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Comunicato CC 14/2017 - 30 dicembre 2017

1917, centenario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, la svolta nella storia dell’umanità

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A quelli che si dichiarano comunisti

A quelli che vogliono cambiare il mondo

A quelli che vogliono porre fine al catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista impone all’umanità

Determinati nella lotta del presente, orgogliosi del nostro passato, sicuri del nostro futuro!

Impariamo dal passato per condurre con scienza, fiducia e determinazione la lotta del presente con cui costruiamo il futuro del nostro paese e del resto del mondo!

 

Giunti al termine del 2017, centenario della Rivoluzione d’Ottobre, il saluto all’anno che finisce e al nuovo anno è l’occasione per dare uno sguardo dall’alto e d’insieme all’opera che stiamo compiendo: un’opera in cui chi è deciso a dedicarvi la sua intelligenza, la sua energia e il suo tempo trova il proprio posto e svolge il ruolo corrispondente al proprio impegno, trova il senso della propria vita individuale, quello che lo unisce agli altri esseri umani e la gioia di vivere.

Riandando lungo l’anno l’esperienza della Rivoluzione d’Ottobre e della prima ondata della rivoluzione proletaria che essa ha sollevato nel mondo intero, abbiamo indicato il lascito da cui noi partiamo e gli insegnamenti che ne ricaviamo. Nel Comunicato CC 12/2017 - 27 settembre 2017 abbiamo illustrato i due principali per l’opera che stiamo compiendo.

Avere una visione d’insieme della nostra opera è importante perché ci mostra il senso del lavoro particolare e a volte complicato e sperimentale che ognuno di noi è chiamato a svolgere, che molti di noi già svolgono e ci aiuta a farlo meglio. Quello che ognuno di noi fa oggi non è “un’isola” e neanche “un nuovo inizio”, ma è parte di un’opera di medio periodo che, a sua volta, sviluppa un’opera che viene da lontano, di lungo periodo.

 

Un’opera di medio periodo. L’opera immediata di ognuno di noi rientra, e se vogliamo farla bene dobbiamo pensarla come parte di un’opera di medio periodo che si riassume in due parole d’ordine.

In Italia nella parola d’ordine “fare dell’Italia un nuovo paese socialista”, cioè un paese che apre la serie dei paesi socialisti che succederanno a quelli creati dalla prima ondata della rivoluzione proletaria.

A livello internazionale nella parola d’ordine “rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato” sulla base del marxismo-leninismo-maoismo.

È proprio facendo avanzare la rivoluzione socialista in Italia che noi compiamo la nostra parte nella rivoluzione socialista mondiale e in particolare ci uniamo e diamo il nostro principale sostegno alla guerra che i partiti comunisti maoisti conducono in vari paesi, dalle Filippine all’India e il nostro appoggio agli organismi, movimenti, popoli e Stati che da un capo all’altro del mondo, dalla Repubblica Popolare Democratica della Corea, a Cuba e alla Repubblica Bolivariana del Venezuela, resistono al catastrofico corso delle cose che la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti impone all’umanità.

Contro questo corso catastrofico delle cose, l’umanità tutta oggi ha davanti a sé il compito di creare la seconda ondata della rivoluzione proletaria mondiale. Questa sarà caratterizzata dall’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti e farà compiere all’umanità il salto epocale verso il comunismo, salto che si apre con l’instaurazione del socialismo che conclude la rivoluzione socialista in corso. Il nostro principale contributo è fare la rivoluzione socialista nel nostro paese, una delle potenze imperialiste e sede di uno dei principali pilastri del sistema imperialista mondiale, il Vaticano.

Ogni analisi che considera la lotta di classe in corso oggi come se fosse avulsa dalla storia della rivoluzione socialista (non parla della prima ondata come se non fosse esistita, sostiene che operiamo in una situazione completamente nuova, ecc.) è, quali che siano le intenzioni dei suoi autori, propaganda della borghesia volta a creare confusione e alimentare diversione e disfattismo nelle masse popolari e nelle nostre file.

Ogni definizione della linea da seguire oggi che non implica la chiara individuazione dei limiti che nel secolo scorso hanno impedito ai partiti comunisti di instaurare il socialismo nei paesi imperialisti e hanno portato all’esaurimento della prima ondata e la chiara indicazione di come superarli, è una diversione, quali che siano le intenzioni dei suoi fautori.

 

L’opera di lungo periodo. Nel compimento della nostra opera noi riprendiamo l’opera iniziata dalla Rivoluzione d’Ottobre. Noi siamo eredi e continuatori di quell’opera, l’opera che ha determinato il corso della storia nel secolo scorso. Essa ha cambiato il mondo ma è rimasta incompiuta a causa dell’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria. A chi guarda le cose dal punto di vista storico e mondiale, è chiaro che non è la borghesia che ha vinto il movimento comunista, ma è il movimento comunista che non è stato capace di continuare la sua opera ed essa si è quindi esaurita. Non è la borghesia (non è il vecchio mondo) che è forte, è il movimento comunista cosciente e organizzato che deve svilupparsi di più in termini di scienza e di metodi.

Noi siamo i promotori della rivoluzione socialista, i fautori dell’instaurazione del socialismo, prima fase della società del futuro, la società comunista. Questo è oramai scientificamente stabilito, la Rivoluzione d’Ottobre e la prima ondata che essa ha sollevato nel mondo hanno confermato che il marxismo è una scienza; quindi che il futuro dell’umanità è la società comunista è oramai una verità come ogni verità di un’altra scienza, nota a chi studia quella scienza.

La rivoluzione socialista avanza, ma avanza per ondate.

La Comune di Parigi del 1871 ha dato il via alla rivoluzione socialista mondiale. Restò limitata alla città di Parigi. Allora sì che la borghesia vinse, riuscì a soffocare la Comune nel sangue di svariate migliaia di proletari e rivoluzionari e nella deportazione di altre migliaia. L’influenza politica della Comune fu limitata. Durò pochi mesi. Ma la sua influenza storica fu importante: i grandi maestri del comunismo (da Marx, a Engels, a Lenin) ne trassero insegnamenti e a sua volta la borghesia ripiegò sull’alleanza, utile ma con effetti collaterali paralizzanti, con le residue forze feudali alla cui testa vi era la Chiesa di Roma con la sua Corte Pontificia.

La prima ondata mondiale è stata la Rivoluzione d’Ottobre, la costruzione dell’Unione Sovietica e, sulla sua scia, della Repubblica Popolare Cinese, della Corea, del Vietnam, delle democrazie popolari in Europa Orientale, di Cuba, la vittoria sul nazifascismo, la distruzione del vecchio sistema coloniale, la costituzione in ogni paese ai quattro angoli del mondo di partiti comunisti che da allora furono in gran parte dei casi ognuno alla testa delle lotte delle masse popolari del proprio paese, le grandi conquiste delle masse operaie e popolari dei paesi imperialisti.

La borghesia ha contrastato con ogni mezzo la prima ondata, ha cercato di “soffocarla quando era ancora nella culla”, per usare l’espressione di Winston Churchill, in Russia, ma non vi riuscì. Neanche Mussolini, il Vaticano, Hitler e Truman vi riuscirono.

Quanto all’Unione Sovietica di Lenin e Stalin, anche dopo che nel 1956 i revisionisti moderni presero la direzione del suo Partito comunista ci vollero più di trent’anni per portarla alla rovina. La prima ondata si esaurì nella seconda metà del secolo scorso per l’incapacità del movimento comunista di instaurare il socialismo nei paesi imperialisti, per i limiti del movimento comunista come movimento cosciente e organizzato che conosce scientificamente il mondo e lo trasforma.

Noi comunisti siamo questo movimento. Siamo la parte più cosciente e organizzata delle classi sfruttate e dei popoli oppressi che in tutto il mondo ora fanno fronte al corso catastrofico delle cose che la borghesia imperialista, per prolungare la vita del sistema capitalista nonostante la nuova crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale che lo corrode, deve imporre in ogni campo (economico, sociale, culturale, ambientale) a tutto il mondo approfittando dell’esaurimento della prima ondata mondiale della rivoluzione socialista. Siamo i promotori della seconda ondata.

Alcuni dicono che la borghesia ha vinto. No, compagni! Consapevolmente o meno queste persone portano tra di noi la propaganda della borghesia, portano nel nostro campo una linea disfattista. La borghesia domina nuovamente, come all’inizio del secolo scorso, il corso delle cose nel mondo solo perché la prima ondata della rivoluzione socialista si è esaurita. Ma questa si è esaurita a causa dei limiti del movimento comunista cosciente e organizzato, i limiti che sta a noi superare.

Noi in Italia promuoviamo la seconda ondata superando i limiti del primo glorioso Partito comunista, il Partito della Resistenza vittoriosa contro il nazifascismo, sorto più per impulso della prima Internazionale Comunista che per la vittoria della sinistra nella lotta tra le due linee nel movimento socialista del nostro paese. Abbiamo ripreso la linea patrocinata alla fine dell’Ottocento da Antonio Labriola contro quella di Filippo Turati, poi negli anni venti del secolo scorso da Antonio Gramsci contro quella di Amadeo Bordiga: il Partito comunista deve soprattutto essere l’organismo fondato sulla concezione comunista del mondo (l’intellettuale collettivo), l’organismo che la sviluppa e la applica per “far montare la maionese” della lotta di classe. Palmiro Togliatti e la sua cricca di revisionisti e di agenti del Vaticano hanno deviato, corrotto e disgregato quel glorioso Partito fino all’estinzione. I gruppi marxisti-leninisti prima e le Brigate Rosse poi non riuscirono a stroncare la loro azione principalmente perché non avevano assimilato a sufficienza la concezione comunista del mondo. Noi consolidiamo e rafforziamo il nuovo Partito comunista che armato del marxismo-leninismo-maoismo dà forza e direzione alle lotte rivendicative delle masse popolari, alla loro resistenza agli effetti della crisi generale del capitalismo e la fa diventare la forza creatrice di un nuovo paese socialista.

Molte sono le divergenze di opinioni e di comportamenti di fronte al catastrofico corso delle cose che la classe dominante, i suoi governi e la sua pubblica amministrazione impongono nel nostro paese. Ma oggi la discriminante principale che caratterizza noi comunisti è tra chi è deciso a fare delle attività economiche che si svolgono in Italia un unico sistema nazionale di produzione e di distribuzione (e su questa base sviluppare la partecipazione delle masse alla gestione della vita della società, costruire con la loro partecipazione il congruente nuovo sistema di relazioni e di istituzioni sociali, sviluppare la pratica di massa delle attività specificamente umane) e chi invece è per perpetuare l’attuale sistema di tante aziende di produzione e distribuzione gestite ognuna per conto suo dai suoi padroni come più ad essi conviene per guadagnare più soldi, ma mettere qua e là qualche pezza di buon senso ai disastri che derivano dal sistema attuale di produzione e distribuzione, dalle altre relazioni sociali connesse e dalla cultura che ne deriva. Il sistema del meno peggio non ha futuro, non c’è limite al peggio.

Quelli che sono decisi a instaurare un unico sistema nazionale di produzione e distribuzione devono coalizzarsi, costituire un governo e una amministrazione pubblica che riorganizzino tutta la produzione e la distribuzione con questo criterio e trasformino tutte le altre attività perché si svolgano in conformità col nuovo sistema economico pubblico. Le altre attività bisogna adattarle al nuovo sistema nazionale di attività economiche, all’unico sistema pubblico di produzione e distribuzione. Quest’opera può essere compiuta solo dalle masse popolari che in misura crescente parteciperanno alla direzione della società e praticheranno le attività specificamente umane da cui da sempre, e oggi con effetti più disastrosi che mai, sono escluse. Chiamiamo socialismo questo sistema di funzionamento della società. Su questa base nazionale bisogna stabilire rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio con l’estero, con tutti i paesi, gli organismi e gli individui disposti ad avere rapporti con noi. In questo sistema possono e devono avere posto tutti quelli che sono disposti a collaborare e fare la loro parte per farlo funzionare.

Su questa base i problemi di convivenza sociale, di oppressione di una parte della popolazione su altre (le contraddizioni di genere, di religione e di razza, tra regioni e settori, tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, tra lavoro direttivo ed esecutivo, ecc.), di relazioni umane e di gestione del territorio e del clima, delle costruzioni e delle infrastrutture che turbano la nostra convivenza, possiamo risolverli. Saremo in grado di dare a ogni problema soluzioni ragionevoli e costruttive. Oggi disponiamo di conoscenze e strumenti sufficienti per dare a ogni problema soluzioni di civiltà e di benessere per tutta la popolazione e altri migliori potremo trovarli. Dove ci sono divergenze su quale è la soluzione migliore, discuteremo sulla base dell’esperienza e sperimenteremo. Questa è la libertà dal bisogno, la libertà di fare, la libertà di sperimentare, la liberazione dal passato che ci opprime e da chi si ostina a imporlo.

Cosa ci impedisce di fare questo? Chi ci impedisce di fare questo?

Oggi noi comunisti siamo pochi. Neanche la parte combattiva della classe operaia e delle masse popolari è più conquistata al comunismo, come lo era invece nella prima parte del secolo scorso, all’inizio della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre in Russia. Noi comunisti italiani dobbiamo far fronte al risultato dell’esaurimento della prima ondata mondiale della rivoluzione socialista e alle specificità con cui è avvenuta nel nostro paese. Non serve a niente lamentarsene, è comunque il punto da cui partiamo. Piccolo drappello di comunisti idealmente e organizzativamente legati tra noi, avanziamo nel marasma di rassegnazione e di disperazione che ci circonda. L’importante è che abbiamo capito cosa e come fare per sviluppare quello che c’è, per elevare a un’attività sociale superiore quelli con cui siamo già in contatto e propagare il fuoco, che ognuno di noi si dia i mezzi per farlo e lo faccia con un legame di idee e organizzativo sempre più stretto tra noi. Faremo montare la lotta di classe come si fa montare la maionese e la porteremo al punto necessario per prendere il potere.

 

Il lavoro in corso. La sola alternativa realistica al governo della borghesia imperialista, del Vaticano, della NATO, dell’Unione Europea e della Banca Centrale dell’oligarchia finanziaria europea è il governo d’emergenza che le masse popolari aggregate in organizzazioni operaie e popolari (OO e OP) costituiranno facendovi partecipare gli esponenti della sinistra borghese che ancora godono della loro fiducia, il governo che faranno ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia, il governo che abbiamo chiamato Governo di Blocco Popolare. Ogni proposta di far cambiare linea alla borghesia imperialista e ai suoi governi, di indurli con le buone o con le cattive a cambiare linea e condotta, di controllare il loro operato, è illusione e diversione. Frenare e rallentare la loro opera, ridurre i danni, strappare qua e là miglioramenti è certo possibile, ma si tratta in ogni caso di risultati limitati, precari e sistematicamente usati dalla borghesia e dai suoi servi e succubi per mettere parti delle masse popolari contro altre. Esortiamo i nostri lettori a usare il Comunicato CC 31/2013 - 25 luglio 2013 e fare il bilancio dei cinque anni della legislatura della Repubblica Pontificia aperta dalle elezioni di febbraio 2013 e appena chiusa ieri 28 dicembre dal decreto del suo Presidente. L’opera del Governo di Blocco Popolare porterà invece a un livello superiore la lotta per l’instaurazione del socialismo e svilupperà in ogni campo e senza riserve tutta l’energia creativa delle masse popolari. L’attività svolta dagli operai di una piccola azienda, la Rational di Massa, un’azienda di meno di 25 dipendenti, ha mostrato nell’anno che sta per finire l’enorme potenziale di mobilitazione e di trasformazione che persino un’azienda così piccola ha in sé.

È con l’obiettivo di creare le condizioni necessarie per la costituzione del Governo di Blocco Popolare che appoggiamo e promuoviamo l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione del 1948 alcune aggirate e ignorate, altre apertamente violate (in particolare gli articoli 3 e 4, l’articolo 11 e molti altri) dalla borghesia e dal clero oggi come ieri. Aggirate, ignorate e violate non a caso o per sbaglio, ma a difesa dei loro interessi. Proprio per questo saranno attuate principalmente dal basso, ad opera delle masse popolari organizzate, dalle OO e OP che agiscono almeno localmente come Nuove Autorità Pubbliche. No Euro, No UE, No NATO sono parole d’ordine costruttive, pratiche solo se diventano linee guida dell’attività locale delle OO e OP e sono inquadrate nella lotta per la costituzione di un loro governo d’emergenza. La sovranità e l’indipendenza nazionali sono alla base di ogni progresso, ma solo l’iniziativa delle masse popolari organizzate per costituire un proprio governo d’emergenza può realizzarle.

È con l’obiettivo di creare le condizioni necessarie per la costituzione del Governo di Blocco Popolare che appoggiamo la ribellione dei sindaci e di altre autorità locali al governo centrale di Roma, alle istituzioni dell’oligarchia finanziaria europea (UE, BCE, ecc.) e alla NATO. Questi sistematicamente stanno eliminando quanto è stato creato e quanto resta delle autonomie locali e non si arresteranno perché i loro interessi ve li obbligano. Promuovere la formazione di Amministrazioni Locali d’Emergenza (ALE) è la linea che noi propugniamo.

È con l’obiettivo di creare le condizioni necessarie alla costituzione del Governo di Blocco Popolare, promuovere la creazione di nuove OO e OP e il rafforzamento e coordinamento di quelle già esistenti che parteciperemo alla campagna elettorale già in corso. Dovunque, e in primo luogo tra le file dei promotori e fautori della lista di “Potere al Popolo”, noi porteremo ed esortiamo tutti i destinatari di questo Comunicato a portare la linea di promuovere la creazione di organizzazioni operaie e popolari in ogni azienda privata e pubblica e in ogni quartiere e paese, di portarle a rafforzarsi e a coordinarsi per formare un proprio governo d’emergenza e costringere i vertici della Repubblica Pontificia a ingoiarlo.

Questo è nel nuovo anno il lavoro comune dei comunisti e di tutti quelli che si dedicheranno a costruire l’alternativa all’attuale catastrofico corso delle cose. Il (nuovo) Partito comunista italiano sostiene l’opera di quanti già vi si dedicano, impiega le proprie forze per moltiplicare il loro numero, fa quanto è nelle sue capacità per orientare la loro opera perché sia efficace e si rafforzi, perché confluisca nel fiume della rivoluzione socialista in corso.

Proprio per questo facciamo appello ai lavoratori, agli intellettuali, alle donne e ai giovani più avanzati a rafforzare le file del Partito, ad arruolarsi e diventare comunisti.

Per diventare comunisti bisogna impadronirsi della scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la loro storia, svilupparla e usarla per instaurare il socialismo.

Il Partito è scuola per ogni individuo deciso a diventare comunista e palestra per chi la pratica!

Il primo elementare passo è costituire clandestinamente in ogni azienda capitalista, in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione e in ogni centro abitato un Comitato di Partito per assimilare la concezione comunista del mondo e imparare ad applicarla concretamente ognuno nella sua situazione particolare!

Studiare il Manifesto Programma del Partito e i Comunicati CC è la prima attività di chi si organizza per diventare comunista. Stabilire un contatto clandestino con il Centro del Partito è la seconda. Promuovere la costituzione di organizzazioni operaie in ogni azienda capitalista e di organizzazioni popolari in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione addetta a fornire servizi pubblici, in ogni zona d’abitazione è la terza.

 

La rivoluzione socialista è in corso, da quando il Partito comunista si è costituito come Stato Maggiore della guerra popolare rivoluzionaria che porrà fine alla Repubblica Pontificia. Nella rivoluzione socialista nessuna donna e nessun uomo è un esubero! Nella rivoluzione socialista c’è posto per tutti quelli che sono disposti a far la loro parte!

 

Avanti quindi, compagni! La nostra vittoria dipende interamente da noi!

Assimiliamo e applichiamo gli insegnamenti della Rivoluzione d’Ottobre!

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

Osare vincere! Il nostro futuro lo costruiamo noi!

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