Oggi ci troviamo di fronte, dopo la fase ascendente di Berlusconi, ad un nuovo tentativo delle classi dirigenti italiane di trovare comunque un punto di riferimento forte per affrontare la tempesta della crisi interna e internazionale e questo riferimento, obtorto collo, è ancora Matteo Renzi e il suo PDR.

 

 

La risposta al Fascistellum

 

Renzi si abbatte e non si cambia, questa è la lezione che dovremmo trarre dal modo in cui si è arrivati alla legge elettorale e dalla logica cinica che presiede a questa scelta.

Oggi ci troviamo di fronte, dopo la fase ascendente di Berlusconi, ad un nuovo tentativo delle classi dirigenti italiane di trovare comunque un punto di riferimento forte per affrontare la tempesta della crisi interna e internazionale e questo riferimento, obtorto collo, è ancora Matteo Renzi e il suo PDR. Nonostante la lezione del 4 dicembre scorso. Il fatto che il rosatellum, che per convenzione bisognerà chiamare fascistellum, sia passato (per ora solo alla Camera) col consenso di Mattarella significa che c'è un allineamento sostanziale alla logica di potere che sovraintende il renzismo, al di là del cialtronismo del personaggio.

Per questo è nata la nuova legge elettorale che, con la sfrontatezza dei suoi contenuti, fa diventare le elezioni una farsa e uno strumento per controllare tutto il meccanismo del sistema di potere. Una sfida aperta e senza ritegno, la cui sostanza sono appunto i meccanismi elettorali interni e la logica dei nominati. A votare si va per legittimare questo e non altro. Si tratta di un plebiscito ed è bene capirlo per tempo. Il renzismo non ha crepe al suo interno. Solo quando l'edificio crollerà sotto il peso delle sue contraddizioni i sorci abbandoneranno la nave, ma fino ad allora i provvedimenti legislativi e le scelte di governo manterranno dritta la barra. Che si tratti di sostegno alle imprese, di scuola-lavoro, di canone Rai, di distribuzione di cariche, di affarismo alla Consip, fino alle questione delle alleanze finanziarie ed economiche e di strategia militare.

E' possibile trovare una via d'uscita e fermare questa deriva? Il senso di frustazione è grande, anche se il movimento Cinque Stelle ha generosamente condotto la battaglia contro la nuova legge elettorale e la presenza di migliaia di persone davanti al Parlamento nei giorni dell'approvazione ne era la dimostrazione (mentre le truppe bersaniane convocate allo stesso scopo erano solo dei manipoli con l'aggiunta di qualche bandierina di Rifondazione).

Ma la questione che abbiamo di fronte non è di alternativa elettoralistica. Non siamo di fronte ad un aspro confronto che rimane sul terreno della democrazia istituzionale, bensì siamo di fronte ad uno scontro con gruppi di potere che si giocano la grossa partita della continuità della loro logica al limite della criminalità politica, quando non è criminalità toutcourt, appena mascherata dai diversivi 'democratici' come i matrimoni gay, i discorsi sull'accoglienza, il volontariato e tutto il dolcificante umanitario con cui la politica della nuova destra renziana viene condita. Per cambiare musica bisogna sfidare il potere organizzato attorno a Renzi non con l'arma, spuntata, del voto che viene assorbito dal fascistellum, ma con una delegittimazione aperta, con il boicottagio. La vicenda della nuova legge elettorale ce ne dà l'occasione. Ormai è coscienza diffusa che si tratta di una truffa. Accettare lo scontro su questo terreno è perdente. Solo l'arma della delegittimazione, e dunque l'astensionismo di massa, può costituire lo strumento efficace di risposta. Bisogna saper dare corpo e prospettiva a questa proposta, che deve uscire dalla dimensione individuale e diventare rifiuto politico per far crollare questo regime antidemocratico e corrotto. Ormai il sistema di potere si regge su se stesso e l'impalcatura può venire giù se ci si sottrae al gioco. Tutto ciò non avverrà automaticamente, ma il rifiuto di votare con la legge truffa è la premessa. Rivolgiamoci a quei milioni di persone che al 50% già non votano e allarghiamo la platea, questo è il passaggio in cui tutti dobbiamo impegnarci. Come la legge truffa è un mistificazione del voto democratico, anche la scelta Cinquestelle è una risposta debole e ambigua anche se apprezzabile.

Aginform
14 ottobre 2017

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