Legge stabilità, contraddizioni sull’imu per le case popolari

Analisi, punto su punto, delle contraddizioni, omissioni e vere e proprie magagne della legge di stabilità per quanto riguarda la politica sociale della casa.

 

QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLA LEGGE DI STABILITA’: “LE CASE POPOLARI PAGANO L’IMU COME LE CASE DI LUSSO ? IL PARLAMENTO CORREGGA QUESTA INIQUITA’!”

Dichiarazione di Walter De Cesaris, segretario nazionale Unione Inquilini

Cominciamo oggi un’analisi, punto su punto, delle contraddizioni, omissioni e
vere e proprie magagne della legge di stabilità per quanto riguarda la politica
sociale della casa.
Il punto c) del comma 1 dell’art. 23 del testo predisposto dal governo afferma
che le prime case classificate A1 (abitazioni di tipo signorile), A8( (ville),
A9 (castelli e palazzi di eminente pregio) hanno diritto alla detrazione di 200
euro sull’IMU dovuta e testualmente aggiunge che “la suddetta detrazione si
applica agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case
popolari (IACP) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque
denominati, aventi le stesse finalità degli IACP.”
Secondo quanto sembra essere disposto, pertanto, dal 2014, le case popolari
vengono parificate alle prime case di lusso, ai castelli e alle ville e
dovranno pagare una imposta pari alla differenza tra quanto dovuto e la
detrazione spettante di 200 euro.
Con la differenza, non piccola, che per le prime case di lusso, i castelli e
le ville, l’imposta non può superare il 6 per mille mentre per le casi popolari
può giungere fino al 10,6 per mille (più l’1 per mille di TASI che, in quota
parte, dovranno pagare anche gli assegnatari).
Le contraddizioni, però, non finiscono qui.
Sempre all’articolo 23, ma al comma b), si legge che sono esenti dall’IMU, i
fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal
decreto ministeriale del 22 aprile 2008, in cui chiaramente (commi 2 e 3 dell’
art.1) sono ricompresi quelli degli Istituti delle case popolari.
Delle due, una: o per il governo gli alloggi degli IACP non sono più alloggi
sociali, oppure c’è una contraddizione che va assolutamente corretta.
Non può essere concepibile, infatti, che mentre viene tolta per sempre l’IMU
sull’invenduto dei costruttori privati, intervenendo così sul mercato al fine
di mantenere artatamente troppi alti i prezzi sia per la vendita che per l’
affitto, si possa pensare che le case popolari, che assolvono un compito
straordinario di rispondere a un bisogno inevaso di affitti a canone sociale,
possano essere escluse da tale beneficio. Sarebbe un ulteriore balzo all’
indietro a favore della rendita immobiliare e un ulteriore attacco alla
politica sociale della casa.
Il sistema delle abitazioni sociali in Italia è bloccato da decenni e il
patrimonio lasciato deperire: ci sono addirittura decine di migliaia di case
popolari (stimabili da 30 e 40 mila) non assegnate perché bisognose di
ristrutturazione a fronte di circa 650 mila domande inevase perché i comuni non
sanno come farvi fronte.
Il primo capitolo di una nuova politica sociale della casa è un grande piano
di investimenti pubblici per il recupero e riuso del patrimonio pubblico, a
partire dal demanio militare e civile, ai fini della residenza sociale.

Roma, 29 ottobre 2013

Unione Inquilini
Segreteria Nazionale
Via Cavour 101 – 00185 Roma
Tel 06/4745711 – fax 06 4882374
e mail unioneinquilini@virgilio.it
Internet www.unioneinquilini.it

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