La guerra in Colombia

 

L’ATTACCO A CORINTO (CAUCA) DELLE FARC-EP ALL’ESERCITO E’ UNO SCHIAFFONE ALLA “SICUREZZA DEMOCRATICA” DI URIBE

 

Tratto dall’Agenzia di Notizie Nuova Colombia (http://anncol.eu) – 12/11/2009

 

Pur non conoscendo ancora il bollettino di guerra ufficiale dell’organizzazione insorgente (i media di regime parlano di 9 militari morti e svariati feriti, N.d.T), ci permettiamo di fare la seguente analisi per i nostri lettori.

L’Esercito ed il suo Dipartimento V, di propaganda, unitamente ai giornalisti di guerra che hanno fatto il corso della III Brigata sul giornalismo di guerra, veicolano tre versioni false dell’attacco affinché esso sia condannato dall’opinione pubblica, ma soprattutto al fine di non riconoscere che, senza dubbio, si è trattato di un forte schiaffone alla “Sicurezza Democratica”.

Il primo stratagemma è presentarlo come un attacco alla popolazione di Corinto e non, come invece è stato, un attacco ad un obiettivo militare incarnato dai soldati che facevano la guardia ad antenne di comunicazione, accompagnati da due battaglioni di alta montagna con personale altamente qualificato nella lotta controinsorgente.

Il secondo è presentare l’azione guerrigliera come una risposta alla presunta collaborazione della popolazione civile di Corinto con l’Esercito. Questa variante pretende di far credere che l’insorgenza si scagli contro la popolazione civile. La versione ufficiale veicolata dal Dipartimento V dell’Esercito, con la complicità dei media, presenta la popolazione come un insieme di delatori e fedeli ai soldati, e pertanto viola il principio di distinzione tra civili e militari.

Il terzo consiste nel presentare l’attacco come una risposta della guerriglia alla lotta contro il traffico di marijuana nella regione, quando a Corinto tutti sanno che a gestire e consentire la distribuzione della marijuana sono gli ufficiali dell’Esercito, i quali riscuotono la rispettiva tassa-estorsione per lasciar passare tale sostanza psicotropica. E poi simulano addirittura la bruciatura di capanne con erba per ottenere promozioni.

Con queste tre varianti l’Esercito persegue varie cose.

Uno: preservare l’immagine d’imbattibilità delle forze militari incaricate di propiziare la vittoria della “Sicurezza Democratica”.

Due: negare che un attacco a Corinto, a quindici minuti di elicottero da Cali, sia indubbiamente una dimostrazione della fallacia uribista secondo cui la guerriglia sarebbe sconfitta.

Tre: negare la capacità delle FARC-EP di muovere, quando un obiettivo lo richiede, una quantità importante di unità per realizzare un attacco.

Quattro: occultare lo storico conflitto per la terra che da secoli vede gli indigeni e i contadini del Cauca contrapporsi alle famiglie oligarchiche e terratenenti di questo dipartimento.

Cinque: occultare che tutti gli accordi firmati tra gli indigeni ed il governo narco-paramilitare sono stati disattesi dal governo, che non ha mantenuto la parola e non ha rispettato quanto sottoscritto con le riserve indigene ed i rappresentati della Minga (processo comunitario indigeno, N.d.T).

Sei: occultare la repressione ufficiale contro i popoli indigeni, che va dalla chiusura di radioemittenti agli arresti di massa, dall’obbligare gli indigeni a fare da guida ai militari al costringerli ad essere soldati contadini, passando per la persecuzione al recupero indigeno delle terre.

Sette: occultare l’impegno di classe dell’oligarchia mafiosa, rappresentata da Uribe e dai suoi seguaci, nei confronti degli Irragorri Hormaza, dei Valencia, dei Papamijas, dei Mosquera Chaux e di altre tre famiglie che ostentano la proprietà del 90% delle terre fertili del dipartimento del Cauca.

Tutti questi fatti dimostrano che il cammino della guerra si può evitare con la soluzione politica del conflitto sociale ed armato che vive il Paese, e che tale ricerca della pace non può essere la pax romana. La vera pace con giustizia sociale passa per la riforma agraria, in cui non si sussidino latifondisti e speculatori. La riforma agraria è la terra data ai popoli ancestrali affinché mantengano la loro cultura in autonomia, ed ai contadini colpiti dalla concorrenza sleale dell’agricoltura sussidiata dei paesi ricchi e delle sementi geneticamente modificate. E’ la lotta per la pluri-cultura e la sovranità alimentare.

Ogni combattimento di questo conflitto armato ci conduce al punto di partenza: alla sua origine sociale ed alla necessità di una soluzione politica.

 

http://www.nuovacolombia.net

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