“La Palestina in Latinoamerica”

Il riconoscimento dello stato palestinese «all’interno dei confini del 1967», da parte del Brasile il 3 dicembre del 2010 non rappresenta un precedente.

 

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La Palestina in Latinoamerica

 

Il riconoscimento dello stato palestinese «all’interno dei confini del 1967», da parte del Brasile il 3 dicembre del 2010 non rappresenta un precedente.
Già nel novembre del 1988 la proclamazione dello stato palestinese da parte dell’ OLP ricevette immediato riconoscimento in America latina da Cuba, Venezuela, Nicaragua e Costa Rica.

Nel 2009 il Medioriente torna ad occupare un posto rilevante sulla scena latinoamericana, questo quando il presidente venezuelano Hugo Chávez romperà i rapporti diplomatici con Israele, accusando (giustamente) quest’ultimo «di aver messo in atto un uso programmato del terrorismo di stato contro il popolo palestinese»,  nel corso dell’operazione «piombo fuso».
L’esempio venezuelano sarà subito seguito dalla Bolivia di Evo Morales e nell’Aprile del 2009 il Venezuela inaugurerà uno scambio di ambasciatori con la Palestina.

Tanto in Venezuela così come a cuba e in Nicaragua è ben esplicita la politica tradizionale di Israele che subentra agli Usa quando questi ultimi vogliono mostrarsi discreti.
Nel 1977, ad esempio, quando il «democratico» James Carter (all’epoca presidente Usa) interruppe ufficialmente la vendita di armi al Guatemala, per via delle violazioni dei diritti umani, ci pensò Israele a continuare il commercio per conto degli Stati Uniti.

Per citare fatti più recenti è risaputo che l’addestramento dei paramilitari colombiani è affidato ad ufficiali in congedo dell’esercito israeliano, uno di essi, Yair Klein, dichiarò ad un giornale colombiano che le sue azioni «erano approvate dal governo israeliano e colombiano»(1).

Proprio in Colombia, paese di massacri e fosse comuni, Juan Manuel Santos (oggi presidente) riconobbe nel 2008 (all’epoca ministro della difesa) una stretta cooperazione fra la sua nazione e Israele: «Il terrorismo si combatte soprattutto e prima di tutto con l’intelligence e in materia, Israele, può darci molto ed esserci d’aiuto(2)».

La società israeliana di sicurezza privata CST GLOBAL ha recentemente stipulato con i governi di Colombia, Perù e Honduras un accordo concernente l’addestramento delle forze repressive di questi paesi.

I toni si inaspriscono e gli eventi precipitano alla fine del 2010: in dicembre Argentina, Bolivia, Ecuador, Cile e Guyana (quest’ultimo presidente in carica dell’Unione delle nazioni sudamericane ) seguono l’esempio del Brasile, riconoscendo diplomaticamente lo stato palestinese. Uruguay e Paraguay hanno recentemente annunciato iniziative simili per il 2011.

Tuttavia non tutti i paesi del Cono Sud proseguono alla stessa velocità, mentre Brasile, Argentina e Bolivia fanno esplicito riferimento ai confini del 1967, comprendenti Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est, altri paesi come il Cile si sottraggono a una condanna esplicita dell’occupazione israeliana.
Al di là di queste differenze una combinazione di fattori non secondari spiega la convergenza tra gli stati latinoamericani dalle posizioni progressiste più affermate e governi più vicini agli USA.
Rivendicando un seggio permanente al consiglio di sicurezza dell’ ONU il Brasile riafferma il ruolo di potenza emergente mandando una risposta diretta agli USA contrariati dal suo tentativo di mediazione (con la Turchia) riguardo alla crisi iraniana del 2010.
Anche gli altri paesi latinoamericani hanno valide ragioni per offrire un segno di amicizia ai paesi arabi e mediorientali visto che, a partire dal 2005, con il primo summit dell’ ASPA sono stati avviati rapporti commerciali con quest’ultimi.
Il presidente cileno Piñera si trova in una posizione critica; da un lato ha evitato un riconoscimento esplicito della Palestina, dall’altro si trova a dover fare i conti con la più grossa comunità palestinese dell’America Latina (400mila palestinesi residenti in Cile), anche un paese come il Perù riesce molto difficilmente a tenersi fuori da queste dinamiche.

Nel caso del golpe honduregno del giugno 2009, il CODEH (Comitato per i Diritti Umani dell´Honduras) ha denunciato ha più riprese che “il regime di Micheletti ha assunto ufficiali israeliani per addestrare l´esercito honduregno all´uso della violenza contro i manifestanti, compreso l´assassinio selettivo, per instaurare il terrore e smantellare la resistenza”.

Nonostante tutto questa anche  svolta rispecchia la nuova indipendenza dell’America Latina

(1) Adriaan Alsema Colombia Reports Medellin 21/11/2010

(2) BBC Mundo 5/07/2008

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