“La Riforma assistenziale che vorremmo”

Le rappresentanze delle persone disabili e dei  loro familiari si confrontano con Roma Capitale affinche’ vengano recepite le  istanze delle famiglie che vedono sempre piu’ compromesso il loro livello  assistenziale. Roma, Martedì 17 Aprile – ore 9:00.

 

Il Coordinamento delle Associazioni delle persone disabili, il Coordinamento  delle Consulte Municipali della disabilita’, la Consulta cittadina sulla  disabilita’, il giorno 17 aprile 2012 alle ore 9,00 presso la sala Protomoteca  in Campidoglio organizzano uincontro dibattitto su “La Riforma  dell’assistenza che vorremmo”.
 Nel momento di particolare difficolta’ economica cui sta vivendo il Paese e la  nostra citta’ riteniamo sia indispensabile garantire la dignita’ delle  persone disabili e delle loro famiglie attraverso un impegno civico e politico  dell’amministrazione a non tagliare le prestazioni, ma di lavorare insieme  per trovare soluzioni che diano respiro e maggiori possibilita’ anche a coloro  che non hanno assistenza.
 Le persone disabili e i loro familiari riconoscono le legittime esigenze dei  lavoratori e dei fornitori dei servizi, ma tali esigenze non dovrebbero  diventare contrastanti con i bisogni assistenziali e produrre una diminuzione  di prestazioni. Hanno gia’ dato la proprria disponibilita’ a partecipare il vice sindaco Sveva  Belviso, il presidene della Commissione politiche sociali Giordano  Tredicine, il vicepresidente Daniele Ozzimo, i consiglieri comunali Maria  Gemma Azuni, Alessandro Onorato, Fabrizio Santori e Mario De Luca resp Naz.  disabilita’  IdV.

 

 

All’Assessore per le Politiche Sociali

di Roma Capitale

On. Sveva Belviso

 

Le scriventi organizzazioni rappresentative della disabilità romana, intendono sottoporre alla discussione dell’Amministrazione Comunale, delle forze politiche, dei sindacati, e di tutti coloro che a vario titolo si occupano della riforma dell’assistenza domiciliare, un documento di proposte al fine di portare la proposta nell’alveo di una riforma per un cambiamento sostenibile da tutti. Rilevando nell’attuale impianto pesanti penalizzazioni nei confronti delle persone disabili, già sufficientemente provati da una crisi che, come diffusamente rilevato colpisce maggiormente le fasce di popolazione più fragili. Come realizzare una riforma è una scelta politica impegnativa e di responsabilità il cui sforzo non dovrebbe prescindere da alcuni elementi essenziali di approccio metodologico che tengano adeguatamente conto delle esigenze concorrenti. Una responsabilità, prima di tutto politica, cui il Sindaco, la Giunta e il Consiglio non possono sottrarsi. A noi sembra che l’impostazione attuale sia riferibile più ad una massima di Orwell “In un mondo di uguali c’è sempre qualcuno più uguale degli altri”

Premessa:

Considerazioni generali

Riteniamo che una riforma per essere tale debba contenere in sé alcuni caratteri generali ineludibili, fra questi individuiamo i tratti essenziali: equità, sostenibilità.

Equità: il termine spesso abusato, negli ultimi tempi, ovvero “operazione attraverso cui, nel caso di eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione, si modificano le condizioni del contratto in modo da contemperare equamente gli interessi dei contraenti”. Rispetto l’argomento trattato sarebbe opportuno approfondire gli esiti dell’impianto proposto dalla DGC 317/2011. Riconosciamo che uno sforzo condivisibile, che possa assumere il carattere di riforma, lo individuiamo nell’idea di ripartire le risorse fra i vari territori sul modello della spesa standard, anche se non condivisibile il modello dei gruppi di valore economico, in contrasto con l’art. 14 della legge 328/2000, inoltre la determinazione del finanziamento territoriale andrebbe approfondito e arricchito di ulteriori parametri di tipo demografico. Mentre il modello di rimodulazione della spesa standard non crediamo che rispetti “contemperare equamente gli interessi dei contraenti”.

Esaminiamo gli esiti che otterranno i diversi contraenti coinvolti nella proposta, quali: Roma Capitale, i cittadini beneficiari, i lavoratori e le impese fornitrici dei servizi.

Roma Capitale, in base alle stime generiche sul bilancio 2012 in discussione, conferma sostanzialmente i finanziamenti dell’anno 2011.

I cittadini beneficiari: in considerazione dell’invarianza di risorse disponibili vedranno ridotte di circa il 25/30% le prestazioni assistenziali derivanti da un adeguamento del costo standard del servizio per circa il 18-20%, e per circa il 10% per favorire l’ingresso di cittadini in lista di attesa. Va precisato che saranno coinvolti da questo adeguamento anche i beneficiari di assistenza non fornita da organismi (assistenza indiretta) che non vedranno adeguato il loro costo standard. A tutto ciò si aggiunge l’onere della compartecipazione alla spesa.

I lavoratori: In considerazione dell’adeguamento tariffario e dell’assenza di risorse aggiuntive, si prevede una riduzione del monte ore di lavoro di circa il 20% (maggiore disoccupazione). Va segnalata che potenzialmente i lavoratori occupati potranno avere condizioni migliore trattamento economico. Mentre la proposta non tiene in considerazione delle condizioni dei lavoratori “assistenti familiari”.

I fornitori dei servizi: In base alla proposta otterrebbero un adeguamento tariffario del 18-20% ed allo stesso tempo un decremento di ore lavoro, a causa dell’assenza di risorse aggiuntive.

 

Sostenibilità: Con riferimento alla società tale termine indica un “equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie” (Rapporto Brundtland del 1987). Nell’analisi della proposta non si trovano significativi elementi di valutazione rispetto la variabile “tempo”, infatti non esistono riferimenti all’andamento storico (seppur in parte disponibili- vedi rendiconto annuale al bilancio) del fenomeno assistenza. Ovvero non troviamo notizie di riferimento all’incremento/decremento delle richieste nel tempo, del rapporto fra esse e le risorse disponibili. Non troviamo notizie sull’uscita dai servizi o sulla migrazione in altri servizi, ecc. Allo stesso tempo non viene effettuata alcuna analisi di proiezione quantitativa futura sullo sviluppo del fenomeno assistenza alla persona. La DGC 317/2011 non sembra prevedere simili iniziative, che pure avrebbero dovuto essere alla base della sperimentazione di una riforma, ovvero “la governance” del fenomeno affrontato.

Un altro elemento di riflessione rispetto al tema della sostenibilità è rappresentato dall’andamento del costo / tariffa della prestazione/i nel tempo. Infatti un’analisi comparata dei due fattori sarebbe auspicabile per trarre ipotesi di soluzioni che contemperino i diversi interessi in campo.

Considerata la congiuntura economica e il probabile andamento crescente del costo standard, nonché del numero delle prestazioni richieste è opportuno esaminare la “sostenibilità” della scelta anche dal punto di vista dell’impatto nei confronti degli attuali attori e dell’eventuale riprogrammazione nel tempo in più fasi di eventuali provvedimenti. Provvedimenti che si auspica vadano nella direzione di un’offerta diversificata che sappia mettere in campo anche soluzioni il cui costo standard sia in grado di garantire una continuità quantitativa/qualitativa di prestazioni nel tempo. L’assenza di simile ipotesi condurrebbe a considerare l’evoluzione del sistema assistenza alla persona come un modello a progressiva regressione di prestazioni, se si considerasse ineludibile la sola crescita del fattore costo lasciando come elemento flessibile negoziabile al ribasso il bisogno assistenziale.

L’assenza di simili considerazioni non consente di affrontare il tema dell’adattabilità nel tempo del modello proposto. Ciò si riflette immediatamente nel provvedimento che mette in campo, ad esempio, un sistema assistenziale rigido, attraverso il sistema dei gruppi di valore economico (ovvero lotti di appalto) che risultano essere sostanzialmente impraticabili, in quanto presuppongono comunità di persone con caratteristiche e dimensioni standard e poco chiari nella gestione in progress.

Pertanto le organizzazioni… riunitesi in data 28 marzo pur comprendendo lo sforzo, ribadiscono le perplessità in merito ad alcuni aspetti dell’impianto della attuale delibera di Giunta n. 317/2011.

Per evitare un’impostazione ideologica contraria ad un a riforma assistenziale riteniamo porre l’attenzione sugli elementi che maggiormente ci convincono:

  1. Il tentativo di definizione della spesa standard da trasferire alle amministrazioni municipali, in rapporto ad indicatori di quantità/qualità della domanda assistenziale, e ad elementi demografici. Tale aspetto andrebbe meglio valorizzato nelle elaborazioni successive

  2. Il tentativo di codificare i livelli di intensità assistenziale attraverso un approccio multidimensionale attraverso la sperimentazione di indicatori riferibili alla Classificazione ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tentativo che richiede un periodo di sperimentazione più lungo (almeno fino al 31 dicembre 2013) e che sarebbe auspicabile venga sviluppato in collaborazione con il Centro Italiano di valutazione ICF riconosciuto dall’OMS. In questo ambito si tratta di investire in formazione agli operatori pubblici all’adozione ed allo sviluppo del modello, e di investimento in consulenza altamente specializzata.

  3. La definizione del concetto di spesa standard individuale (che non significa spesa massima)

  4. La disciplina di criteri uniformi, a livello cittadino, per la realizzazione di punteggi e loro aggiornamento per le persone in lista di attesa. Argomento che andrebbe codificato adeguatamente e maggiormente valorizzato

  5. La considerazione, anche si in fase attualmente esplicitata come linea di principio, della necessità di affrontare il discorso delle persone in lista di attesa e della durata di questa condizione.

  6. L’attenzione ad una corretta remunerazione dei lavoratori impiegati nei servizi, in rapporto alle mansioni assegnate e competenze acquisite. Anche se la stessa attenzione non la troviamo nei confronti degli assistenti familiari. Sul tema dell’adeguata remunerazione riteniamo ineludibile la realizzazione di una commissione permanente di verifica composta dalle varie parti sociali interessate (compresi i cittadini beneficiari) con l’apporto di professionisti designati dall’Ordine dei Consulenti del lavoro, prevedendo sanzioni contrattuali in caso di inosservanza

  7. La definizione dell’idea di costo standard della prestazione, che va accompagnata dall’istituzione di una cabina di regia partecipata (vedi punto precedente) che svolga funzioni di monitoraggio e valutazione dell’impatto e della sostenibilità nel tempo

Tuttavia non riteniamo accettabili alcuni elementi dell’impianto, che di seguito riportiamo:

  1. Il principio che si possa procedere ad un riordino, in una fase di congiuntura economica sfavorevole, nel quale si possa abbassare un solo fattore che determina la spesa (il livello di gravità/quantità di assistenza) per adeguare il costo standard (definito dall’amministrazione senza alcun confronto con le organizzazioni delle persone disabili). Secondo questa logica, che esprimiamo con una provocazione, si aprirebbe la strada per dire ad esempio che sarebbe possibile non adeguare/abbassare i salari in base alle congiunture economiche attraverso contratti territoriali sostenibili. Questo elemento rappresenta un punto non negoziabile

  2. L’utilizzo di parametri per la definizione del costo standard dell’assistenza indiretta che sono nettamente diversi e che attengono a tipi di interventi che hanno una diversa natura organizzativa, di rischio e responsabilità. A tale proposito anche in base alla mozione approvata all’unanimità dal consiglio comunale il 19 marzo 2012 è necessario provvedere all’istituzione di una specifica voce economica di bilancio e di disciplinare la materia in modo uniforme in tutta la città. Per questo riteniamo sia indispensabile effettuare lo stralcio dell’assistenza indiretta dalla riforma e con essa le risorse stanziate.

  3. La realizzazione dei “gruppi di valore economico” non coerenti con il principio di libertà di scelta dei servizi, delle prestazioni e dei fornitori, e poco coerente con il modello dell’accreditamento sancito dalla legge 328/2000. Simile impostazione configura un modello ad offerta rigida con effetti penalizzanti per l’accesso di nuovi operatori sociali, con discriminazione nei confronti delle piccole realtà, che conseguentemente abbassa l’esigenza dell’innovazione e favorisce di conseguenza lo sviluppo di rendite di posizione. In pratica abbassamento della qualità potenziale.

  4. Scarsa adattabilità del modello alle esigenze dei beneficiari, rispetto la realizzazione del progetto assistenziale (art. 14 L. 328/2000) che muta nel tempo. I principi della personalizzazione e della flessibilità ispiratori del modello di intervento sociale della legge 328/2000 non risultano praticabili, in quanto subordinati da una serie di indicazioni che ingessano il sistema ed il progetto stesso, il quale rischia di rimanere immutato per molto tempo.

  5. La dubbia impostazione della scheda di valutazione che, è stata inizialmente elaborata in anni precedenti sul sistema dei quattro livelli di intensità assistenziale, poi adattata. Scheda che a nostro parere avrebbe dovuto valutare il livello di intensità assistenziale dell’individuo in base ai fattori corporei e personali (vedi ICF). Dopo aver individuato il livello di bisogno assistenziale che, resta tale, si sarebbe dovuto valutare anche attraverso altri fattori una scala di priorità all’interno del livello. Il sistema proposto sembra più orientata a giustificare l’impianto della proposta che la valutazione del bisogno in base ai principi sanciti dall’ICF

  6. L’adozione di strumenti di certificazione che evitino alle persone disabili ed alle loro famiglie la produzione di documentazione, come del resto previsto nel recente decreto sulla semplificazione.

  7. Sospendere l’avvio dell’adozione del sistema di compartecipazione, alla luce della previsione di modifica legislativa nazionale per l’elaborazione dell’indicatore ISEE.

In considerazione del fatto che la sperimentazione nei 4 municipi, non ha prodotto nessun risultato apprezzabile, anzi spesso alcuni hanno fatto riferimento al modello di un municipio non soggetto a sperimentazione,

CHIEDIAMO

  1. Il riesame dei livelli di intensità assistenziale rispetto:

  • l’importo del finanziamento individuale per il proprio progetto assistenziale che non dovrà comunque essere ridotto più del 10% di quello attualmente impegnato (sacrificio sostenibile per favorire l’ingresso di utenti in lista di attesa);

  • Le modalità di valutazione del livello di intensità assistenziale

  1. La garanzia del diritto di scelta del servizio appropriato e del fornitore da parte della persona disabile o, in caso di non autonomia decisionale, da parte del familiare, andando oltre la logica del gruppo di valore economico, fra l’altro sostanzialmente impraticabile.

  2. Adozione degli impegni contenuti nella mozione n. 20 del 19 marzo 2012, approvata dal Consiglio Comunale, relativa all’assistenza indiretta.

 

Il Coordinamento delle Associazioni delle persone disabili

il Coordinamento  delle Consulte Municipali della disabilita’

la Consulta cittadina sulla  disabilita

 

 

Roma, 10/04/2012

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