“Quattro obiettivi per uscire dalle nebbie”

Ci sono due cose che non servono a cambiare lo stato di cose presenti. Una di queste due cose è, di fronte alle difficoltà e all’avanzare della crisi, mettersi a proclamare la nascita di un partito rivoluzionario da operetta. L’altra è continuare a mettersi alla coda degli avvenimenti cercando di dare la sensazione di smuovere le cose. Ebbene, così non si riesce a cavare un ragno dal buco, come dimostra l’esperienza di questi anni. 

Per far nascere qualcosa di necessario e per necessario si intende l’apertura di una fase politica nuova, bisogna uscire dalle nebbie del sistema mediatico e televisivo, che falsa la vera discussione da fare, e porre al centro di un dibattito politico quattro questioni dirimenti.

La prima è raccogliere la spinta all’ antipolitica e avere il coraggio di dar vita ad un movimento astensionista politicamente motivato. Questo ci porterebbe fuori dal teatrino dei dibattiti sistemici e porrebbe brutalmente la questione della non legittimità di un potere politico corrotto e antipopolare. E questo risultato non si può raggiungere con l’elettoralismo che si illude di riscrivere le regole. Questa, anche se non è la soluzione di tutti i problemi, rappresenterebbe un’interlocuzione di massa per definire una prospettiva fuori dalle conventicole del politichese di sinistra. 

La seconda e la terza questione riguardano i nodi da sciogliere rispetto alle vere alternative. Questi nodi si chiamano Unione europeae Nato. Finora questi temi hanno sempre costituito lo sfondo dei ragionamenti programmatici, ma non la sostanza. E, allora, è il caso di domandarsi: è possibile continuare a parlare di alternative senza prendere di petto il ruolo dell’Unione europea e della Nato? Come può esistere un’alternativa prescindendo da questo? Quindi, la fine dell’UE e della Nato vanno considerati come centro di ogni cambiamento. Altro che foto di Vasto! 

Infine, come quarto punto di discussione, l’organizzazione delle lotte. Organizzare lotte, sulle questioni sociali e politiche non è facile, anzi è molto duro. Per questo bisogna creare una generazione di militanti che sappia guardare in faccia la realtà e misurarcisi veramente. Fuor di retorica, bisogna osare combattere e osare vincere. Senza la legittimazione che viene dai risultati non può crescere un vero movimento alternativo. Perchè poniamo al centro del dibattito queste questioni? Non per ribadire cose che forse anche altri pensano, ma per chiedere se non è arrivato il momento di costruire strumenti nuovi che la crisi e le prospettive di guerra ci richiedono.

Erregi

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