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" Seppellire i morti"

Scritto da aginform.org. Postato in Aginform

Si parla di funerali di terza classe quando si tratta di una sepoltura di poco conto. Parlarne in merito ai risultati conseguiti il 4 marzo da Potere al Popolo non fa dunque notizia. Serve però a mettere in evidenza che, se pensiamo a una prospettiva di classe, internazionalista e comunista, abbiamo la conferma che la paccottiglia trotsko-anarco-movimentista [...] non ha registrato novità di sorta. Il pesce nuota in acque troppo basse per avere un futuro.

 

Seppellire i morti

Si parla di funerali di terza classe quando si tratta di una sepoltura di poco conto. Parlarne in merito ai risultati conseguiti il 4 marzo da Potere al Popolo non fa dunque notizia. Serve però a mettere in evidenza che, se pensiamo a una prospettiva di classe, internazionalista e comunista, abbiamo la conferma che la paccottiglia trotsko-anarco-movimentista che viene richiamata in servizio quando serve a stendere una cortina fumogena sui nodi politici, non ha registrato novità di sorta. Il pesce nuota in acque troppo basse per avere un futuro.

Questa realtà, che ha aspetti pre-politici e ha a che fare con un romanticismo ideologico che assimila i suoi protagonisti ad arancioni a tinte un po' più scarlatte, continua a rimanere un ghetto sempre più ristretto, nonostante che a sostenerla elettoralmente questa volta si siano scomodati due 'partiti' (Rifondazione e il PCI , quello di derivazione dilibertiana), il maggiore - si fa per dire - sindacato di base, la massoneria trasversale trotskista, il movimentismo partenopeo di nuovo conio che le malelingue dicono di ispirazione del sindaco di Napoli, più una spruzzata di operatori culturali in vena di brividi. Il tutto per arrivare all'1,12 per cento. Come dire, non c'è trippa per gatti. E questo lo avevamo anticipato in una nota relativa all'assemblea dell'Ambra-Jovinelli che aveva preceduto le elezioni.

Perchè allora parlare di questo e non del resto, cioè di cosa indicano i risultati del 4 marzo? Perchè parlando di questo, a nostro parere, possiamo inquadrare meglio l'intero campo dei risultati elettorali e trarne le conclusioni che, da un punto di vista oggettivo e di prospettiva presentano novità e non tutte allettanti.

Certo, c'è l'aspetto centrale che è la sconfitta di Renzi, il quale ha subito l'effetto del tridente pronto ad essere scagliato in queste elezioni dai 5Stelle, dagli effetti della scissione di Bersani e soci e dall'astensionismo, che hanno portato al fallimento la sua politica. La bestia non è ancora domata, come indicano le dimissioni non dimissioni, ma si sta ritirando sempre più nella sua tana ed è questione di tempo.

Sulle macerie del PD si ergono però i due colossi che risultano vincenti, la coalizione della destra e la vittoria dei 5Stelle, e questo cambia tutto lo scenario, a meno che non si voglia considerare Di Maio la sinistra come noi l'abbiamo intesa storicamente. E' bene che coloro che ritengono di avere una posizione comunista guardino però attentamente la realtà che si sta delineando. Non c'è una destra e una sinistra nuova che si fronteggiano.

A destra abbiamo una realtà anomala a guida Salvini reduce da un bagno popolare su questioni sociali e di difesa nazionale che fanno breccia in settori popolari, dall'altra parte abbiamo i 5Stelle che rappresentano la nuova ipotesi legalitaria, anticorruzione e socialmente orientata. Quindi far emergere in questo contesto una posizione di classe quando essa è stata carente in condizioni di 'normalità' dialettica sarà molto più difficile.

La 'sinistra' che è annegata con Potere al popolo non avrà modo di misurarsi con questa nuova realtà, dati i risultati, ma costringe invece a cambiare la connotazione di coloro che si preparano a un'opposizione socialmente avanzata e politicamente non infantile. Niente demagogia movimentista e scorciatoie antifasciste, ma analisi corretta delle contraddizioni reali e di come gestirle politicamente. Su questo siamo ancora al dibattito culturale. Intanto però seppelliamo i cadaveri dei servitori del popolo e del PD renziano. Per guardare avanti c'è bisogno intanto di far questo.
 

Aginform
5 marzo 2018

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