Diritti Umani

Il 15 agosto la polizia delle Filippine ha ucciso 32 persone, probabilmente il più alto numero di vittime in un solo giorno da quando il presidente Duterte ha dichiarato la cosiddetta “guerra alla droga”. A pagare il prezzo di questa brutalità sono soprattutto le comunità più povere di aree come la provincia di Bulacan, dove è avvenuta buona parte delle esecuzioni extragiudiziali.

“Procedendo a questa esecuzione sfidando i loro obblighi di diritto internazionale e la grande indignazione dell’opinione pubblica internazionale, le autorità iraniane hanno ancora una volta crudelmente mostrato di ignorare del tutto i diritti dei minori. Questa vergognosa azione rivela la vacuità delle affermazioni secondo le quali l’Iran ha un valido sistema di giustizia minorile”.

Per la terza volta dal maggio 2016, le autorità iraniane hanno programmato l’esecuzione di Alireza Tajiki, arrestato nel 2012 e condannato a morte nel 2013, quando aveva rispettivamente 15 e 16 anni, con l’accusa di aver violentato e poi ucciso un suo amico. Il processo nei suoi confronti è risultato gravemente irregolare, basato prevalentemente su “confessioni” sotto tortura.

Le proteste sono iniziate quando il candidato dell’opposizione, Raila Odinga, ha denunciato che il sito della commissione elettorale era stato hackerato usando user e password di Chris Msando, il presidente della stessa commissione ucciso il 31 luglio. Di conseguenza, secondo Odinga, i risultati elettorali erano stati manipolati in favore del presidente uscente, Uhuru Kenyatta.

L’8 agosto un tribunale di Mosca ha annullato la decisione di rimpatriare Khudoberdi Nurmatov (noto come Ali Feruz), un giornalista gay uzbeco cui la Russia aveva negato asilo politico. Il tribunale ha tuttavia deciso che Ali Feruz dovrà rimanere in carcere finché la Corte europea dei diritti umani non avrà esaminato il suo caso.

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