“Chiuse le 103 Direzioni Territoriali dell’Economia e delle Finanze sedi in un solo colpo!”

Si chiude. E’ iniziata la conversione in legge del decreto-legge 25 marzo 2010 n. 40 nel quale è inserito l’emendamento approvato il 29 aprile 2010 dalla Commissione Finanze e Attività Produttive.
Con l’emendamento in questione, il Ministro Tremonti chiude tutte le Direzioni Territoriali dell’Economia e delle Finanze, 103 sedi in un solo colpo.
Lo aveva annunciato il suo sottosegretario al MEF, con delega al personale, in uno dei rarissimi incontri avuti con le organizzazioni sindacali: il ministro condivide politicamente il progetto di “riorganizzazione” del dicastero messo in atto dal suo predecessore, il bamboccione Tommaso Padoa Schioppa, con il DPR 43/08.
Qual è, quindi, la differenza o la sorpresa?
Un anno fa, avevano già tentato il golpe durante il consiglio dei ministri n. 46 del 23 aprile 2009, inserendo la soppressione delle articolazioni del MEF nel decreto per la ricostruzione dell’Abruzzo, nello speciale giochi (nuove lotterie ad estrazione istantanea); in sede di conversione del decreto legge, l’articolato venne soppresso.
Si doveva, quindi, aspettare solo il momento adatto (dopo le elezioni regionali vittoriose per la compagine governativa) e l’accelerazione della crisi sistemica economica/finanziaria che, in sintonia con quanto sta accadendo fuori dalla nostra finestra (Grecia), individua immediatamente nei dipendenti pubblici chi deve sostenerne il costo.
La nascita della Difesa SpA, lo smantellamento dell’INPS, la privatizzazione della Protezione Civile, i tagli delle risorse umane ed economiche al Ministero della Giustizia, l’allungamento dell’età pensionabile per le donne, la triennalizzazione dei contratti e i mancati rinnovi in termini di aumenti salariali, l’imminente scippo del TFS, unitamente all’entrata in vigore del DLgs 150 e del collegato lavoro, sono solo alcuni elementi esemplificativi del feroce attacco portato dai poteri padronali, alle condizioni del lavoro pubblico e dei suoi operatori.
L’emendamento in questione (in allegato), coniuga due esigenze: da un lato, potenziare l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli dello Stato che, a breve, si trasformerà in Agenzie Fiscali affermando, in questo modo, il ruolo determinante degli introiti provenienti dal comparto del gioco pubblico. Non a caso, proprio il gioco pubblico è la terza industria del paese e l’AAMS ha la necessità di contrastare il sommerso, le sacche di illegalità in modo da permettere ulteriori incassi per lo Stato. Uno Stato, questo, che continua ad incentivare imperterrito, anziché il lavoro, la patologia del gioco di massa con la conseguente alienazione delle persone e delle famiglie.
L’altra esigenza risponde alla necessità di portare a compimento la destrutturazione del MEF, opera incompiuta del predecessore ministro.
Il testo dell’emendamento, quindi, è stato inserito nel quadro della discussione avvenuta in sede referente nelle Commissioni riunite VI (Finanze) e X (Attività produttive, commercio e turismo) sul DL 40/10 che recita “Disposizioni tributarie e finanziarie urgenti in materia di contrasto alle frodi fiscali, di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un Fondo per incentivi e sostegno alla domanda in particolari settori.” – C. 3350.
Proposto dall’on. Marco Pugliese (PDL – Avellino), il testo è stato approvato da uno dei Tremonti boys, uno dei tanti “professionisti” che il ministro ha voluto con sé a via XX Settembre, il relatore della VI Commissione, l’on. Marco Mario Milanese (PDL – Campania 2), ex ufficiale della GdF, docente alla SSEF e prezioso protagonista di articoli di cronaca, facilmente reperibili sulla rete. L’operazione, ovviamente, è avvenuta con la regia di alcune pedine fondamentali dell’alta dirigenza dell’AAMS, quelle retribuite con 500.000 mila euro all’anno, per intenderci.
Nello specifico, il comma 1 ter prevede che le competenze saranno riallocate, prioritariamente, presso gli uffici centrali del Dipartimento dell’amministrazione generale, dei servizi e del personale ovvero, presso le Ragionerie Territoriali dello Stato; mentre il personale, in servizio presso le DTEF sarà trasferito, a domanda, all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli dello Stato (che si trasformerà in Agenzia Fiscale), anche in sovrannumero o, in alternativa, presso le RTS (quali?).
Se si pensa che l’AAMS è strutturata, ad oggi, in uffici regionali con pochissime sezioni distaccate; che sarà presto trasformata in Agenzia Fiscale con una probabile e quanto meno incerta articolazione sul territorio; che il trattamento economico spettante è quello al momento del trasferimento; del pendolarismo che si delinea all’orizzonte per migliaia di lavoratori insieme allo sconquasso che subiranno intere famiglie e che, infine, la maggior parte dei lavoratori del MEF non hanno usufruito di progressioni professionali, è facilmente comprensibile verso quale baratro siano sospinti i colleghi delle DTEF.
Molti si domanderanno, perché vengono chiuse le Direzioni Territoriali dell’Economia e delle Finanze e non, per esempio, le Ragionerie Territoriali dello Stato ?
Anche su questo punto, la risposta risulta molto semplice.
Se, con l’equilibrismo di Tommaso Padoa Schioppa, si tentava di destrutturare il ministero in nome della razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse sia umane che economiche, il ministro Tremonti “se ne infischia” completamente e, in nome dello “ce l’ho duro”, le chiude tutte, indistintamente.
Guarda caso, chiudono proprio le DTEF, luoghi di incontro tra il MEF e i cittadini sul territorio, patrimonio culturale nel rapporto diretto con l’utenza, difficilmente sostituibile con altri uffici che, per competenze istituzionali, sono privi di tale background: erogazione degli stipendi ai dipendenti dei comparti Ministeri, Scuola, Istituti di Alta Formazione e Agenzie fiscali; pagamento delle pensioni di guerra e delle pensioni tabellari; indennizzi previsti dalla legge 210/92; indennizzi alle vittime del terrorismo; gestione dei depositi definiti e provvisori; procedimenti amministrativi sanzionatori antiriclaggio e, per concludere, sportelli e-proc nell’ambito della razionalizzazione degli acquisti nella P.A. e ausilio all’innovativo portale stipendi P.A.
Il progetto politico, quindi, è chiaro: privatizzazione dei servizi, esternalizzazione sul mercato al miglior offerente, utilizzo di manodopera precaria e, contestualmente, lavoratori pubblici indeboliti nei diritti, nel salario e nella dignità.
Le RdB MEF è dal 2006 che continua a dare battaglia contro la destrutturazione del nostro ministero e contro la privatizzazione dei servizi erogati alla cittadinanza.
Continueremo ad opporci e lottare per il potenziamento delle strutture periferiche, per maggiori investimenti in risorse umane ed economiche, per una nuova formazione e per il miglioramento della qualità dei servizi offerti.
La soppressione delle DTEF non è che una costola di quel progetto politico di smantellamento dell’intera Pubblica Amministrazione che individua, per ripianare i costi della crisi economica/finanziaria, l’alleggerimento definitivo dello Stato, lo sfoltimento dei suoi servizi fondamentali con la conseguente privazione, per i cittadini, dei diritti essenziali.
Invitiamo TUTTI i lavoratori a partecipare alle prossime iniziative di lotta che le RdB MEF metteranno in campo perché nessuno può dormire sonni tranquilli.
Con la conversione in legge del DL 40/10, senza lo stralcio di questo emendamento, entro 90 giorni dalla sua conversione il ministro del MEF apporterà, mediante decreto, le modifiche all’assetto organizzativo interno.

Siamo tutti coinvolti: oggi, chiudono le DTEF e domani ?

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