“Troppi pesticidi nel Lazio, preoccupano insalate e ortaggi da foglia”

Nel Lazio arrivano nel piatto troppi pesticidi: raddoppia la percentuale di campioni di verdure trovati con residui di fitofarmaci irregolari.

LEGAMBIENTE LAZIO
Comunicato stampa

NEL DOSSIER LEGAMBIENTE CON I RISULTATI DELLE ANALISI ARPA LAZIO
DATI PREOCCUPANTI PER INSALATE E ORTAGGI DA FOGLIA
SITUAZIONE DA APPROFONDIRE PER IL LATTE FRESCO

Prezzemolo, basilico, carciofi, insalate e scarole con residui oltre il limite di clorpirifos metile (insetticida), fenamidone (fungicida), lamda cialotrina (insetticida), dimetoato (insetticida) e clorpirifos (insetticida). Per non parlare di quel che si trova dentro uva, pesche, mele e cachi. È un quadro davvero preoccupante, per i cittadini del Lazio, quello che emerge dal Dossier “Pesticidi nel piatto 2010” presentato questa mattina da Legambiente, con il Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) e l’Unione nazionale associazioni apicoltori italiani (UNAAPI), e basato sulle analisi svolte dall’Arpa Lazio. “Ad allarmare in particolare è il quasi raddoppio della percentuale di campioni risultati irregolari nelle verdure provenienti da agricoltura tradizionale –afferma Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- che sono passati dall’1 all’1,9 per cento, eguagliando così la quota di campioni irregolari del comparto frutta. Un balzo negativo sul quale hanno pesato in particolare i residui trovati durante le analisi nelle insalate e negli ortaggi da foglia. Va approfondita la situazione del latte fresco, dove il 18,8% dei campioni risulterebbero irregolari tra Lazio e Toscana”.

In forte aumento, secondo il Dossier 2010, anche i campioni di verdura trovati “regolari con un residuo” (che sono passati dal 6,2 al 10,5%) e quelli “regolari con più residui” (schizzati dallo 0,8 al 4,4 per cento). Non va molto meglio per la frutta che, seppure vede scendere la percentuale dei campioni “irregolari” dal 2,3 all’1,9 per cento, segnala una forte impennata sia nei campioni “regolari con un residuo” (dal 17,7 al 23,6%) che in quelli multi residuo (dal 4 al 10 per cento). Appena più rosea la situazione nei prodotti derivati, dove comunque le analisi hanno visto scendere la percentuale di campioni regolari completamente senza residui dal 94,7 al 93,3%, segnalando un forte aumento dei campioni con multi residuo (dallo 0,8 al 2,7 per cento). Grazie alla collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio-Toscana, quest’anno sono stati considerati dal Dossier di Legambiente anche gli alimenti di origine animale e i dati raccolti non sono stati per niente tranquillizzanti: sono risultati infatti irregolari il 18,8% dei campioni di latte fresco analizzati, seguiti dall’11,1% dei campioni di coniglio, dall’1,8% dei campioni sia di latte vaccino che di latte ovicaprino e dallo 0,7% dei campioni di bufalino.

“Nonostante gli sforzi per una sua riduzione, l’uso della chimica di sintesi nell’agricoltura della nostra Regione continua ad essere con ogni evidenza eccessivo –afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio- lo dimostra, purtroppo, l’aumento di campioni che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici: una condizione di rischio ancora non contemplata dalla normativa, che continua a basare la definizione dei limiti massimi solo sui singoli residui. I pesticidi fanno male, lo confermano anche studi recenti sui bambini, mentre sono da approfondire i pericolosi effetti sinergici sulla salute, che possono derivare dall’uso simultaneo di più pesticidi. Vanno allora colte su scala regionale le opportunità della legislazione europea rispetto ai criteri di autorizzazione e vendita dei pesticidi, ma anche in merito al loro uso sostenibile e alla promozione della difesa integrata. Chiederemo all’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio di cogliere questo campanello d’allarme e di mettere in atto nuove strategie per vincere la lotta contro i pesticidi”.

Complessivamente sono 15 i campioni irregolari identificati (1,6%), mentre sono ben 130 quelli regolari con un residuo (13,7%), 56 quelli regolari con più di un residuo (5,9%) e 748 quelli regolari senza residui (78,8%). Nel corso degli ultimi anni aumenta la tendenza negativa a trovare campioni irregolari: nel 2007 erano lo 0,4%, per poi diventare lo 0,6% nel 2008, l’1,3% lo scorso anno 2009 e l’1,6% nel 2010. Risultati preoccupanti che spingono a tenere alta la guardia sui pericoli di certa agricoltura tradizionale, che mette a rischio quel che ci arriva nel piatto; per riaffermare invece il pieno appoggio al biologico, alle produzioni sostenibili nei parchi, a quelle tante eccellenze alimentari di cui la nostra Regione può e deve andare giustamente fiera.

I pesticidi –ricorda il Dossier di Legambiente- sono utilizzati in agricoltura per difendere le colture da parassiti (organismi che vivono a spese di altri organismi) e in generale da popolazioni molto numerose di insetti che si nutrono di queste piante, nonché da funghi e da erbe infestanti. Tuttavia, il fatto che consentano di preservare la crescita delle colture non ci autorizza a farne un uso spropositato e anzi Legambiente sostiene da sempre le pratiche agricole, a partire da quelle biologiche, che non fanno ricorso alla chimica o che prevedono un minor consumo di fitofarmaci. L’esposizione diretta o indiretta delle persone e dell’ambiente a tali sostanze, infatti, può avere effetti negativi, quali disturbi cronici e a lungo termine, particolarmente preoccupanti nei bambini, nelle persone anziane e nei lavoratori esposti spesso a tali sostanze. Sul piano ambientale possono essere causa di contaminazione dell’acqua, dell’aria o del suolo. Le molecole chimiche delle miscele possono disperdersi nell’aria e colpire l’organismo non bersaglio. Inoltre, raggiungendo le falde acquifere o penetrando nel suolo, possono provocare danni alle vegetazioni spontanee o agli insetti utili. Per i piccoli mammiferi o gli insetti, infatti, queste molecole chimiche sono spesso molto tossiche.

Roma, 18 giugno 2010

Ufficio stampa Legambiente Lazio

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