“Una danza comune della dignità”

“Al Festival mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni, racconta Gustavo Esteva, sono venuti quelli che della rivoluzione hanno fatto un verbo. Sanno che non si tratta di pensarla, di immaginarla, di sognarla”.

 

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UNA DANZA COMUNE DELLA DIGNITÀ
Al Festival mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni, racconta Gustavo Esteva, sono venuti quelli che della rivoluzione hanno fatto un verbo. Sanno che non si tratta di pensarla, di immaginarla, di sognarla. Non si tratta di prepararla, programmarla e, pensate un po’, non si tratta neppure di farla. Si tratta di viverla, la rivoluzione. Di sperimentarla giorno per giorno. Si tratta, come diceva Iván Illich, di vivere il cambiamento anziché dipendere dall’ingegneria sociale. Non c’è bisogno di occupare o distruggere gli apparati putrefatti della dominazione per sostituire gli amministratori statali perché ballino un’altra musica. Si tratta di ballare la nostra musi ca. Gli zapatisti dell’Ezln e gli indigeni messicani del Cni hanno convocato il Festival ma cedono la prima parola ai compagni e ai familiari degli studenti assassinati e desaparecidos della scuola normalista rurale di Ayotzinapa. La loro tragedia è il simbolo della rottura, del momento in cui è caduto il velo che occulta l’orrore in cui vogliono farci vivere. Per questo il Festival nasce nel dolore e per il dolore, celebra l’agonia di un sistema che corre verso la distruzione della società e del pianeta ma è anche una festa, una “danza comune della dignità” L’ARTICOLO COMPLETO DI GUSTAVO ESTEVA
 

SCONGIURO CONTRO IL NAZISMO FUTURO
“Gli abbiamo detto che la rabbia non è bene
Bisogna vincerla, bisogna fare pace
Ma che essere cattivi poi conviene
Più si grida, più si offende e più si piace
(…) Gli abbiamo detto che tutto è intorno a loro
La vita è adesso, basta allungar la mano
Gli abbiamo detto che non c’è più lavoro
E quella mano la allungheranno invano
(…) Gli abbiamo detto che l’aria è avvelenata
Perché tutti vanno in macchina al lavoro
Ma che la società sarà salvata
Se compreranno macchine anche loro
(…) Speriamo che la rabbia dei bambini
Non ci presenti un conto tropp o duro”.
Quelle di Bruno Tognolini sono poesie furiose, amare, spassose, da leggere per ribellarsi, per ridere, per consolarsi, per cominciare a guardare il mondo con occhi diversi LA POESIA COMPLETA DI BRUNO TOGNOLINI
 

SI RIEMPIONO LA BOCCA A PARLAR DI SCUOLA
“Si riempiono tutti la bocca a parlar di scuola. La classe dirigente, quella che siede su comode poltrone, non ha la più pallida idea di cosa voglia dire non avere sedie a sufficienza per i tuoi alunni, abbastanza colori o abbastanza fogli su cui avrebbero tanto desiderio di disegnare il loro cielo, i loro aquiloni, le loro speranze. Al di là di tante magiche ricette, l’amara realtà è che docenti e scuola sono in sofferenza…. Noi insegnanti siamo sempre più soli, con sfide e lotte quotidiane. Lo sai bene che la scuola è il mezzo più potente per sconfiggere le diseguaglianze. Fai di tutto perché speri tanto che ciò che viene detto, spiegato e vissuto – gesti solidali e non egoistici, cooperativi e non competitivi -, esca dall’aula, accompagni i ragazzi nelle strade del mondo. L’hai capito bene che potranno dimenticare i Babilonesi, gli Egizi, i Sumeri, ma un buon insegnamento, quello no, non si dimentica mai…. Potranno impoverirci quanto vogliono ma noi possiamo decidere in quale direzione andare: siamo sempre noi a fare la differenza. Questa è la nostra speranza, la nostra forza. Non è poco. Buon anno e buon cammino a tutti!” LA LETTERA COMPLETA DI ROSETTA CAVALLO, MAESTRA, PER IL 2015

MAFIA CAPITALE E IL MONDO AL CONTRARIO
Le indagini di Roma sono l’ennesima dimostrazione che il sistema ha bisogno della Mafia per gestire denaro, potere e conflitti (dai migranti ai rifiuti) propri di una società capitalista. L’importante è trasformare la rabbia contro i potenti in un odio sterile e far capire a quelli di sotto che c’è sempre qualcuno più giù col quale prendersela: è la teoria del mondo di mezzo. Un conflitto che deve somigliare a una catena alimentare dove il pesce medio mangia quello piccolo e il piccolo si nutre del piccolissimo, e tutto ciò per alimentare il pesce più grosso e distribuire poche briciole a cascata per tenere tutti i pesciolini tranqui lli. Se la catena si rovesciasse sarebbe drammatico per chi gestisce questo sistema L’ARTICOLO COMPLETO DI ASCANIO CELESTINI
 

MAFIA CAPITALE. RICOMINCIAMO DA QUI Lettera aperta

CONDIVISIONE, CONVERSIONE ECOLOGICA, COMUNITÀ
Conversione ecologica significa riconversione strutturale della produzione per ridurre l’aggressione alle risorse della natura e lo sfruttamento di uomini e donne, ma anche conversione personale del nostro stile di vita. Per la prima occorre la più larga partecipazione dal basso delle comunità locali e sperimentare nuove produzioni: diffondere fonti energetiche rinnovabili, promuovere l’efficienza energetica, favorire l’utilizzo di veicoli in forma condivisa, sistemi di riciclo, coltivazioni ecologiche. Per la conversione personale, invece, serve prima di tutto condivisione: degli acquisti, della cura (dei bambini, degli anziani, dei malati), ma anche condivisione e scambio di beni e saperi. La conversione ecologica è in ogni caso un processo di “riterritorializzazione”, perché la “riterritorializzazione”, spiega Guido Viale, è una delle poche risposte adeguate al problema centrale posto dalla globalizzazione liberista: la competizione sempre più serrata L’ARTICOLO COMPLETO DI GUIDO VIALE
 

ALTRI ARTICOLI SUI TEMI DELLA CONVERSIONE ECOLOGICA

COLTIVIAMO COMUNITÀ
Un’azienda agricola biologica composta da un caseificio, due ettari e mezzo di campi, un agriturismo a conduzione familiare. Il contadino proprietario cerca qualcuno che vuole prendersi cura di quella azienda. Alcuni gruppi di acquisto solidale del territorio pensano a una cooperativa per gestire l’azienda: parte una campagna, “vogliamo arrivare a 100 soci che versano 4.000 euro ciascuno”. Intanto, alcuni hanno già cominciato a realizzare il progetto, facendolo. Chi segue un corso da un agronomo del territorio esperto di filiera bio, chi si occupa della semina e della mungitura, chi studia iniziative dai quelle di tipo culturale ai laboratori, ai corsi di formazione. Il loro obiettivo, dicono , è ridurre le distanze tra chi produce e chi consuma, di ridurre soprattutto la contrapposizione L’ARTICOLO COMPLETO DI MARCO BOSCHINI
 

LA COOPERATIVA DI PAESE

COLTIVARE TERRE ABBANDONATE

GRUPPI DI ACQUISTO DI TERRENI

CUSTODI DI UNA FATTORIA POPOLARE

GIUSTIZIA È FATTA: DOÑA MAXIMA RESTA A CASA
Non è stato ucciso nessuno e dovranno trascorrere ancora molti anni prima che una donna diventi presidente del Perù. Eppure, dalle aule giudiziarie di un paese andino che ha visto e raccontato pagine leggendarie sulla resistenza dei comuneros e dei campesinos, arriva una notizia di eccezionale importanza. Una notizia buona, una volta tanto. Doña Maxima Atalaya, la señora Chaupe, uno dei simboli più semplici e straordinari dell’opposizione all’avanzata del devastante business minerario e della sua ideologia, l’estrattivismo sviluppista, potrà vivere sulla sua terra (andate a rileggere una storia bella qui). I giudici hanno dato ragione a lei e torto alla potente compagnia mineraria Yanacocha, che le aveva fatto bruciare la casa. Per questa volta abbiamo vinto noi L’ARTICOLO COMPLETO DI ALDO ZANCHETTA
 

LORO DISTRUGGONO? E NOI RIPIANTIAMO
La resistenza palestinese raccontata da un alberello di origine caraibica sfuggito alla furia dell’esercito israeliano e alle motoseghe dei coloni. Tre piante di Psidium guayava, da noi più nota come guava e jawafa nella Striscia di Gaza, sono partite dalla Palestina e arrivate in Italia viaggiando in una valigia. Una cresce florida e darà i suoi preziosi frutti in un assolato giardino di Scalea, le altre mettono rami e foglie su un balcone romano. La famiglia delle mirtacee, con i suoi meravigliosi fiori bianchi, è certamente orgogliosa di questi suoi straordinari esemplari. Anche perché raccontano, a chi sappia ascoltare, come la resistenza, la capacità di lotta re e restar vivi anche quando ci viene sottratta la libertà (e perfino la luce), riesce sempre a sorprenderci. Non è poi così raro che la vita si diverta, come Mohammad nelle serre di Beit Lahia, a farsi beffe di chi trascorre gran parte del suo tempo a cercare inutilmente di spegnerla e umiliarla L’ARTICOLO COMPLETO DI PATRIZIA CECCONI
 

ROMA NON È COPENAGHEN
Cittadini che si autorganizzano, commercianti che chiedono la pedonalizzazione, confronti/sopralluoghi in strada con l’assessora alla mobilità: la pedonalizzazione di via Urbana, centro storico di Roma, è diventata una notizia ma anche una lente di ingrandimento. Che mostra pezzi di città immersi in paure, “tranquillità” e luoghi comuni (“Roma non è Copenaghen”, insomma non sarà mai accogliente per pedoni e ciclisti), ma anche gruppi di cittadini che rifiutano il dominio del “Voglio la macchina sotto casa”, per sperimantare un modo diverso di vivere il quartiere L’ART ICOLO COMPLETO DI ROTAFIXA E UN APPUNTAMENTO
 

NON GIOCHIAMO CON IL DEBITO
L’evoluzione storica del debito dimostra in modo chiaro che la somma mostruosa accumulata fin qui non è frutto di una vita al di sopra delle nostre possibilità, ma solo l’esito di un progetto deliberato per arricchire il mondo bancario a spese della collettività. Le politiche fin qui perseguite, invece di affrontare il vero problema – che è quello degli interessi – si sono concentrate sull’austerity per garantire ai creditori sempre più soldi. La soluzione del problema del debito passa attraverso un’altra strada che si chiama “redistribuzione”: nell’immediato significa riforma fiscale (in modo da prendere i soldi da chi li ha), riforma della Bce, autoriduzione e congel amento degli interessi, ristrutturazione del debito L’ARTICOLO COMPLETO DI FRANCESCO GESUALDI
 

IL CIBO FUORI DALL’INDUSTRIA
Chi ha un’azienda agricola di piccole dimensioni è soggetto alle stesse leggi che regolano l’agroindustria e la grande distribuzione organizzata. Per restare a galla, i piccoli produttori sono costretti a muoversi in circuiti informali. I prodotti “fatti in casa” diventano così illegali, gli alimenti genuini clandestini. Oggi però sono in aumento le persone che hanno deciso di convertire il mercato del cibo in Italia ARTICOLO E RADIOTRASMISSIONE
 

IL MERCATO DEL BIO VA IN BUS
A Toronto c’è un mercato di frutta e verdura che va nei quartieri più disagiati e nelle periferie, luoghi nei quali manca la possibilità di scegliere alimenti sani e biologici LA NOTIZIA COMPLETA
 

GLI IMMOBILI VUOTI: TESORI DA UTILIZZARE
In Italia ci sono sei milioni di immobili inutilizzati: case, negozi, ex fabbriche, ex scuole, ex caserme, ospedali non compiuti, ex case cantoniere, stazioni, ex hotel ed ex centri commerciali, ex cascine, ex malghe, ex masserie, chiese e conventi. Addirittura ex paesi interi. Ma non abbiamo solo “roba vecchia”: esistono anche edifici appena costruiti. Cemento gettato sulla terra per coltivare rendita fondiaria. Cosa ne facciamo di questo enorme patrimonio? Poco o nulla. E se trasformassimo quei luoghi in spazi sociali, culturali, per il co-working? L’ARTICOLO COMPLETO DI DOMENICO FINIGUERRA
 

CREARE UN MONDO NUOVO
“La cultura indigena ci insegna a vedere le trasformazioni sociali in una maniera differente, per cui ciò che cambia il mondo non è tanto la lotta, ma la creatività umana – dice Raúl Zibechi – O meglio, la lotta serve per cambiare il mondo, la creatività per crearne un altro, e questo è femminile, pachamamico. Mi spiego meglio: non è che la lotta non serva, abbiamo bisogno di difenderci dalle aggressioni, recuperare la terra da coloro che l’han rubata, o la fabbrica. Lì certamente è necessaria una lotta. Tuttavia non sarà questa a inventare un nuovo mondo. Il mondo nuovo, si costruisce lentamente e ci costringe a vedere un po’ più in l&agrav e; del giorno di domani. Come nella lotta contro il patriarcato: non si tratta di prendere il potere, né di rivendicare una legge, ma di fare un lavoro costante su qualcosa che ci attraversa tutti, profondamente” L’INTERVISTA COMPLETA A RAÚL ZIBECHI

TAVERNA COMUNALE
Per una volta, invece di cucinare articoli e interviste, abbiamo aperto una Taverna Comunale: la Prima è andata in scena a Scup. Gran bella serata. Vorremmo che di tanto in tanto, una volta al mese o giù di lì, in luoghi diversi di Roma (per ora), le cene e i pranzi della Taverna ci aiutassero a cum-vivere in allegria intorno a una tavola con chi ci legge. Sarebbe anche un’occasione per fornire insieme, in un’insolita associazione di avventori e cucinieri, un modesto sostegno alla nostra fragile avventura di comunicazione indipendente. Dalle cucine del Cinema Palazzo e del Laboratorio sociale 100celle arriva già un profumo di cibo buono e di convivialità…. Chi altri? PER PROMUOVERE INSIEME UNA TAVERNA COMUNALE SCRIVETE A info@comune-info.net INTANTO BUONA LETTURA

 

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