"Non è facile assumersi responsabilità quando le incognite che pesano sull'esito sono tante, ma questa volta chi ritiene - e noi siamo tra questi - che la situazione spinga in questo senso non può esimersi dal farlo".

 

Il coraggio delle scelte

 

Non è facile assumersi responsabilità quando le incognite che pesano sull'esito sono tante, ma questa volta chi ritiene - e noi siamo tra questi - che la situazione spinga in questo senso non può esimersi dal farlo. Ormai l'alternativa tra berlusconiani e antiberlusconiani è superata, l'Italia è ostaggio di Monti e delle logiche della UE e dell'Euro, il quadro politico è letteralmente scompaginato. E intanto cresce rapidamente, variamente articolata, la rivolta sociale.

In questo contesto ci devono essere chiare due cose. La prima è che gli sconfitti di oggi si stanno riorganizzando, sia a destra che sul versante PD, che certo non possiamo definire di sinistra. Gli uni cercano di dare corpo a una destra legata non al nome, ma alla sostanza degli interessi che rappresentano. Gli altri, convinti che le elezioni recenti li abbiano premiati, cercano di darsi una verniciata di hollandismo in versione casareccia. Su questa prospettiva i due schieramenti pensano di poter recuperare.

Il gioco potrebbe riuscire se la gente, i ceti popolari e quelli investiti dalla crisi, abbassasero la guardia e si facessero trascinare dietro prospettive illusorie. Anche se sotto i colpi dell'astensionismo e del grillismo che pure, ripetiamo, non ha nulla di politico e di strategico, i vecchi manipolatori non hanno vita facile.

Quella che manca però è la coscienza netta degli obiettivi, che rischia di portare la situazione in un vicolo cieco e favorire una soluzione forte. Quando parliamo del coraggio delle scelte significa pronunciarsi sull'uscita dalla UE e dall'Euro, affrontare lo scontro istituzionale mettendo in stato d'accusa i responsabili dello strozzinaggio bancario e della criminalità politica, proporre un' uscita dalla crisi contro la logica di guerra e di competizione liberista a cui destra e PD ci hanno portati.

L'affermazione dell'astensionismo collegato a questi punti di programma è la tappa che ci consente di evitare la nuova demagogia elettoralistica e di aprire alternative vere. E non si illudano gli sbandieratori di qualche straccio rosso di riconquistare credibilità. Tutto si gioca sul campo degli avvenimenti veri.

Erregi

12 maggio 2012

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