Sul caso Chico Forti

Continua l’aspra polemica tra la famiglia e i sostenitori di Chico Forti e lo studioso di diritto penale negli U.S.A. Claudio Giusti.

 

 

La famiglia dell’ergastolano Chico Forti mi ha lanciato un anatema.
La ragione di tanto astio nei confronti della mia augusta persona sta nel fatto che ne ho messo in dubbio l’innocenza e per i chicchiani questo è un dogma di fede, come lo è credere nell’iniquità del suo processo. Purtroppo la loro fede messianica non trova riscontro nei documenti disponibili e la mia colpa è quella di chiedere che gli atti del processo siano messi a disposizione anche dei miscredenti. Tutto inutile. I veri credenti prima mi hanno dileggiato, poi insultato. Ora tentano di ignorarmi.
Me ne farò una ragione.

COMUNICATO DELLA FAMIGLIA FORTI

“La famiglia di Chico Forti, dopo aver mantenuto per mesi un comportamento civile ed educato nei confronti del sig. Giusti, ha visto che comunque non recede dalle sue intenzioni di avere un atteggiamento di aggressione ingiustificata nei confronti di Chico. A questo punto, visto che non vuole capire il senso di riservatezza che circonda la documentazione processuale, malgrado gli siano state spiegate le motivazioni pazientemente e civilmente un’infinità di volte, la famiglia invita tutti coloro che sono interessati al caso di Chico Forti a non rispondere alle sue provocazioni.”

http://chicofortifree.blogspot.it/2012/12/blog-post.html#comment-form

In effetti ma hanno spedito una mail in cui spiegavano di non avere alcuna intenzione di pubblicare gli atti del processi perché: “A noi non serve alcuna prova per credere Chico innocente”.
Peccato che proprio di prove hanno bisogno i giudici americani.

dott. Claudio Giusti
http://www.astrangefruit.org/index.php/it/
http://www.osservatoriosullalegalita.org/special/penam.htm
http://www.ildialogo.org/LeInC.php?f=21&;s=nopenamorte
Membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti, Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty.

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