“Amicus curiae e preti pedofili”

Penso che mai come in questo momento gli italiani dovrebbero riflettere sull’importanza della neutralità di certi luoghi.

Nei tribunali della repubblica presto compariranno persone che testimonieranno non solo contro sacerdoti, ma anche contro l’organizzazione che li ha protetti e nascosti.

Indipendentemente da ogni altra considerazione dobbiamo pensare alla obbiettiva pressione  psicologica che costoro subiranno dalla presenza nell’aula del simbolo di quella organizzazione religiosa.

Come ho già detto la gente non va alla posta per il gusto di fare la fila e nemmeno in tribunale per il piacere di passare una mattinata diversa dal solito. Dobbiamo liberare i luoghi pubblici dai simboli religiosi e riportarli alla loro neutralità. E’ una questione di elementare rispetto dei più basilari diritti umani.

 

Dott. Claudio Giusti

http://www.osservatoriosullalegalita.org/special/penam.htm

Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti.

 

NOTA

La libertà di religione è una delle fondamenta su cui si reggono i Diritti Umani Universali e la civile convivenza. Il diritto ad avere, non avere e cambiare una religione è sancita dall’Articolo 18 della Dichiarazione del 1948 e questo diritto è considerato così importante da non poter essere sospeso per nessuna ragione al mondo (Art 4.2 e Art. 18 del ICCPR).

http://www.volint.it/scuolevis/dirittiumani/patto_dir_civ.htm

Ovviamente per libertà di religione si intende qualcosa che va ben al di là di una mera libertà di culto. Ma libertà non significa abuso o obbligo. La libertà dei credenti termina dove comincia quella dei non credenti o di chi pratica una diversa religione. La logica conseguenza di questi principi assolutamente elementari è la necessità, per ogni paese decente, di rispettare i diritti di tutti e di avere alcuni luoghi “neutri”, cioè privi di simboli e riferimenti religiosi. Questo purtroppo in Italia non accade. Con la risibile scusa che la maggioranza dei cittadini apparterrebbe al cattolicesimo il simbolo di questa religione viene imposto in ogni luogo pubblico, mentre i diritti dei non cattolici sono ben poco rispettati. Nei tribunali e nelle scuole i simboli cattolici devono essere esposti e la Signora Lautsi si è rivolta alla giustizia italiana per ottenere il rispetto dei diritti dei suoi figli. Le risposte sono state surreali.

http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/02feb2/1633ritastatolaico.htm

Ma per fortuna ci sono dei giudici a Strasburgo e la sentenza Lautsi c. Italie ha rimesso le cose a posto.  http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/04/la-signora-lautsi-contro-il-governo-italiano/

La Corte Europea dei Diritti Umani (del Consiglio d’Europa) deve decidere sul ricorso presentato dal nostro governo alla sentenza Lautsi c. Italia, quella del crocefisso per intenderci. Chiedo a tutti di scrivere (in italiano) alla Corte chiedendo il rigetto del ricorso perché un paese rispettoso dei diritti umani deve avere dei “luoghi neutri” in cui veniamo accettati in quanto esseri umani e cittadini, senza alcun riferimento alle nostre convinzioni o condizioni. Scuole, tribunali, uffici postali, ospedali, eccetera devono essere liberi da simboli religiosi.

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