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E adesso?

Considerazioni post elettorali


Se è senz'altro utile bloccare, con un dibattito aperto, la deriva 'arancione' degli alternativi che torna utile alla ricomposizione del fronte preteso 'democratico-antifascista' targato PD, è anche vero che si pone il problema di discutere come ci si muove nel nuovo contesto. Per ora la questione è puramente teorica o, meglio, è una pura prefigurazione di scenari operativi, mancando gli strumenti adeguati per influenzare in qualche modo la situazione.

Partiamo dalla situazione internazionale da cui dipendono le sorti anche dell'Italia. Dopo le minacce dell'UE e della NATO al nuovo governo sulle possibili scelte in merito a Russia ed Euro è arrivato il G7 che ha dimostrato la totale confusione nella compagine che dovrebbe governare l'occidente capitalistico (più il Giappone). Gli USA ormai sono proiettati verso una gestione unilaterale dei rapporti internazionali certificando, col disinteresse di Trump, che non hanno più bisogno di una visione collegiale delle relazioni economiche, politiche e militari. Ancora una volta America first, stavolta in versione isolazionista.

L'Europa è costretta, obtorto collo, a scegliere la sua strada. Nell'incontro canadese questo non sembra che sia accaduto; la Merkel rimane ancorata ai vecchi schemi di sudditanza atlantica e ripropone le sanzioni alla Russia senza accorgersi di essere spiazzata da Trump. Il nostro presidente del Consiglio ha cercato di far capire che anche lui era contro le sanzioni alla Russia, ma sembra che sia stato risucchiato da una assurda solidarietà continentale. La crisi si sposta quindi in Europa.

Putin, così odiato dagli arancioni italiani, ha risposto in modo signorile di essere poco interessato al salotto buono del G7 e di avere per il futuro altri progetti. Non è un caso che parallelamente all'incontro in Canada fosse in corso la riunione degli 'asiatici' con Putin, Xi Jinping e gli altri partner del gruppo di Shanghai. La risposta di Putin e l'incontro in Cina ci dicono dunque che oggi l'occidente non è il centro del mondo, ma solo una parte, per di più in crisi. E da questa crisi Trump, con provvedimenti economici e militari, sta tentando di uscire buttando a mare i suoi alleati storici.

L'Europa nei prossimi mesi sarà dunque investita da un terremoto che vedrà le sue strutture messe in discussione in assenza di una progettualità che sia adeguata ai tempi, come emerge dalle posizioni di Francia, Germania e Regno Unito, che hanno coinvolto a quanto sembra anche l'Italia, che rischia di fare la fine del vaso di coccio.

A questo si aggiunga che la vicenda dei dazi è il sintomo di un aumento di aggressività nella concorrenza economica internazionale che avrà effetti devastanti per paesi come l'Italia e inciderà sulle condizione sociali e sullo sfruttamento della manodopera.

Il governo che si è appena costituito, nonostante le intenzioni, è stretto dalla situazione oggettiva e dal partito dello spread, di cui il PD è capofila, e non potrà resistere facilmente. Potrebbe accadere perciò quello che si è verificato in Grecia con Tsipras e che si arrivi cioè ad accomodamenti suicidi. Dal cambiamento si passerebbe alla degenerazione. Per evitarlo bisogna presentare il conto a chi questo cambiamento ha promesso. In questo sta la sfida da lanciare, fuori da ogni logica 'arancione ' a servizio di Soros e del PD.

La sfida riguarda la rottura della solidarietà europea su embarghi, politica di guerra e austerità e insieme la fine della gestione antisociale e liberista dell'economia italiana. La difesa di questa Europa è il contrario di tutto questo.

Aginform
9 giugno 2018