

Il Comunicato CC 9/2017 mostra sinteticamente ma esaurientemente, dando i passaggi e indicando gli strumenti per argomentazioni più dettagliate, che questa tesi è sbagliata (inconsistente a una analisi razionale del corso delle cose), dannosa per le masse popolari e utile alla borghesia per indebolire la lotta delle masse popolari: una sua arma di guerra. Ma illustrando le novità, le caratteristiche della “sovrastruttura del vecchio capitalismo” che (senza argomenti) alcuni esponenti della sinistra borghese contrabbandano per nuovo modo di produzione, il Comunicato CC 9/2017 le riassume in 4 punti, omette i punti 5 e 6 che abbiamo introdotto nel testo rivisto del Comunicato, recependo la proposta dei nostri critici. Questa è la principale revisione fatta al testo del Comunicato 9/2017: le altre sono miglioramenti ma di importanza minore. In allegato a questo AaN riproduciamo il Comunicato CC 9/2017 rivisto, che compare già (consultabile e registrabile) sul sito www.nuovopci.it.

 

Con il Comunicato CC 10/2017 abbiamo salutato la vittoria ottenuta dalle forze rivoluzionarie in Venezuela con le elezioni dell’Assemblea Nazionale Costituente del 30 luglio e abbiamo illustrato l’importanza per tutto il movimento comunista e progressista del mondo e particolare per noi comunisti italiani della lotta in corso in Venezuela tra due poteri: il potere ufficiale e legale incentrato sul governo Maduro e il potere contrapposto e di fatto esistente anche esso sul terreno, che fa capo alla destra venezuelana e alla sue bande armate di mercenari e reazionari, alla gerarchia cattolica, alla borghesia compradora venezuelana e alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti (CI).

Le proposte che ci hanno fatto i nostri critici riguardano principalmente le seguenti tre questioni.

- 1. È opportuno indicare più chiaramente la debolezza crescente e la sostanziale impotenza della CI. Essa non può che fare ulteriori grandi danni all’umanità e all’ambiente dibattendosi scompostamente mossa da esigenze contrastanti :

1. il bisogno di ogni capitalista di valorizzare il suo capitale in un conteso in cui è impossibile valorizzare producendo merci tutto il capitale accumulato,

2. la volontà dell’oligarchia imperialista USA (il complesso militare-industriale di cui Eisenhower nel 1960 denunciò “il pericolo”) di mantenere ad ogni costo la sua supremazia mondiale in campo militare (ove fa capo a tre e forse a quattro istituzioni: Pentagono, NATO, CIA (o NASA), FBI) e monetario (ove fa capo alla Riserva Federale (RF) e al Fondo Monetario Internazionale (FMI)), in un contesto in cui sono nate e si espandono nuove potenze industriali, commerciali, finanziarie, politiche e militari,

3. il bisogno dell’oligarchia imperialista USA di mantenere il controllo delle istituzioni che compongono lo Stato Federale USA, in un contesto in cui crescono l’insofferenza delle masse popolari USA per il corso delle cose e il loro disprezzo per le autorità costituite,

4. il bisogno delle oligarchie imperialiste di alcune singole grandi potenze (Gran Bretagna, Germania, Francia, Israele, Vaticano) di mantenere il controllo del sistema politico dei rispettivi paesi.

- 2. È opportuno dichiarare chiaramente che OO e OP (gli operai e le masse popolari organizzati del nostro paese) rendono il paese ingovernabile per i vertici della Repubblica Pontificia portando le masse popolari a obbedire sempre meno a ordini, misure eleggi antipopolari (che ledono interessi delle masse popolari) emanate dai governi dei vertici della RP, a violarli apertamente e ad adottare pratiche e procedure indicate dalle nuove autorità locali (es. non pagare e non riscuotere ticket sanitari, non eseguire misure repressive del Decreto Minniti, ecc.).

- 3. È opportuno indicare analiticamente l’effetto che hanno sullo stato d’animo di ogni individuo 1. la sua esperienza diretta e personale del corso delle cose, 2. il mondo fabbricato e imposto dai mezzi di comunicazione di massa (selezionando notizie, inventando fatti, proponendo spettacoli, ecc. in esecuzione del loro compito di intossicazione delle menti e dei cuori, di diversione dell’attenzione dalla rivoluzione socialista e dalla lotta di classe, di confusione delle idee al fine di impedire o almeno ostacolare alle masse popolari la comprensione del corso delle cose), 3; il mondo virtuale creato tramite Internet.

La revisione fatta al testo del Comunicato 10/2017 riguarda principalmente queste tre questioni. Le altre revisioni sono miglioramenti ma di importanza minore. In allegato a questo AaN riproduciamo il Comunicato CC 10/2017 rivisto, che compare già (consultabile e registrabile) sul sito www.nuovopci.it.

 

Ci auguriamo che l’iniziativa presa dai nostri critici sia sintomo di un rapporto più fecondo e più stretto che si va creando tra il Partito e le masse. Le idee diventano una forza materiale una volta che diventano guida dell’azione delle masse. Quindi è importante la partecipazione crescente all’elaborazione e alla propaganda di idee giuste, allo sviluppo della scienza con cui gli uomini fanno la loro storia.

Quanto più combatteremo con scienza e con arte, tanto più rapidamente avanzeremo verso la vittoria!

Il futuro è del comunismo!

 

 

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Per mettersi in contatto con il Centro del (n)PCI senza essere individuati e messi sotto controllo dalla Polizia, una via consiste nell’usare TOR [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html], aprire una casella email con TOR e inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con PGP e con la chiave pubblica del Partito [vedere http://www.nuovopci.it/corrisp/risp03.html].

 

Rubrica - Dibattito Franco e Aperto 

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Comunicato CC 9/2017 - 30 luglio 2017

1917, centenario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, la svolta nella storia dell’umanità

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Il disastro prodotto dal capitalismo si aggrava in ogni campo!
Le autorità borghesi non sanno fare altro che tamponare le falle e aggravano i danni fatti da capitalisti ognuno teso a valorizzare il suo capitale, per prolungare la vita del loro sistema sociale e preservare i loro privilegi!

Instaurare il socialismo è necessario e possibile!

Noi comunisti chiamiamo tutti i lavoratori all’opera e indichiamo la via della salvezza.

 

In distribuzione il numero 56 di La Voce del (nuovo)Partito comunista italiano

 

Mille sono i campi in cui esplode il catastrofico corso delle cose prodotto dalla borghesia imperialista. I rimedi con cui le sue autorità e i singoli gruppi imperialisti cercano di porvi rimedio peggiorano la situazione: dagli interventi militari delle potenze imperialiste in Africa e in Asia, al maltrattamento degli emigranti che a causa della guerra e dello sfruttamento economico fuggono dai loro paesi, agli incendi e alla siccità e ai prevedibili e prevenibili “disastri naturali” che devastano tanta parte del nostro e di altri paesi, al dissesto economico e bancario, alla sovversione che le potenze imperialiste fomentano in Venezuela e in altri paesi che non si piegano alle loro manovre.

A fronte di tanto disastro e alle mille forme particolari che assume, la cosa essenziale è che ogni compagno dia nel modo migliore di cui è capace, sul suo fronte particolare di lotta, la sua attività per far avanzare la rivoluzione socialista con cui instaureremo il socialismo nel nostro paese. Il primo paese imperialista che romperà le catene del sistema imperialista mondiale mostrerà la strada e aprirà la via anche alle masse popolari degli altri paesi: ne hanno bisogno e ne approfitteranno. L’Italia può essere quel paese. Dalla Repubblica Popolare Democratica della Corea che rafforza l’arsenale militare con cui contiene i propositi egemonici e aggressivi degli imperialisti USA e dei loro complici, alla Repubblica Bolivariana del Venezuela dove oggi è in corso l’elezione dell’Assemblea Costituente, tanti sono già oggi i focolai dove i nostri compagni con la loro iniziativa coraggiosa concorrono alla rinascita del movimento comunista in corso nel mondo intero.

Nel nuovo numero di La Voce il Comitato Centrale del (nuovo) Partito comunista italiano illustra il lavoro in corso nel nostro paese e indica la via da seguire per far avanzare la rivoluzione socialista.

L’elevazione del livello intellettuale e morale dei suoi membri e organismi e l’arruolamento di nuovi compagni, la creazione delle condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare che porterà a un livello superiore l’iniziativa degli operai e delle altre classi delle masse popolari per sviluppare al lotta di classe fino a instaurare il socialismo, la denuncia e lo smascheramento delle posizioni arretrate e delle concezioni disfattiste che frenano l’attività delle masse popolari e l’avanzata della rivoluzione socialista: questi sono gli argomenti trattati nella rivista in vari aspetti particolari.

I comunisti non lavorano a caso, non si orientano a naso, non si limitano a cogliere le occasioni, a reagire alle misure prese dai nemici dei lavoratori, a denunciare le loro malefatte e le loro azioni criminali. I comunisti costruiscono il mondo futuro seguendo una linea e attuando un piano ben definiti, derivati dalla comprensione delle leggi delle attività con le quali gli uomini fanno la loro storia. È ridicolo e nell’interesse delle classi al tramonto pensare che la storia umana sia l’unico processo che non si svolge secondo sue proprie leggi o che noi non possiamo conoscerle e applicarle.

  Marx ed Engels hanno fondato un secolo e mezzo fa il movimento comunista cosciente e organizzato. Hanno scoperto una nuova scienza, la scienza della storia che l’umanità ha fatto nel corso dei secoli, le potenzialità che l’umanità ha raggiunto con il modo di produzione capitalista e le soluzioni che deve dare ai problemi del proprio ulteriore sviluppo. La vittoria della Rivoluzione d’Ottobre un secolo fa, la costituzione dell’Unione Sovietica e degli altri paesi socialisti, la prima ondata della rivoluzione proletaria che si è sviluppata per alcuni decenni hanno confermato che le loro teorie sono giuste e le hanno arricchite con gli apporti di altri scienziati e maestri del movimento comunista: Lenin, Stalin, Mao Tse-tung per nominare solo i maggiori. Le difficoltà pratiche in cui l’umanità oggi si dibatte risultano dalla difficoltà che le masse popolari hanno a comprendere quello che possono fare e ad attuarlo e dalla limitata abilità di noi comunisti a dirigerle, più ancora che dall’opposizione delle classi dominanti, la borghesia e il suo clero e dalle difficoltà che queste creano per conservare il loro ruolo e i loro privilegi e impedire alle masse popolari di fondare il nuovo mondo.

Noi comunisti abbiamo il compito di portare le masse popolari a fare la loro strada neutralizzando le misure prese dalle classi dominanti fino ad eliminare completamente il loro dominio. Bisogna superare il capitalismo: la produzione e distribuzione dei beni e servizi deve essere organizzata e gestita come una delle varie attività pubbliche e ogni persona deve avere il suo posto e il suo ruolo: questo sarà il superamento del capitalismo.

 

Una parte della sinistra borghese (compresi alcuni intellettuali che si dicono marxisti) sostengono che la globalizzazione ha creato un nuovo modo di produzione, ha cambiato la natura del capitalismo che Marx aveva analizzato ed esposto in dettaglio in Il capitale. Sulla base di questo, negano che occorre instaurare il nuovo modo di produzione di cui il capitalismo stesso ha creato i presupposti. Di conseguenza negano tutta la sostanza politica della concezione comunista: negano la divisione della società attuale in classi sociali e il ruolo speciale della classe operaia, negano la lotta di classe come motore dello sviluppo della società, negano la dittatura del proletariato come sbocco inevitabile della lotta di classe e passaggio attraverso il quale verrà eliminata la divisione dell’umanità in classi e quindi anche il dominio di una parte dell’umanità sulle altre.

La tesi che la borghesia con la globalizzazione ha creato un nuovo modo di produzione non è una tesi nuova. Anche un secolo fa, di fronte alla prima grande crisi generale del capitalismo, alcuni presentavano l’imperialismo come un nuovo modo di produzione, che aveva superato il vecchio capitalismo. Nel campo comunista un sostenitore di spicco di simile teoria fu Bukharin. Le sue tesi vennero confutate da Lenin nel corso della discussione del nuovo programma del PC(bolscevico) russo approvato dall’ottavo congresso del partito (18-23 marzo 1919).

La globalizzazione esiste. È un fatto che, per far fronte alla seconda crisi generale del capitalismo, la comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti ha rotto i vincoli (i vincoli storici e quelli posti dalla prima ondata della rivoluzione proletaria) alla libertà dei capitalisti, ha reso gran parte del mondo un terreno aperto alle scorrerie del capitale industriale, commerciale e finanziario. Hanno spazzato via i confini di molti paesi e con essi anche la sovranità dei singoli paesi in campo industriale, commerciale, finanziario e monetario.

Ma quali sono le trasformazioni della struttura della società capitalista realmente attuate nei decenni della seconda crisi generale? Queste trasformazioni consistono:

1. nell’accrescimento della divisione del lavoro: hanno trasformato singole operazioni del processo produttivo (ad es. la ricerca, la pulizia dei locali, il trasporto, ecc.) in servizi prodotti, comperati e venduti come merci e hanno trasformato in merci a se stanti i prodotti di quelli che erano i diversi reparti di una unica unità produttiva;

2. nella sussunzione nel capitale (cioè nella trasformazione in merci prodotte da lavoratori salariati, da operai) di attività che ancora non erano sussunte, in particolare i servizi alla persona;

3. nella riduzione se non eliminazione dei diritti dei lavoratori (un numero crescente di lavoratori sono diventati nuovamente precari, come lo erano fino alla prima ondata della rivoluzione proletaria);

 4. nell’eliminazione o nella forte riduzione delle frontiere industriali, commerciali, finanziarie e monetarie tra la gran parte dei paesi sottomessi in vari modi e in gradi diversi alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti e dei gruppi ad essa annessi di altri paesi (giapponesi, canadesi, australiani e altri). Su questo terreno il TTIP (il Trattato Transatlantico per il commercio e gli investimenti che è in corso di negoziazione tra gli USA e l’Unione Europea), il TPP (il Trattato di Partenariato Transpacifico in corso di adozione tra gli USA e il Giappone, la Malesia, Singapore, Vietnam, Brunei, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Messico e Perù) e altri analoghi accordi rappresentano un salto in avanti;

5. nello sviluppo della produzione industriale, agricola, mineraria e commerciale capitalista e nella distruzione delle condizioni tradizionali primitive di vita e di lavoro in molti paesi neocoloniali, nell’inglobamento, a vario titolo e in varia misura, dei primi paesi socialisti nel sistema imperialista mondiale e nell’affermazione di alcune nuove grandi potenze mondiali (Federazione Russa, Repubblica Popolare Cinese) e altre aspiranti tali;

6. nella manomissione complessiva della Terra a seguito della moltiplicazione a mo’ di cancro delle attività produttive imposta dal bisogno del capitale di valorizzarsi senza limiti.

Quindi la globalizzazione (o mondializzazione) non è un nuovo modo di produzione, ma uno sviluppo del vecchio capitalismo, una sovrastruttura del vecchio capitalismo. Se viene rotta, se crolla, se i confini statali vengono ristabiliti, ecc., compare il vecchio capitalismo. Perché anche nel “mondo globalizzato”, la base, il nocciolo economico delle relazioni sociali resta sempre il capitalista che assolda in cambio di un salario il lavoratore, lo fa lavorare e vende il prodotto del suo lavoro (prodotto che era costituito prevalentemente di beni nei primi tempi, quando a partire dal secolo XV il capitalismo si impiantò in Europa occidentale e ora è costituito in larga misura di servizi).

La globalizzazione attuata nel corso della seconda crisi generale del capitalismo è basata sulla distruzione e devastazione di interi paesi. La seconda ondata della rivoluzione proletaria romperà questo tipo di mondializzazione. Alcuni (come i trotzkisti che negli anni ’30 del secolo scorso dicevano che l’invasione della Cina da parte del Giappone avrebbe modernizzato la Cina) diranno che è un passo indietro, ma è un’interpretazione volgare del marxismo. Analoga alla concezione che un secolo fa in Russia veniva sbandierata da quelli che si opponevano alla riforma agraria sostenendo che era reazionaria perché sostituiva le piccole aziende contadine meno produttive alla grande azienda agraria capitalista che molti proprietari terrieri avevano installato nei vecchi possedimenti feudali.

Per arrivare all’unità mondiale bisogna eliminare la divisione in classi e quindi spezzare questa mondializzazione fondata sul dominio della borghesia imperialista, cioè proprio sulla divisione in classi.

La globalizzazione attuata dalla comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti per far fronte alla loro maniera alla seconda crisi generale del capitalismo è possibile romperla (come fatto nel secolo scorso con le autarchie e le guerre, come fanno oggi i gruppi imperialisti USA ed europei con le sanzioni, ecc.). Non è un processo irreversibile: nel secolo scorso, ad esempio, si è passati dalla mondializzazione all’autarchia introdotta da vari paesi (in preparazione della guerra, cioè per rendersi autonomi da paesi nemici, e a scapito delle masse popolari, come fatto dai regimi fascisti e nazisti; per sottrarre le masse popolari e il paese nel suo insieme al boicottaggio, al blocco economico e all’aggressione economica e commerciale delle potenze imperialiste, come fatto dal governo sovietico) e poi ancora alla mondializzazione.

Come la rompiamo? Non, come sostengono alcuni esponenti della sinistra borghese, tornando alle caverne o isolandoci dal resto del mondo, ma con la conversione industriale e con la creazione di nuovi sbocchi attraverso le relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con altri paesi e sviluppando la produzione per usi interni, quelli correnti e quelli nuovi. Prendiamo ad esempio la Piaggio: che cosa vieta che si metta a produrre scooter elettrici ecocompatibili se quelli che produce attualmente sono troppi? Tutta la produzione ecocompatibile richiede la riconversione di molte delle attuali produzioni.

 Dobbiamo rompere l’attuale globalizzazione che è apertura del mondo intero alle scorrerie dei gruppi monopolistici industriali e finanziari e oppressione di gran parte del mondo da parte della comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. La rottura comporterà lo sconvolgimento di relazioni commerciali e della divisione del lavoro che quella globalizzazione ha prodotto. Bisognerà in molti casi, in ogni caso in cui risulterà necessario, riconvertire e ristrutturare, cambiare il tipo di prodotto e servizio. Molti prodotti e servizi sono connessi con le relazioni di sfruttamento e di emarginazione, di oppressione e di repressione. Molti uomini dovranno convertirsi ad altre attività. Molto tempo potremo e dovremo dedicare alle attività specificamente umane. Milioni di uomini dovranno assumere responsabilità che oggi non assumono. Il nuovo sistema di produzione dovrà trovare e darsi forme adeguate di esistenza, creare nuove istituzioni. Ma tutto questo è un compito necessario e possibile.

Rafforzare il movimento comunista cosciente e organizzato (oggi in Italia per motivi particolari della nostra storia costituito da due partiti fratelli: il (n)PCI e il P.CARC), promuovere l’organizzazione delle masse popolari e in primo luogo degli operai per affrontare con la costituzione di un loro governo, il Governo di Blocco Popolare, i compiti sopra indicati, neutralizzare le misure dei nemici delle masse popolari: questi sono i compiti a cui chiamiamo tutti gli uomini di buona volontà, a partire dagli operai più avanzati, dai giovani più energici, dalle donne più generose, dagli immigrati più coscienti.

Per diventare comunisti bisogna impadronirsi della scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la loro storia, svilupparla e usarla per instaurare il socialismo: il Partito è la scuola per ogni individuo deciso a diventare comunista!

Avanti quindi!

Costituire clandestinamente in ogni azienda capitalista, in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione e in ogni centro abitato un Comitato di Partito per assimilare la concezione comunista del mondo e imparare ad applicarla concretamente ognuno nella sua situazione particolare!

Studiare il Manifesto Programma del Partito è la prima attività di chi si organizza per diventare comunista. Stabilire un contatto clandestino con il Centro del Partito è la seconda. Promuovere la costituzione di organizzazioni operaie in ogni azienda capitalista e di organizzazioni popolari in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione addetta a fornire servizi pubblici, in ogni zona d’abitazione è la terza.

 

Con il socialismo nessuna donna e nessun uomo è un esubero!

Con il socialismo c’è posto per tutti quelli che sono disposti a far la loro parte dei compiti di cui la società ha bisogno!

Non c’è problema, “disastro naturale” e malattia a cui gli uomini oggi non sanno far fronte: è il capitalismo che ce lo impedisce!

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

 

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Comunicato CC 10/2017 - 1° agosto 2017

1917, centenario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, la svolta nella storia dell’umanità

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La vittoria del governo Maduro in Venezuela rafforza la rivoluzione socialista nel nostro paese!

Eletta in Venezuela la nuova Assemblea Nazionale Costituente

 

Domenica 30 luglio la rivoluzione bolivariana ha vinto una importante battaglia contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Le forze reazionarie del Venezuela, le oligarchie imperialiste USA ed dell’Unione Europea e i governi asserviti di alcuni paesi dell’America Latina hanno mobilitato le forze di cui dispongono in Venezuela per impedire ad ogni costo che il popolo venezuelano partecipasse alle elezioni dell’Assemblea Costituente indette dal governo Maduro.

Nonostante le intimidazioni e le aggressioni messe in atto dalle forze reazionarie e dai mercenari degli imperialisti che operano in Venezuela e che in alcune regioni del paese hanno reso addirittura difficile se non impossibile il voto,

8.089.000 elettori hanno votato per l’ANC

È il numero più alto di voti raccolti dal fronte delle forze rivoluzionarie nelle elezioni degli ultimi anni. Avevano raccolto 5.620.000 voti nelle elezioni del 6 dicembre 2015 che diedero la maggioranza dell’Assemblea Nazionale alla destra, 7.505.000 nelle elezioni del 14 aprile 2013 che portarono Maduro alla presidenza e 7.444.000 nell’ultima elezione che confermò Chavez alla presidenza il 7 ottobre 2012, cinque mesi prima della sua morte il 5 marzo 2013.

Per capire appieno il significato del risultato, bisogna tener conto che in Venezuela la gerarchia cattolica è ancora potente e apertamente schierata con la reazione (fu alla testa del colpo di Stato che nel 2002 cercò di eliminare Chavez: i golpisti lo catturarono e lo tennero prigioniero per due giorni e ne uscì vivo solo perché i soldati del plotone d’esecuzione si ammutinarono). Il cardinale Urosa Savino, arcivescovo di Caracas e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, ha dichiaro illegali le elezioni dell’ANC e il cardinal Parolin, segretario di Stato del Vaticano, gli ha fatto eco. La borghesia tiene ancora nelle sue mani gran parte dell’apparato produttivo e dell’economia del paese e sabota la distribuzione di viveri, medicinali e altri generi di prima necessità dando la colpa al governo. Quasi tutti i mezzi di comunicazione di massa sono nelle mani della borghesia. Bande armate di mercenari e di reazionari imperversano in varie parti del paese, compresi i quartieri ricchi della capitale. La prepotenza e la violenza della reazione è tale che una parte delle forze rivoluzionarie critica il governo Maduro perché procederebbe con troppa moderazione.

In questo contesto i risultati elettorali ottenuti dall’iniziativa di far eleggere una Assemblea Costituente con il compito di promuovere l’espansione del settore pubblico dell’economia e la partecipazione delle masse popolari all’attività politica sono un grande successo. Le forze armate venezuelane hanno sostenuto lealmente il governo Maduro e la sua iniziativa permettendo lo svolgimento delle elezioni benché per ordine del governo non potessero usare armi da fuoco neanche contro le bande reazionarie intente a commettere aggressioni e crimini. Le manovre della destra per arrivare presto alla guerra civile dispiegata che sarebbe sostenuta dall’aperto intervento militare degli USA e dei loro paesi satelliti (come fecero i governi di Hitler e di Mussolini in Spagna nel 1936, come fecero gli USA in Guatemala nel 1954, in Nicaragua nel 1979, come hanno fatto recentemente i governi USA ed europei in Libia e in Siria) sono state  sventate dall’alta partecipazione popolare alle elezioni dell’ANC e dalla lealtà delle forze armate. I governi di altre grandi potenze, in particolare la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa, alle prese anch’esse con l’aggressività della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, hanno solidarizzato con il governo bolivariano del Venezuela. Il governo cubano e vari governi progressisti dell’America Latina (Bolivia, Ecuador e Nicaragua in primo luogo) hanno dichiarato la loro solidarietà con il Venezuela bolivariano. Contemporaneamente la Repubblica Popolare Democratica di Corea ha proseguito con un lancio di missili il programma di rafforzamento delle sue forze armate con cui dissuade gli USA e i suoi satelliti dall’aggredirla. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti capeggiati dagli USA continua ovunque a fare danni ma è sempre più divisa al suo interno e con le sue aggressioni e manovre sono più le opposizioni e i contrasti che suscita che la sottomissione che raggiunge e, soprattutto, non dà soluzione alla crisi generale del capitalismo che al contrario si aggrava.

In conclusione il governo Maduro ha vinto e l’Assemblea Nazionale Costituente è stata eletta con la maggior partecipazione che ci si poteva aspettare. La guerra continua, ma le forze rivoluzionarie hanno vinto una battaglia.

Gli avvenimenti venezuelani sono ricchi di insegnamenti per i comunisti e gli elementi avanzati delle masse popolari italiane. Oggi noi comunisti lottiamo perché nel nostro paese le masse popolari formino in ogni azienda e in ogni zona del paese organismi operai e popolari che, nei casi in cui è possibile farlo localmente, facciano fronte da subito almeno alle manifestazioni più gravi del corso catastrofico delle cose assumendo il ruolo di pubbliche autorità locali, che si coordinino tra loro fino a costituire un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare e lo facciano ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia rendendo il paese ingovernabile per essi perché i loro ordini e le loro leggi antipopolari sono ignorate e apertamente violate. Le manovre messe oggi in atto dalla destra e dai gruppi imperialisti in Venezuela sono analoghe a quelle che reazionari e gruppi imperialisti metteranno in atto in Italia dopo la formazione del GBP. Quindi la resistenza delle masse popolari venezuelane è esperienza anche per noi. La lotta sarà dura, ma anche noi possiamo vincere e arrivare fino a instaurare il socialismo.

Solo costituendo un governo d’emergenza della masse popolari l’Italia spezzerà effettivamente le catene della NATO, dell’Unione Europea e dell’Euro (Banca Centrale Europea). Spezzare queste catene è indispensabile per porre fine al catastrofico corso delle cose ma l’idea, circolante nel movimento sociale e politico Eurostop fondato a Roma il 1° luglio, che per liberarsene basti fare dimostrazioni e proteste è campata in aria. Per rompere effettivamente quelle catene bisogna creare le condizioni necessarie a costituire un governo d’emergenza che abbia la volontà e la forza per spezzarle e far fronte alle manovre dei gruppi imperialisti e delle forze reazionarie per ristabilirle. Per questo bisogna avere un preciso piano d’azione. Questa è la linea del Governo di Blocco Popolare.

Il corso delle cose è oggi così catastrofico in ogni campo e le situazioni create dalla borghesia imperialista così gravi che chi si lascia andare alle impressioni che quello che la sua esperienza diretta e le narrazioni, i suoni e le immagini diffuse dai mezzi di comunicazione di massa e da Internet suscitano di momento in momento in lui, o diventa cinico o si dispera. Ciò che caratterizza noi comunisti è che invece abbiamo una analisi del corso delle cose, ne conosciamo la ragione e attuiamo una linea per venirne a capo. Proprio perché queste (analisi, causa e linea) le abbiamo ben ragionate e le abbiamo definite a ragion veduta (salvo verificarle e apportare le eventuali rettifiche), ognuno di noi agisce serenamente e attua al meglio delle sue capacità il compito che gli è assegnato nel piano d’azione del partito.

Avanti quindi!

Per il GBP, per la rinascita del movimento comunista, per l’instaurazione del socialismo!

Con il socialismo nessuna donna e nessun uomo è un esubero!

Con il socialismo c’è posto per tutti quelli che sono disposti a far la loro parte dei compiti di cui la società ha bisogno!

Non c’è problema, “disastro naturale” e malattia a cui gli uomini oggi non sanno far fronte: è il capitalismo che ce lo impedisce!

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

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 Comitato Centrale del (n)PCI http://www.nuovopci.it
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