“A chi serve questa guerra?”

“La storia ci ricorda che gli avvenimenti sono soltanto la punta visibile di un iceberg. Quale iceberg sta sotto all’attentato a Charlie Hebdo? È il momento delle domande: serve a qualcuno questa guerra?”

 

NEWSLETTER DI COMUNE-INFO.

 

A CHI SERVE QUESTA GUERRA
La storia ci ricorda che gli avvenimenti sono soltanto la punta visibile di un iceberg. Quale iceberg sta sotto all’attentato a Charlie Hebdo? È il momento delle domande: serve a qualcuno questa guerra? L’ARTICOLO COMPLETO DI ASCANIO CELESTINI
 

PERCHÉ QUELLA STRAGE?
Perché lì mamma? Perché loro? Perché quelle vignette davano fastidio? Che c’entra la satira con la morte? Arriveranno anche da noi? Perché a Parigi hanno messo la polizia fuori dalle scuole? Che c’entra Dio, mamma? Per la prima volta mi sono ritrovata a parlare seriamente con mio figlio di che cos’è il terrorismo L‘ARTICOLO COMPLETO DI MARTA BONAFONI

DONNE SENZA CONFINI
 

L’ACQUA AL DI LÀ DELLO STATO
L’accesso all’acqua è un diritto (non solo umano) universale e la sua gestione dev’essere pubblica. Sembra quasi ovvio, no? Siamo certi, però, di avere ben chiaro cosa intendiamo con “pubblica”? Vogliamo una gestione dello Stato o della gente? La domanda, niente affatto banale, rimbalza dalla Bolivia, il paese che con la cosiddetta “guerra” di Cochabamba, la prima straordinaria ribellione del millennio, ha fatto scuola per i movimenti di tutto il pianeta. Il governo del presidente indigeno Evo Morales promuove all’Onu la Convenzione sul diritto all’acqua e afferma la Dichiarazione dei diritti della Pachamama. Anche la Terra ha i suoi diritti, esemplare. Eppure Morales ha tolto alla gente la responsabilità e il potere di gestire le risorse idriche per affidarle allo Stato plurinazionale boliviano. I comitati per l’acqua della zona sud di Cochabamba difendono gli usi e costumi tradizionali, cioè l’autonomia, l’autogoverno e le loro forme organizzative orizzontali e partecipative. IL RACCONTO DELLA MIGLIORE AMICA BOLIVIANA DI COMUNE-INFO, MARCELA OLIVERA
 

L’AGRICOLTURA CONTADINA PUÒ SALVARCI
Abbiamo smesso di fare i contadini per diventare produttori della merce-cibo. Ma l’agricoltura industriale è un’allucinazione. Possiamo abbandonarla restituendo autonomia e sovranità alimentare agli agricoltori e alle comunità INTERVISTA A SERGIO CABRAS
 

È ORA DI DECIDERE NOI IL NOSTRO DESTINO
Ayotzinapa è il punto in cui ci siamo uniti. Non è nello stato messicano del Guerrero ma in tutto il mondo che sta sotto, in basso. Ancora una volta, per l’ennesima volta, chi dal Festival mondiale delle Ribellioni e delle Resistenze contro il capitalismo si aspettava la definizione di una linea è rimasto deluso. Non c’è un piano dettagliato per cominciare la rivoluzione la prossima settimana e neppure quella sfilza di triti accordi e appuntamenti che servono solo a tener impegnata un’idea rassicurante di futuro. La cosa più importante è ascoltare. Ma come rispondiamo alla domanda che, inevitabile, si ripropone ossessiva: cosa possiamo fare per cambiare il mondo? N on c’è un’unica risposta. Non c’è un manuale. Non c’è un dogma. Anzi, ha detto in modo molto chiaro il subcomandante Mosés, ci sono molte risposte, molti modi, molte forme. E ciascuno vede, via via, i propri risultati e impara dalla propria lotta e dalle altre lotte come costruire un mondo nuovo L’ARTICOLO COMPLETO DI GUSTAVO ESTEVA

LUCI DI RIBELLIONE E DI RESISTENZA

NOI SIAMO SCUP, OGNI GIORNO
Una palestra con una decina di corsi per bambini, adulti e anziani, un bar e un’osteria, una ludoteca, corsi e laboratori per bambini, una web radio, una biblioteca, un’aula studio e dei corsi di lingua, una scuola popolare di musica, uno sportello di ascolto psicologico, un mercato mensile di artigiani e produttori, un punto di distribuzione settimanale a cura di “terra terra”, il wi-fi libero e gratuito, uno spazio per seminari e conferenze, pure una stranzetta per qualche riunione di Comune-info. Pare che sia questo il principale problema di Roma in questo momento: lo sgombero di Scup, spazio sociale occupato, è all’ordine del giorno del prossimo Comitato per l’ordine e la sicurezza della prefettura. Qui una lettera e un appuntamento del collettivo che ha restituito questo luogo abbandonato alla città. Sì, deve essere questo il problema di Roma …. LA LETTERA COMPLETA DEL COLLETTIVO SCUP
 

REGALIAMO SECOLI DI VITA
Per rompere la catena del produci-consuma-crepa abbiamo bisogno di un fare collettivo con cui redistribure e ridurre i tempi di lavoro, che mobiliti movimenti, sindacati, politica, cultura. Alla base di tutto, il prezioso tempo di vita, la risorsa più rara e democratica che esista: nemmeno Bill Gates può comprare un solo minuto in più per sé stesso… I risultati da conquistare non si misurano in euro, ma in anni, secoli, millenni. Sì, questo è il tempo per ribellarsi e regalare secoli di vita L’ARTICOLO COMPLETO DI MARCO CRAVIOLATTI
 

LAVORO E DECRESCITA Paolo Cacciari

IL RIFIUTO CREATIVO DELL’IDEOLOGIA DEL LAVORO Chris Carlsson

ELOGIO DEL TEMPO PERSO
Smettiamola di rubare il tempo ai bambini. Abbiamo tutti bisogno di un tempo diverso: libero, creativo, lento, all’aria aperta, durante il quale creare insieme giochi, oggetti, ricette. Un tempo per cambiare il mondo L’ARTICOLO COMPLETO DI SANDRA DEMA

FRUTTI DI RESISTENZA
Nella Rojava, le regione delle tre province a maggioranza kurda della Siria del nord, le decisioni vengono prese attraverso assemblee popolari, multiculturali e multireligiose. Quella della Rojava, con le sue comunità autogovernate, resta prima di tutto una sfida contro l’egemonia del sistema capitalista, contro il dominio dello Stato-nazione e contro i deliri di ogni integralismo. Il mondo ha bisogno di queste sfide, pensano quelli di Sos Rosarno che nel quinto anniversario della rivolta dei migranti, a cominciare dal 10 e 11 gennaio, promuovono un carico di arance in sostegno della resistenza nella Rojava: una carovana solidale da Rosarno alla Val di Susa passerà per Roma, Bologna, Asti e Milano L’ARTICOLO COMPLETO DI SOS ROSARNO
 

DACCAPO, RIUSIAMO LE COSE
Oggetti (mobili, elettrodomestici, libri, abiti, giocattoli) che si rifiutano di finire in discariche e inceneritori, persone che mettono a disposizione tempo e capacità (aggiustare, cucire, distribuire) e danno un volto a una parola svuotata di senso, “solidarietà”, nuclei familiari in difficoltà che trovano un sostegno. Accade già a Lucca e Capannori, a costo zero per le spese pubbliche, grazie a cittadini, associazioni e amministrazione locale L’ARTICOLO COMPLETO DI MARCO BOSCHINI
 

CARA MATAFELE, NON PIANGERE
Kathy Jetnil-Kijiner, 26enne poeta e ambientalista, ha recitato questa sua poesia al Summit sul Clima tenutosi a New York. Sua figlia Matafele ha sette mesi. Kathy vive nelle Isole Marshall, minuscola nazione-arcipelago del Pacifico. Dal 1946 al 1958 il suo paese fu teatro di 67 test nucleari statunitensi, alla fine dei quali le Isole Marshall erano il paese più contaminato da radiazioni che esistesse al mondo. Oggi è uno dei paesi più minacciati dal cambiamento climatico e soffre di continue inondazioni.
“Cara Matafele Peinam, tu sei un’alba di sette mesi fatta di sorrisi appiccicosi. Sei calva come un uovo, calva come il Buddha. Sei cosce di tuono e urla di fulmine. Così esaltata dalle banane, dagli a bbracci e dalle nostre passeggiate mattutine oltre la laguna (….) Alcuni uomini dicono che un giorno la laguna ti divorerà. Dicono che rosicchierà la spiaggia (….) e sgranocchierà le ossa frantumate della tua isola. Dicono che tu, tua figlia e pure tua nipote, vagherete sradicate con solo un passaporto da chiamare “casa” (….) Cara Matafele Peinam, non piangere. La mamma ti promette che nessuno verrà a divorarti. Nessuna avida compagnia grande come una balena ad imbrogliare attraverso mari politici (….) Nessuno annegherà, piccola. Nessuno se ne andrà (….) Nessuno diventerà un rifugiato del cambiamento climatico (….) perché, piccola, noi abbiamo intenzione di lottare (….) Mani che si tendono all’esterno, pugni che si alzan,o striscioni che si srotolano, megafoni che rimbombano, e noi siamo le canoe che bloccano le navi del carbone noi siamo (…) QUI LA POESIA COMPLETA

LA RIVOLUZIONE SI FA CAMMINANDO
Tiziano Terzani in Asia, come Ivan Illich in America Latina, ha vestito i panni del viandante e camminato a lungo a piedi mescolandosi alla gente comune di quelle terre. In comune Terzani e Illich hanno anche una critica radicale all’idolatria delle merci e un’apertura verso cosmovisioni e mondi diversi, da costruire qui e ora. Una recensione del libro di Gloria Germani “Verso la rivoluzione della coscienza”, dedicato al pensiero e alla vita di Tiziano Terzani L’ARTICOLO COMPLETO DI ALDO ZANCHETTA
 

SE MI CORTEGGIA MI AMA
Lucilio Santoni è uno scrittore e organizzatore di eventi culturali. Ha inviato a Comune questo breve racconto: cambiati i nomi, è una storia vera. Una storia che mostra, tra le altre cose, come la cultura della conquista e del possesso sia molto diffusa e avveleni anche il sentimento dell’amore. Abbiamo bisogno di relazioni senza dominio L’ARTICOLO COMPLETO DI LUCILIO SANTONI
 

“A OTE’, FATTE CURA’, DAMME RETTA” Gaja Cenciarelli

IL POTERE HA BISOGNO DI NOI
È un fatto che il potere non può realizzare i suoi progetti da solo. Ha bisogno del nostro lavoro e dei nostri consumi. Tuttavia possiamo desistere, tirarci fuori dal sistema, saltare giù dal treno per realizzare subito iniziative economiche e sociali diverse L’ARTICOLO COMPLETO DI FRANCESCO GESUALDI
 

SUL LATO SBAGLIATO DELL’ARNO
Tempi difficili per i mercanti e i loro amministratori. Nessun business plan lo aveva previsto: ovunque persone comuni si mettono insieme, creano spazi di comunità, vivono la città in modo diverso. Sabato 10 gennaio, ad esempio, un bel pezzo di Firenze ha accolto l’invito a partecipare alla manifestazione promossa dalle Genti di San Frediano e di Santo Spirito per chiedere al sindaco Dario Nardella di mantenere l’impegno, preso in campagna elettorale, di riacquisire alla comunità dell’Oltrarno e alla Città di Firenze (almeno) i locali della Ludoteca del Palazzo Santarelli e il giardino annesso L’ARTICOLO COMPLETO DI MIGUEL MARTI NEZ

 

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