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La battaglia è iniziata



Scriviamo quando la vicenda iniziata dopo le elezioni del 4 marzo non è ancora conclusa. Non per anticiparne le conclusioni, ma perchè non ci sentiamo spettatori bensì partecipi della battaglia in corso, nel senso che - pur mantenendo tutta l'autonomia di comunisti - capiamo che i suoi esiti sono molto importanti per il futuro e ne viviamo i passaggi e capiamo anche che non tutto si concluderà con un no o un sì al governo Salvini-Di Maio. Lo scontro è destinato a protrarsi nel tempo.

Vogliamo ribadire ciò che abbiamo scritto all'indomani delle elezioni: il risultato costituisce un fatto di straordinaria importanza perchè rompe lo schema tradizionale della dialettica politica italiana, mettendo all'angolo il fascio-renzismo che ha rappresentato negli ultimi anni il colpo più duro contro i lavoratori e la maggioranza degli italiani.

Questo fatto, come è ovvio, ha scatenato una reazione rabbiosa, da destra e da sinistra.

A destra Berlusconi, che credeva di poter guidare la sua coalizione portandola come garanzia di continuità della tradizione europeista moderata, si è trovato scavalcato dalla Lega e ha dovuto rapidamente cambiare ruolo ritaglindosi quello del frenatore. Ma ingabbiare Salvini non era né facile né possibile e quindi ha dovuto, obtorto collo, accettare l'ostracismo da parte dei Cinque-stelle. L'ex cavaliere non è stato colpito a morte, ma il colpo pentastellato è andato a segno, ed è andato a segno anche quello di mettere all'angolo il PD e aumentarne visibilmente le contraddizioni. La reazione che si è scatenata contro la prospettiva del governo giallo-verde non è solo partitica, ma si estende a tutta l'impalcatura del vecchio sistema della cosiddetta società civile, ai giornali e alle televisioni, agli 'esperti' chiamati a dare il loro alto parere con le stupidaggini dei saccenti. E, cosa incredibile, a tirare la volata sono proprio i giornali della destra, quelli berlusconiani. Allora perchè Berlusconi non rompe? Per il semplice motivo che questa rottura sarebbe anche la fine del suo sogno governista, meglio dunque lavorare al sabotaggio e puntare al fallimento della coalizione giallo-verde. Questo a destra.

E a sinistra che cosa succede? Si cerca innanzitutto di accreditare l'immagine di un governo marcatamente di destra, contro cui chiamare a una nuova resistenza. All'appello ha già risposto LeU per bocca di Speranza, ma è verosimile che anche il movimento arancione degli 'alternativi' sarà spinto a tirare la volata a una 'sinistra' risorta. Il fronte che si muove contro l'accordo Lega-Cinquestelle è dunque ampio e convergente e naturalmente entrano in ballo anche i commissari europei, la borsa e lo spread.

A questo punto la domanda è: perchè, da destra e da sinistra, c'è una convergenza così ampia, con il Financial Time che parla dei 'nuovi barbari' al governo dell'Italia? Forse perchè si parla finalmente di cambiare le regole del gioco in Europa, rivedere la Fornero, decidere sul reddito di cittadinanza e su tante altre cose che - sotto l'egida di un governo 'modernamente di sinistra' - hanno reso così tragica la situazione sociale in Italia? E come mai tanta gente perbene ha perso il normale savoir faire politichese e si è lanciata violentemente nella mischia?

Tra le cose che sono saltate in questo periodo c'è anche la capacità di comprendere e interpretare il corso degli avvenimenti da parte di una sinistra defunta e questo spiega anche i risultati autistici delle sue liste 'alternative'.

La tragedia è che la situazione è in marcia, ma manca una forza strategica che possa intervenire in modo giusto per sfruttarla.

Aginform
17 maggio 2018