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AmbienteWeb - Ambientalismo, Pacifismo, Diritti, Libera Comunicazione

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"Un effetto domino che agisce indisturbato"

Scritto da comune-info.net. Postato in Società

C'è un legame non lineare che fa cadere una alla volta le tessere del tessuto sociale. Un effetto domino che agisce indisturbato. "Un'ideologia che contrappone al successo l'anonimizzazione dei tanti nessuno", scrive Rosaria Gasparro. Prende forma così senza rumore ogni giorno il razzismo delle scelte, nei licei che si presentano con “tranne un paio, gli studenti sono italiani e nessuno è disabile”, come nei territori.

 

 

EFFETTO DOMINO
C'è un legame non lineare che fa cadere una alla volta le tessere del tessuto sociale. Un effetto domino che agisce indisturbato. "Un'ideologia che contrappone al successo l'anonimizzazione dei tanti nessuno", scrive Rosaria Gasparro. Prende forma così senza rumore ogni giorno il razzismo delle scelte, nei licei che si presentano con “tranne un paio, gli studenti sono italiani e nessuno è disabile”, come nei territori. Ogni dominio conosce bene il gioco del domino e per dirla con Saramago il fascismo aspetta
ROSARIA GASPARRO

COME RICONOSCERE IL FASCISMO ETERNO LORENZO GUADAGNUCCI

ANTIFASCISMO E ANTICAPITALISMO NELL'ITALIA DI OGGI WU MING 1

LA BUONA SCUOLA DEI VINCENTI
Se diversi licei hanno scelto la strada della competizione, del razzismo e della discriminazione per accalappiare nuovi "clienti" significa che la scuola azienda non è più uno slogan. Così c'è chi promuove la distinzione tra scuole che accolgono chi deve diventare classe dirigente e scuole destinate a chi deve diventare salariato precario, tra scuole dei vincenti e quelle dei perdenti. "A tanto siamo arrivati, nell'indifferenza, nel cinismo, nella bruttezza e nella paura dei tempi in cui viviamo. E tra i responsabili, in prima fila - scrive Matteo Saudino -, purtroppo ci siamo anche noi insegnanti..."
MATTEO SAUDINO

Hanno ragione i ragazzi del centro sociale Sisma: Macerata sabato 10 febbraio ha scritto una bella pagina della storia dell’antifascismo e dell’antirazzismo. Migliaia di donne e uomini si sono ripresi insieme la libertà di manifestare ma, prima di tutto, di costruire ogni giorno un futuro libero da fascismi, razzismi, sessismi. Non era scontato, non è poco
R.C.

UN GESTO D'AMORE PER UNA CITTÀ FERITA
Scegliere con coraggio da che parte stare, rifiutare il coprifuoco di un sindaco dal pensiero corto e il furore della sicurezza che militarizza i territori, ricomporre relazioni sociali e amicizie nel “mare indifferente”, riscoprire il significato di parole pesanti come fascismo, razzismo e sessismo. Il dopo -Macerata lo raccontiamo con molte foto ma anche con una riflessione di Paolo Piacentini (Un gesto d’amore per una città ferita), una poesia del poeta e scrittore Antonio Piromalli (Amici), un commento di Marco Revelli (Un’umanità variopinta in piazza a Macerata ci ha salvato la faccia e la Costituzione) pubblicato dal manifesto
R.C.

ANTIFASCISMO? NO GRAZIE. UNA DISCUSSIONE
Cosa sta accadendo? Perché? Cosa accadrà? Cosa possiamo fare di fronte a quanto accaduto a partire da "Macerata"? L'artico con cui Franco Berardi Bifo sostiene che "la cosa più stupida che possa accadere nei prossimi mesi è una riedizione dell’antifascismo militante..." e che purtroppo "la società non è oggi in grado di difendersi né dal nazismo finanziario né dal fascismo degli impotenti" ma può solo "esercitare la pazienza, la comprensione e l’autonomia..." ha fatto molto discutere. Lo riproponiamo insieme a diversi interventi critici, che trovate in coda all'articolo
FRANCO BERARDI BIFO

IL TERRORE DELLE FRONTIERE APERTE
Un’università californiana ha analizzato 6mila tweet e 300 discorsi tenuti da Trump prima, durante e dopo la campagna elettorale rilevando che l’espressione “frontiere aperte” è stata una delle chiavi di un successo inatteso. Nell’alimentare il terrore che gli Usa fossero tanto indeboliti da poter finire alla mercé di invasioni di narcotrafficanti messicani e altri cospiratori, Trump ha “venduto” un’ossessiva ripetizione di argomenti semplicistici, razzisti e misogini che prima erano rifiutati dalla cultura politica statunitense. Quella narrazione tossica quanto assurda si è poi trasformata nel vero asse portante della politica sulle migrazioni. Una tattica spregevole che ha da tempo un respiro planetario: dal Piano per la frontiera Sud degli Usa all’intervento europeo (e italiano) nel Sahel africano le risposte al fenomeno migratorio e alla fuga delle persone dalla fame, dalla desertificazione e dalla guerra sono solo la militarizzazione e la morte. Per vincerla, forse, servono idee capaci di suscitare grandi emozioni, speranze ed entusiasmo non brodini rassicuranti e vuota retorica di routine. Laura Carlsen, una delle giornaliste internazionali più autorevoli sulla Frontera Usa-Mexico, scrive una rubrica su Desinformemonos intitolata proprio “frontiere aperte” e si domanda: ma se le frontiere le tenessimo davvero aperte, non del tutto prive di controllo, ma pronte ad accogliere a braccia aperte le persone in cerca di un rifugio, di un aiuto e di un posto sicuro dove vivere con i propri figli?
LAURA CARLSEN
 

LA PACE NON È UN CEROTTO
A chi ha meno di vent'anni bisognerebbe proprio raccontare di quel 15 febbraio 2003, quando l’intero pianeta si fermò e scese in piazza in più di seicento città. Si trattava di fermare la guerra, l’ennesima, dell’Occidente e dei suoi alleati all’Iraq. Mai nella storia una manifestazione era stata così globale. Ma oggi non abbiamo bisogno di celebrazioni né di restare ingabbiati a valutare l'esito di quella giornata: abbiamo bisogno di continuare a costruire ponti con chi cerca di mettere ogni giorno la guerra fuori dalla storia, con chi sostiene le comunità migranti, con chi pensa che il pacifismo non sia un traguardo ma un cammino. "La pace è edificazione di un vero ordine di giustizia - scrivono Alfio Nicotra e Martina Pignatti Morano di Un ponte per -, non u n cerotto ipocrita sulle ferite della guerra..."
ALFIO NICOTRA E MARTINA PIGNATTI MORANO

SORRIDI, SII FIGA, VESTITI DI ROSA
«Dicono che la Hunziker sia stata bravissima.”A fare cosa?” domando. “A intrattenere”, mi rispondono... Mi viene il nervoso per i ruoli che ci chiedono, e di cui ci accontentiamo. Sorridi. Sii figa, vestiti di rosa, principessa sexi, e canta “Viva la mamma”... - scrive Penny - Di Sanremo salvo lui: Favino con il monologo "La notte poco prima della foresta" del drammaturgo francese Bernard-Maria Koltès...»
PENNY

NO, IO NON CI STO
«Abbiamo paura di incontrare le sfaccettature molteplici della realtà e delle persone, perché abbiamo paura prima di tutto di incontrare noi stessi nella nostra fragilità in un mondo che ci chiede “di essere forti”, sempre “all’altezza”, che è indifferente a chi soffre e a chi non è più “una risorsa” per un mondo dove vige la legge che vince chi riesce a schiacciare l’altro. A questa legge dobbiamo opporre ovunque, a scuola, nella famiglia, nella vita di tutti i giorni, sempre il “No, io non ci sto”...»
EMILIA DE RIENZO

NON SARÀ UN'ASTA A DISTRUGGERCI
Officine Zero (Oz) nasce sei anni fa per trasformare il fallimento dell’ex-RSI, un’impresa attiva per quasi un secolo, in un’opportunità per la periferia di Roma. Si tratta di una quelle storie da raccontare ovunque, una storia di autogestione, di scambio di competenze, di condivisione di spazi, partita dalla rigenerazione dal basso di un’area di oltre 20.000 metri quadrati che oggi ospita cinquanta lavoratori tra autonomi, artigiani, associazioni, giornalisti e artisti. Qui Oz racconta come e perché un’asta, un gigante della finanza (Bnl/Bnp Paribas) e alcune istituzioni (Comune e Municipio IV, a proposito, ricordate la retorica del M5S su green economy e movimenti dal basso?) potrebbero mettere fine a questa storia
OFFICINE ZERO

AGENDA

GENOVA 13 FEB. ASSEMBLEA DI NON UNA DI MENO

ROMA 14 FEB. ABITARE L'ALTRA ROMA. INCONTRO CON CARLO CELLAMARE

BOLOGNA 16 FEB. PARTIGIANI AFRICANI A MACERATA. CON WU MING 2

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