Una donna morta, un’altra gravemente ferita. Questo al momento il bilancio del devastante rogo divampato ieri notte nella tendopoli/baraccopoli di San Ferdinando nella Piana di Gioia Tauro, il ghetto più grande d’Italia che ospita duemila migranti impiegati nella raccolta degli agrumi. Oltre metà’ dell’insediamento è andato distrutto insieme ai pochi averi di tante persone.

 

 

ROSARNO: CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

 

 

Una donna morta, un’altra gravemente ferita. Questo al momento il bilancio del devastante rogo divampato ieri notte nella tendopoli/baraccopoli di San Ferdinando nella Piana di Gioia Tauro, il ghetto più grande d’Italia che ospita duemila migranti impiegati nella raccolta degli agrumi. Oltre metà’ dell’insediamento è andato distrutto insieme ai pochi averi di tante persone. Solo poche settimane fa Medici per i Diritti Umani, che opera da anni nella Piana con una clinica mobile, denunciava le spaventose condizioni di vita e di lavoro in cui sono costretti migliaia di braccianti stranieri. “Nulla è cambiato rispetto alle disumane condizioni materiali che portarono otto anni fa alla cosiddetta rivolta di Rosarno” si leggeva nel comunicato di Medu.

Ora qualche cosa è cambiato: ci sono anche i morti. Al di là delle dinamiche dell’incendio che andranno indagate, un elemento è certo: le grandi responsabilità delle istituzioni di questo paese che ampiamente a conoscenza di questo annoso e drammatico fenomeno, poco o nulla hanno fatto per prevenire quanto accaduto ieri notte.
 
Il comunicato:  "Rosarno, otto anni dopo la rivolta: dove vivere e lavorare rimane vergognosamente disumano"

Medici per i Diritti Umani

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