Iran: Amnesty International condanna l’esecuzione “shock” di due manifestanti

Amnesty International ha condannato l’esecuzione di due persone arrestate durante le proteste che si sono susseguite in Iran dall’indomani del contestato esito delle elezioni dello scorso anno.

Mohammad Reza Ali-Zamani e Arash Rahmanipour sono stati impiccati oggi,
giovedi’ 28 gennaio, dopo essere stati giudicati colpevoli, al termine di
un processo iniquo, di ‘comportamento ostile a Dio’ e di appartenenza
all’Anjoman e-Padeshahi e-Iran (Api), un gruppo fuorilegge che chiede il
ritorno della monarchia.

‘Queste due esecuzioni-shock mostrano che le autorita’ iraniane non
intendono fermarsi di fronte a nulla per stroncare le proteste pacifiche
che vanno avanti dalle elezioni’ – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui,
vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty
International. ‘Prima li hanno condannati dopo un processo iniquo, poi li
hanno uccisi e non e’ neanche chiaro se effettivamente appartenessero o
meno al gruppo fuorilegge, dato che le loro ‘confessioni’ sarebbero state
esorte con la forza’.

Secondo le autorita’ iraniane, almeno altre nove persone si trovano in
attesa di esecuzione dopo essere state condannate nei cosiddetti
‘processi-spettacolo’.

‘Temiamo che le due di oggi siano solo l’inizio di un’ondata di esecuzioni
nei confronti di persone condannate a seguito di incriminazioni cosi’
vagamente formulate’ – ha aggiunto Hassiba Hadj Sahraoui.

Mohammad Reza Ali-Zamani e Arash Rahmanipour erano stati condannati per
‘comportamento ostile a Dio’ dal Tribunale rivoluzionario di Teheran lo
scorso ottobre. Erano anche stati giudicati colpevoli di ‘propaganda
contro il sistema’, ‘insulto a figure sacre’ e ‘collusione con l’intento
di minacciare la sicurezza nazionale’.

Mohammad Reza Ali-Zamani era stato accusato di aver visitato illegalmente
l’Iraq e di avere, in quell’occasione, incontrato ufficiali dell’esercito
statunitense.

L’avvocato di Arash Rahmanipour ha affermato che il suo assistito non
aveva mai preso parte alle proteste post-elettorali e che era stato
costretto a rilasciare una ‘confessione’ durante un ‘processo-spettacolo’
dopo che i suoi familiari erano stati sottoposti a intimidazioni. Ne’ lui
ne’ il collega che difendeva Mohammad Reza Ali-Zamani sono stati informati
dell’esecuzione, come invece richiesto dalla legge iraniana.

‘Queste due esecuzioni sono la prova che il sistema giudiziario viene
usato come strumento di repressione da parte delle autorita’. Il messaggio
inviato oggi a chi vuole esercitare il diritto a manifestare pacificamente
contro il governo e’: non scendete in piazza’.

Altre manifestazioni sono previste l’11 febbraio, in occasione
dell’anniversario della Rivoluzione islamica.

Secondo fonti ufficiali, piu’ di 40 persone sono morte nelle
manifestazioni promosse dopo le elezioni, molte delle quali represse con
violenza dalle forze di sicurezza. Amnesty International ritiene che il
numero delle vittime sia molto piu’ alto. Oltre 5000 persone sono state
arrestate, molte delle quali sottoposte a torture e maltrattamenti. Decine
e decine di manifestanti sono stati condannati a pene detentive e, in
alcuni casi, anche alle frustate, al termine di processi iniqui. Le
condanne a morte sono state almeno 11. Una di queste, emessa nei confronti
di Hamed Rouhinejad, e’ stata commutata in appello nel corso di questo
mese.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 28 gennaio 2010

 

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