Rifugiati, a Roma sono 1700

A Roma, sono 1700 i rifugiati politici con regolare permesso di soggiorno che abitano in luoghi fatiscenti, grandi occupazioni con centinaia di uomini e donne in condizioni abitative precarie che sopravvivono come possono.

 

 

Roma, 28 dicembre 2012_Comunicato Stampa

Rifugiati, stampa internazionale denuncia:

“Abbandonati a loro stessi, in 800 al Salaam Palace, alla periferia sud di Roma”.

 

Il censimento di Fondazione IntegrA/Azione:

“Sono molti di più: solo nelle grandi occupazioni abusive sopravvivono in 1700”

 

Non solo alla Romanina,

ma anche Collatina e Ponte Mammolo tra i luoghi della disperazione 

 

A Roma, sono 1700 i rifugiati politici con regolare permesso di soggiorno che abitano in luoghi fatiscenti, grandi occupazioni con centinaia di uomini e donne in condizioni abitative precarie che sopravvivono come possono. Questo solo se si contano le più note: grandi edifici, quando va bene, o immense baraccopoli di cartone e lamiere dove spesso crescono anche dei bambini.

Proprio ieri il New York Times e l’inglese Herald Tribune hanno denunciato la situazione degli 800 rifugiati accampati al Saalam Palace alla Romanina. Una delle occupazioni più grandi di Roma, ma certamente non l’unica. Proprio nella Capitale infatti, ha già denunciato più volte Fondazione integrA/Azione con il suo censimento I RIFUGIATI INVISIBILI, oltre a quella del Saalam Palace, ci sono le due grandi occupazioni di Collatina con 700 persone e Ponte Mammolo che in una baraccopoli ospita almeno 150 stranieri.

“Le mega occupazioni di Romanina, Collatina e Ponte Mammolo – dichiara Luca Odevaine, presidente di Fondazione IntegrA/Azione – rappresentano solo la punta dell’iceberg di una realtà molto più vasta e frammentata. Situazioni degradanti e marginali, cui si aggiungono centinaia di centri d’accoglienza informale che popolano gli angoli più remoti della Capitale. Lontano dagli occhi e dall’attenzione dell’opinione pubblica, si nascondono migliaia di rifugiati che sopravvivono in baracche, in scatole di cartone, sotto coperte e fogli di giornale”.

A testimoniare questa grave emergenza sono i numeri: sulle oltre 6000 presenze di titolari di protezione internazionale nella Capitale solo 2000 trovano un posto d’accoglienza, mentre altrettanti vivono un’attesa interminabile nella lista d’attesa dell’Ufficio immigrazione del Comune.

Una gran parte dei rifugiati informali proviene infatti da anni di accoglienza istituzionale, vivendo tra l’uscita da un centro e l’entrata in un altro, una vita ai margini della città, senza avere quegli strumenti per raggiungere una duratura autonomia abitativa e lavorativa.

Il Comune di Roma – i dati risalgono a maggio 2012 – riesce a garantire complessivamente 2.200 posti d’accoglienza. La fetta più grossa è rappresentata dai 19 centri d’accoglienza gestiti dal privato sociale in convenzione diretta con il Comune, per un totale di circa 1.250 posti letto. A questi si aggiungono altri 250 posti letto, in due strutture sorte per fronteggiare l’emergenza abitativa, ma prestate all’accoglienza dei rar. Il Centro Polifunzionale Enea di seconda accoglienza completa il quadro con i suoi 800 posti circa.

Va ricordato poi che, a seguito dello stato di emergenza (decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 febbraio e 7 aprile 2011), nota come emergenza Nord Africa, sono nati nuovi centri d’accoglienza per ospitare oltre 1.000 nuovi richiedenti asilo.

 “Oramai è da molto tempo che si sarebbe dovuti uscire dall’emergenza – dice il Senatore Francesco Ferrante, che di Fondazione Integra/Azione è il vicepresidente – questo governo non ne ha avuto il coraggio o la possibilità, vista la “strana maggioranza” che lo sosteneva. Ma non è più tollerabile che un Paese che si vuole dire civile tratti i suoi ospiti rifugiati in questa maniera esponendosi tra l’altro a figuracce internazionali come quella causata dalla sacrosanta denuncia della stampa internazionale. Ora basta, bisogna cambiare strada”.

Nel frattempo, il Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), garantisce l’assorbimento dei rifugiati con sempre maggiore difficoltà a causa del mancato finanziamento da parte del Governo.

Vediamo nello specifico le più grandi occupazioni nella città di Roma:

–       Romanina: sita in via Arrigo Cavaglieri è un’occupazione abitativa chiamata anche “Saalam” (Salute, Pace, Salvezza), realizzata nella vecchia sede dell’Università di Tor Vergata e che oggi conta tra i 500 e i 600 occupanti. Nella struttura, oltre a donne e uomini singoli, sono presenti circa 20 nuclei familiari con minori, tra cui anche neonati. All’interno della struttura ci sono servizi fatiscenti. I servizi igienici scarseggiano. Sono attive le utenze di luce e acqua, ma manca l’impianto di riscaldamento sia per gli ambienti che per le acque sanitarie.

–       Collatina: L’occupazione chiamata “Natnet” (libertà), è sorta in uno stabile di proprietà del ministero del Tesoro, inutilizzata e abbandonata per un concreto rischio di crollo. La struttura è infatti costruita su una falda acquifera. Al suo interno si contano circa 700 registrati, tra eritrei ed etiopi (di cui 10 nuclei familiari con minori). Sono attive le utenze di luce e acqua, ma manca il riscaldamento per gli ambienti e le acque sanitarie. La struttura e i servizi igienici sono a dir poco fatiscenti. Numerosi occupanti vivono un forte disagio psichico e presentano sintomi da stress da disturbi post-traumatici.

–       Ponte Mammolo: è la meno conosciuta fra le situazioni informali. Sorge lungo viale Palmiro Togliatti, al di sotto del livello della strada, una baraccopoli in cui vivono in precarie condizioni oltre 150 persone. Non ci sono donne sole, ma qualche famiglia di origine romena con figli. Gli abitanti vivono principalmente in tende, qualcosa in cartongesso ha iniziato a sorgere nel 2006. Alle tende pian piano si sono affiancate piccole abitazioni di muratura, costruite nel corso degli anni dalla stessa comunità e, in numero inferiore (circa il 30%) baracche di lamiera. Nell’insediamento mancano l’acqua e il riscaldamento: c’è solo una fontanella per l’approvvigionamento idrico. Non è presente nessun servizio igienico, a parte un bagno in muratura in pessime condizioni, non allacciato alla rete fognaria. L’unica doccia presente non funziona, perché non c’è acqua corrente.

Le più grandi occupazioni abitative dei RAR a Roma

Occupazione

Stima residenti

Tipologia di residenti

Uomini singoli

Donne singole

Nuclei familiari

Minori non accompagnati

Romanina

800

X

X

X

 

Collatina

700

X

X

X

 

Ponte Mammolo

150

X

 

 

 

La nuova buca di Ostiense

50

X

 

 

X

Totale residenti grandi occupazioni

1.700

 

 

 

 

Fonte: Fondazione IntegrA/Azione 

www.fondazioneintegrazione.it

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