DEF, Unione Inquilini su piano dismissione immobili pubblici

La risoluzione votata da PdL, PD, UDC spinge il governo ad “accelerare l’abbattimento dello stock di debito pubblico, valutando, in particolare, la possibilità di adottare a tal fine un piano straordinario di dismissione del patrimonio pubblico.”

 

Roma 27 aprile 2012

COMUNICATO STAMPA

DEF: “CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO”, NEL PARERE SUL DEF, LA MAGGIORANZA CHE SOSTIENE IL GOVERNO SOLLECITA UN PIANO STRAORDINARIO DI DISMISSIONE DEL PATRIMONIO PUBBLICO PER ABBATTERE IL DEBITO. COME CON LE CARTOLARIZZAZIONI, SI ANNUNCIA UNA ENORME OPERAZIONE DI FINANZIARIZZAZIONE SUGLI IMMOBILI.

LA BOLLA SPECULATIVA NON HA INSEGNATO NULLA?

Dichiarazione di Walter De Cesaris, Segretario Nazionale Unione Inquilini.

La risoluzione votata da PdL, PD, UDC spinge il governo ad “accelerare l’abbattimento dello stock di debito pubblico, valutando, in particolare, la possibilità di adottare a tal fine un piano straordinario di dismissione del patrimonio pubblico.” In questo ambito, si intende, in primo luogo il patrimonio immobiliare dello Stato, delle regioni e degli Enti locali, compreso quello dell’edilizia economica e popolare: un progetto enorme, valutato in circa 400 miliardi di euro, comprendendo oltre al patrimonio immobiliare anche le partecipazioni pubbliche, lungo il solco già segnato dal decreto cosiddetto “Salva Italia”. Sembra che la memoria di questo Paese sia come un vetro in frantumi. Solo un decennio fa prese le mosse un’altra “grande” operazione di dismissione immobiliare pubblica, la più imponente d’Europa, come chiosava enfatico l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Si trattava delle cartolarizzazioni dell’immenso immobili degli enti previdenziali pubblici, una operazione di finanziarizzazione che si è conclusa con un fallimento miserevole, pagato dallo Stato, di circa 1 miliardo e 700 milioni di euro. La Corte dei Conti, nel suo linguaggio pudico, parlò di <sovracollateralizzazione>, affermando: “ Nel caso degli immobili pubblici, le garanzie di diritto o di fatto accordate all’acquirente società veicolo, sono stati tali da mantenere il rischio al cedente”, con una incidenza nel rapporto tra valori dismessi e riduzione del debito di 9 a 1 (1 miliardo di riduzione per 9 miliardi di valori dismessi).

Negli anni 90, attraverso le operazioni di finanziarizzazione del settore immobiliare hanno interessato moltissimo i più importanti gruppi imprenditoriali e determinato un vero e proprio riassetto dei poteri al suo interno. Le operazioni definite “spin – off” e di cosiddetta “securitazion” hanno permesso la “valorizzazione”, ovvero la capitalizzazione di gigantesche masse di danaro. La capitalizzazione di borsa dei capitali immobiliari ha mosso miliardi di euro, producendo e alimentando la bolla immobiliare speculativa, causa non effimira della droga finanziaria che ha ucciso i più poveri e ha finito per avvelenare l’intera economia.

Venti anni dopo, è lo Stato che si appresta a fare un enorme “spin – off” del patrimonio pubblico. Non siamo di fronte a un tradizionale processo di dismissione, rispetto a cui evidentemente non ci sono le risorse né in mano alle famiglie e neanche in quelle dei grandi gruppi immobiliari.

Siamo a un’ennesima forma di finanziarizzazione immobiliare e di cosmesi dei conti pubblici che cambia, però, la natura e la funzione del patrimonio pubblico.

Noi lanciamo una proposta alternativa: il recupero del patrimonio pubblico, a partire da quello inutilizzato e in disuso, ai fini della residenza sociale, per affrontare il dramma degli sfratti in Italia e colmare il divario con il resto d’Europa nell’offerta di alloggi a canone sociale.”

 

Unione Inquilini – Segreteria Nazionale
Via Cavour 101, Int. 4 – 00184 Roma – Tel. 0647.45.711 – Fax 06488.23.74
www.unioneinquilini.it

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