Una violenza gratuita. Un vero e proprio festival dell’orrore. La manifestazione dell’ennesima brutalità umana perpetrata ai danni di innocenti animali. Pochi giorni fa si è ripetuto anche quest’anno, con inquietante precisione, il festival del “Toro jubilo” a Medinaceli, un piccolo paese della Spagna, a poco più di un centinaio di chilometri di distanza dalla capitale Madrid.

 

MEDINACELI, SPAGNA: L’INFERNO DEL “TORO JUBILO” SI E’ RIPETUTO ANCHE QUEST’ANNO. TORTURATO E POI UCCISO L’ENNESIMO TORO. ANIMALISTI ITALIANI ONLUS SI OPPONE CON FERMEZZA A QUESTA IGNOBILE TRADIZIONE

Il festival dell’orrore è andato in scena nella notte tra sabato e domenica e, come sempre, ha seguìto lo stesso drammatico copione. Il Vice Presidente di Animalisti Italiani Onlus, Riccardo Manca: “La Spagna continua a dimostrare di non avere la benché minima cognizione di cosa significhi il rispetto verso gli altri animali. Fino a quando dovremo sopportare queste oscenità?”

 

Una violenza gratuita. Un vero e proprio festival dell’orrore. La manifestazione dell’ennesima brutalità umana perpetrata ai danni di innocenti animali. Pochi giorni fa si è ripetuto anche quest’anno, con inquietante precisione, il festival del “Toro jubilo” (in italiano “toro di fuoco”) a Medinaceli, un piccolo paese della Spagna, a poco più di un centinaio di chilometri di distanza dalla capitale Madrid. Un appuntamento che ogni volta richiama migliaia di sadici spettatori, attratti dalle sofferenze del povero animale di turno, il toro appunto, seviziato e martirizzato fino alla morte. Nonostante le proteste di numerosi attivisti animalisti locali, in particolare dei rappresentanti del PACMA (Partito Animalista Spagnolo), il “Toro jubilo” è andato in scena lo stesso, tra l’indignazione di pochi e il macabro divertimento di molti. Per chi non ne fosse a conoscenza, spieghiamo in cosa consiste questo scempio.

Il toro viene condotto a forza all’interno del recinto allestito nella piazza principale di Medinaceli. Viene immobilizzato intorno ad un palo, così che gli organizzatori possano legargli, intorno alle corna, delle palle di materiale infiammabile a loro volta ricoperte di pece. Sul povero animale viene steso uno spesso strato di fango così che, una volta dato fuoco alle palle poste sulla sua testa, non rimanga ustionato. A quel punto lo “spettacolo” entra nel vivo, con il toro che, nonostante quanto si creda, per via del dolore, inizia a correre in lungo e in largo scuotendo il capo, cercando di far cadere le palle di fuoco e interrompere la sua sofferenza. E intanto gli spettatori intorno a lui esultano, fanno foto e girano orribili video che testimoniano una volta di più il livello di demenza raggiunto dalla specie "umana". L'indicibile sofferenza del toro, come sempre, termina al mattatoio, perché ovviamente, dopo essere stato ridicolizzato, brutalizzato, deriso e umiliato, alla fine viene anche macellato.

Il Vice Presidente di Animalisti Italiani Onlus, Riccardo Manca: “La Spagna conferma di essere un Paese dove non esiste la benché minima concezione di cosa sia il rispetto e la tutela della vita degli altri animali. Giustificare una simile violenza in virtù di arcaiche tradizioni, offende l’amore e il rispetto che ogni essere cosiddetto “umano” dovrebbe nutrire verso CHI è più debole ed indifeso. Verso CHI è stato vigliaccamente messo nella condizione di essere "predisposto a morire". Dopo l’orrenda tradizione della corrida, il Toro jubilo conferma l’evidente e gratuita avversione di un popolo intero verso i tori, che nessuna colpa hanno nei confronti dell’opinione pubblica. Siamo vicini al grandissimo lavoro che i nostri amici animalisti spagnoli hanno fatto e stanno facendo per cercare di mettere fine a questo scempio. Ci chiediamo – conclude Manca – fino a quando il mondo dovrà assistere a scene di questo tipo che nulla hanno a che fare con una società che si proclama evoluta civilmente e culturalmente. Evoluzione vuol dire anche e soprattutto presa di coscienza, e di certo manifestazioni di questa "levatura" nulla hanno a che vedere con questo nobile proposito. Né tantomeno potranno mai essere considerate un patrimonio culturale”.

Roma, 16 novembre 2017

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