Disabilità, petizione “Family cargiver”

“Iin Italia non c’è alcuna volontà politica ne’ sociale di sostegno ai Caregiver Familiari, ossia persone che si curano in ambito domestico di un proprio familiare non autosufficiente, 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno”.


DIRITTI UMANI E TUTELE PER I CAREGIVER FAMILIARI ANCHE IN ITALIA! PARTE LA RACCOLTA FIRME PER LA PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO

E’ ormai chiarissimo che in Italia non c’è alcuna volontà politica ne’ sociale di sostegno ai Caregiver Familiari, ossia persone che si curano in ambito domestico di un proprio familiare non autosufficiente, 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno, che vivono in situazioni simili alla schiavitù per una scelta d’amore, senza alcun accesso ai diritti umani fondamentali come quello al riposo, alla salute, alla vita sociale, alla realizzazione personale.
L’assordante silenzio della politica dopo oltre 20 anni di promesse e il rifiuto della magistratura di condannare un criminale vuoto legislativo, ci costringono a cercare altre strade fuori dai confini di un’Italia matrigna sempre più aggressiva nei confronti delle fasce deboli e sempre più complice e compiacente verso i ricchi, i potenti, i collusi, i delinquenti…
Le petizioni in Italia vengono considerate carta straccia, le firme di centinaia di migliaia di persone valgono meno di niente mentre presso il Parlamento Europeo è stata istituita una Commissione per le Petizioni che sembra prenda molto sul serio le istanze dei Cittadini.
Bene, è questo il prossimo passo che faremo. Lo scopo è di inondarli di firme, di Italiani e non, che a questo massacro non ci stanno e che ritengono i diritti fondamentali dell’uomo un bene universale PER TUTTI!
Contiamo sulla partecipazione di tutti i cittadini, CHIUNQUE SIA MAGGIORENNE PUO’ FIRMARE, anche chi non è coinvolto nelle nostre drammatiche situazioni.
Raccoglietene più che potete lasciando – e ritirando in un secondo tempo – i fogli/firma presso i negozianti, i vicini, i colleghi, le ASL, i centri di riabilitazione, le Associazioni, organizzate banchetti di raccolta, fate tutto ciò che vi viene in mente.
I fogli firma sono due, uno più esteso con spiegazioni più approfondite, ed uno con il solo testo della petizione. Fate firmare o l’uno o l’altro, saranno valide in entrambi i casi.

L’indirizzo presso cui inviare le firme (in originale!) è il seguente:
Coordinamento Famiglie Disabili
C/O Bellini
Via dei Remondini 138
00128 ROMA RM

Solo insieme ce la possiamo fare!
AL LAVORO E …. FORZA!!!

 

Il family caregiver in Europa


L’Italia rispetto al resto d’Europa è il paese che ha i più alti livelli di cura familiare: infatti la delega assistenziale dello Stato alla famiglia è addirittura recepita al livello legislativo, come per esempio nel art.433 del Codice Civile che ha portato ripetutamente le amministrazioni a richiedere la compartecipazione alla spesa dell’assistenza ai parenti prossimi.

Le spese assistenziali ai cittadini fragili, invece, nel resto d’Europa sono garantite indipendentemente dalle condizioni di supporto familiare e riguardano un’assunzione di responsabilità pubblica e dello Stato. 
In Germania, per esempio, l’ordinamento costituzionale obbliga il legislatore e tutti gli organi dell’Esecutivo a strutturare l’ordinamento giuridico in modo sociale e mirando alla perequazione sociale:  infatti è soprattutto in Italia che le percentuali di anziani soli sono le più  basse tra i paesi europei, proprio perché non potendo contare su una rete di servizi sociali sono costretti a cercare un supporto nei nuclei familiari.
Il welfare europeo si può suddividere in tre aree ideologiche d’intervento: un modello franco/tedesco di tipo assicurativo,  caratterizzato, però da un diritto allo stato sociale acquisito alla nascita e, quindi, sganciato dal concetto di sicurezza sociale legato al lavoro retribuito. 
L’altro modello tipico dell’Europa continentale e meridionale, tra cui l’Italia, si basa invece su assicurazioni sociali obbligatorie collegate alla condizione del lavoratore. Per cui l’intervento sociale è finalizzato alla protezione dell’impiego del capofamiglia, attraverso una serie di barriere ai licenziamenti. Nel caso italiano, per esempio, la spesa per gli interventi contro l’esclusione sociale non viene nemmeno registrata nelle statistiche europee, e questo è indicativo dell’approccio fortemente residuale per cui i servizi pubblici non vengono forniti indistintamente a tutti, ma solamente a chi è povero di risorse, previo accertamento dello status di bisogno.

All’opposto è invece il il modello socialdemocratico-universalista dei paesi scandinavi dove lo Stato stesso produce servizi, erogati a tutti i cittadini indipendentemente dal reddito e che mirano alla riduzione delle disuguaglianze e finalizzato alla protezione dei “diritti sociali”.
Questa premessa è indispensabile per ottenere una corretta visione dei precisi supporti erogati esplicitamente ai caregiver familiari perché appare evidente come uno stato che assegna per il 90% la cura dei cittadini più fragili ai nuclei familiari ed in particolar modo alle donne, non può poi ignorare totalmente queste persone in quanto costrette a fuoriuscire o mai rientrate nell’unico esigibile sistema di protezione sociale presente nel proprio ordinamento giuridico.

 

Vedi anche:

 

 

http://la-cura-invisibile.blogspot.it/2012/11/il-family-caregiver-in-europa.html

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