Al via l’Unione Sindacale di Base

Una nuova confederazione sindacale sarà varata nel congresso di fondazione del 21, 22 e 23 maggio 2010.

“CONNETTI LE TUE LOTTE”, è l’energico ed inequivocabile slogan che accompagna la nascita di USB, Unione Sindacale di Base, la nuova confederazione sindacale che sarà varata nel congresso di fondazione del 21, 22 e 23 maggio 2010.
Centinaia di delegati si riuniranno per dare vita al “sindacato che serve ai lavoratori”, un’organizzazione generale, indipendente e conflittuale, già diffusa in tutti i settori del mondo del lavoro e in tutto il territorio nazionale, che intende costruire l’alternativa concreta, radicata e di massa, al sindacato concertativo storico.
La nuova confederazione nasce forte della storia, del radicamento e della rappresentatività delle organizzazioni che in essa confluiranno, ed è il frutto di un percorso durante il quale sono stati verificati i tratti comuni e rimossi quegli impedimenti che hanno fin qui ostacolato l’unificazione del sindacalismo di base.
USB avrà una struttura confederale articolata sul territorio nazionale, regionale e provinciale ed una forma snella e pratica, prevedendo due macro-aree intercategoriali (il settore pubblico e il settore privato) sulla scia di quanto già avvenuto in molti paesi europei.
Al contempo, USB intende mantenere e rafforzare il suo radicamento nei luoghi di lavoro e predisporrà la sua presenza nei territori in modo da rispondere adeguatamente alle istanze di “Uguaglianza, Solidarietà, Bisogni” provenienti non più, solo dai segmenti classici del mondo del lavoro ma, anche, da quelli di “nuova generazione”: i precari, i migranti, i disoccupati e coloro che non hanno un reddito o sono senza casa.
Costruire
Un sindacato generale, confederale, capace cioè di tutelare tutti i soggetti del lavoro e del non lavoro, di esprimere un punto di vista generale, di affrontare l’intero corpo dei problemi sociali e dei lavoratori.
Un sindacato democratico al suo interno in cui gli iscritti contino nelle decisioni che l’organizzazione assume attraverso le necessarie forme della rappresentanza, con concrete modalità di partecipazione ai passaggi democratici interni attraverso la formula “una testa un voto”.
Un sindacato democratico per consentire e favorire la ripresa del protagonismo diretto dei lavoratori interessati sulle scelte che li riguardano sia sul piano aziendale che categoriale.
Un sindacato di massa tendenzialmente maggioritario che attiri milioni di lavoratori, li organizzi e proponga loro una prospettiva generale di cambiamento della propria condizione di vita e della società; che non si accontenti di occupare uno spazio di nicchia ma abbia l’ambizione di crescere e svilupparsi.
Un sindacato meticcio in cui non conti il colore della pelle, la nazionalità, la fede religiosa ma che renda uguali, con la propria azione, soggetti uguali.
Un sindacato che agisce sul territorio e nel sociale, capace di offrire tutele, garanzie, un luogo di discussione e d’incontro anche ai soggetti che non hanno possibilità di incontrare il sindacato nei luoghi di lavoro perché non ce l’hanno, perché sono precari e ricattabili, perché sono immigrati e senza permesso di soggiorno o senza lavoro, perché il loro problema è la casa e/o il reddito.
Un sindacato che sul territorio sappia proporre aggregazione e conflitto.
Un sindacato internazionalista che intrecci e consolidi strette relazioni con organizzazioni che abbiano la stessa volontà di migliorare le condizioni dei lavoratori dei propri paesi e di tutto il mondo, anche per affrontare assieme le politiche sovranazionali delle aziende e dei governi.

Che assuma

L’indipendenza dai governi, dai padroni, dai partiti.
Non indifferente alla politica ma capace di definire le proprie scelte politico/sindacali sulla base di una vera autonomia, libero di poter contrastare le scelte di qualsiasi governo e di qualsiasi forza politica laddove esse siano in contrasto con le esigenze reali del mondo del lavoro.
Il conflitto come strumento democratico di regolazione degli interessi contrapposti, che dica no alla pratica della concertazione e del dialogo sociale, si alla partecipazione ai negoziati e alle trattative cui giungere accompagnati dal conflitto e dalle lotte rigettando qualsiasi tregua contrattuale.
La contraddizione capitale-lavoro come centro della propria azione sindacale e per riportare la centralità del lavoro nell’agenda politica e sociale del paese.
La contraddizione capitale-ambiente perché la produzione di merci non può avvenire a discapito dell’ambiente.
La differenza di genere come elemento fondante del nostro sindacato.
La lotta al razzismo come presupposto per ottenere uguali diritti per i lavoratori migranti.
L’opposizione alla guerra perché espropriazione della politica, perché affermazione del diritto del più forte, perché politica di aggressione, perché a rimetterci sono sempre i lavoratori e le loro famiglie.

Che lotti

Per difendere i diritti dei lavoratori e conquistarne altri, affinché il sindacato torni ad essere un soggetto propositivo e vincente.
Per difendere la salute dei lavoratori e conquistare condizioni di lavoro sempre migliori.
Contro ogni forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura.
Insieme ai lavoratori degli altri Paesi per ottenere diritti uguali per tutti ed impedire che padroni e governi sfruttino le differenze di condizioni contrattuali per esportare il lavoro e gli impianti.
Contro le privatizzazioni e per affermare la centralità del pubblico come garanzia per tutti, a tutela dei diritti dei cittadini.
Contro la precarietà e per riaffermare la dignità del lavoro in un mondo in cui l’arricchimento facile e a qualsiasi costo sembra essere l’unico fine a cui la società dia valore.
Per affermare la democrazia nei luoghi di lavoro ed impedire che i padroni, le aziende, i governi continuino a potersi scegliere le controparti escludendo dai tavoli negoziali ogni vera rappresentanza democratica dei lavoratori.
Roma, 20 maggio 2010

 

Ufficio Stampa USB

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