Critiche su Studio epidemiologico a Guidonia

Il Comitato per il Risanamento Ambientale di Guidonia critica lo Studio epidemiologico sulla mortalità nel territorio di Guidonia Montecelio.

COMUNICATO STAMPA

Nella conferenza di presentazione dello Studio epidemiologico sulla mortalità nel territorio
di Guidonia Montecelio, tenutasi presso l’hotel Duca d’Este lo scorso 25 giugno, organizzato dalle
autorità comunali guidoniane, il CRA ha mosso, già all’interno del convegno, numerose critiche e
rilievi non secondari all’intero Studio.
Limiti oggettivi sono infatti rilevabili da molti punti di vista. Il lavoro – costato, pare,
almeno 100mila euro alle casse comunali – è stato assegnato a docenti dell’Università La Sapienza
di Roma (Irene Figà Talamanca, professore straordinario di Igiene Industriale, e Felice Giordano,
ricercatore) dall’Amministrazione comunale facente capo a Filippo Lippiello (già presidente del
Consorzio del Travertino romano), circa due anni e mezzo fa. Tale studio, a detta della stessa
prof.ssa Figà Talamanca, ha ricevuto delle precise limitazioni: indagare sull’elenco dei morti del
territorio fornito dalla Asl locale, legando tali dati ad un tempo certo (1993-2002), a fonti di rischio
circoscritte (discarica rifiuti urbani dell’Inviolata e cementificio Buzzi-Unicem) ed alle statistiche
disponibili a livello provinciale fornite dall’Istat.
Facile, quindi, criticare un lavoro ben poco rappresentativo, nel tempo e nello spazio, di quel
che la realtà guidoniana purtroppo offre ai suoi cittadini. Non una parola viene spesa, infatti, sulla
pessima qualità dell’aria, attestata dai dati provinciali e regionali anche recentissimi, per tutto il
territorio a Nord-Est di Roma. Anzi, la docente universitaria ha non solo glissato elegantemente
tacendo sul traffico pesante, su quello autostradale, sulle cave di travertino, sugli altri impianti
industriali presenti nel territorio, ma ha addirittura insinuato che il “ponentino romano” sarebbe tra
le cause principali dell’inquinamento atmosferico di Guidonia Montecelio. Inoltre, non
menzionando come fondamentale (oltre che ben fatto) lo Studio effettuato dall’Osservatorio
epidemiologico della Regione Lazio del 1997, ne ha di fatto preso le distanze come metodologia di
indagine.
In quel lavoro dell’OER si incrociavano infatti i dati di mortalità con le fonti di rischio,
avvicinandosi alle quali si notava una crescita di alcune gravi patologie. Nello studio presentato il
25 giugno dal sindaco Eligio Rubeis con i docenti romani, invece, i dati forniti dalla Asl di
Vladimiro Perretta e Anna Maria Ruta sembrano vagare nel vuoto, completamente avulsi dalla
realtà, anche perché semplicemente vecchi. Inoltre, il metodo di rilevamento delle cause di morte,
fino al 2003, era diverso da quello attuale (oggi è scientificamente più probante ed affidabile), per
cui è decisamente improponibile lo Studio stesso come scientificamente utilizzabile. Risibile appare
anche l’accostamento dei dati di mortalità guidoniana con quelli di Subiaco e Monterotondo, in cui
le situazioni territoriali sono molto diverse.
Nonostante tutti questi limiti metodologici e soprattutto quelli “politici”, anche da questo
Studio appaiono come preoccupanti alcuni dati relativi a gravi patologie tumorali (soprattutto per le
prime vie respiratorie), in percentuale superiore alla media provinciale. Fuori luogo appaiono quindi
l’enfasi per lo “scampato pericolo” e la tranquillità con cui il sindaco Rubeis ha concluso i lavori.
Un ultimo rilievo ci sembra doveroso: ma se i dati della Asl e dell’Istat sono pubblici (e
quindi gratuiti) non sembrano un po’ onerose le parcelle dei docenti universitari? Il CRA di
Guidonia rinnova quindi la richiesta alle autorità competenti di un serio monitoraggio sulla salute
della popolazione del territorio, tenendo presenti tutte le fonti di rischio (prese singolarmente e nel
loro complesso), le rinnovate tecniche di rilevamento dei dati, nonché un range temporale più
adeguato (almeno un ventennio).

Guidonia 27 giugno 2010
Comitato per il Risanamento ambientale di Guidonia