“La scuola è violenta?”

“La scuola è violenta quando pretende dallo studente che faccia ciò che non è in grado di fare, quando condanna i più “poveri” all’“ignoranza” perpetua”.

 

 

 

NEWSLETTER DI COMUNE


RIPENSARE IL MONDO IN UNA TAVERNA
Nella seconda Taverna Comunale, aperta in un incantevole casale in pietra della periferia romana, abbiamo letto e ricordato il pensiero e la buona vita di Ivan Illich. La straordinaria accoglienza del Laboratorio sociale autogestito 100 celle è stata capace non solo di farci sentire a casa ma di far vivere a diverse decine di persone un modo di stare bene insieme, di cum-vivere sorridendo. Un modo leggero e profondo. Certo, anche i broccoletti, i fagioli contadini e il vino naturale hanno fatto la loro parte. Provare a cambiare le relazioni sociali che dominano il mondo intorno a una tavola è un difficile e affascinante esercizio di libertà, farlo al Casale Falchetti è un piacere
IL RACCONTO COMPLETO DELLA TAVERNA COMUNALE

LA SCUOLA È VIOLENTA?
La scuola è violenta quando pretende dallo studente che faccia ciò che non è in grado di fare, quando condanna i più “poveri” all’“ignoranza” perpetua. La scuola è violenta quando stigmatizza l’errore, quando non concepisce l’errore come indizio di una elaborazione originale (sbagliando si impara). La scuola è violenta quando nega le differenze, quando ignora gli “stili cognitivi” degli allievi, e si limita a un insegnamento univoco e unilaterale, quando considera i bambini privi di sesso, storia, saperi, emozioni. È violenta quando abitua lo studente a diffidare delle proprie intuizioni, addestrandolo alla ripetizione, magari “con parol e sue”. È violenta quando giudica istruttivi soltanto gli apprendimenti formalizzati. Ma impariamo cose importanti e difficilissime anche “da soli”, prima della scuola, fuori dalla scuola e senza che nessuno ce le insegni: impariamo a camminare, a parlare, ad amare semplicemente (ma è cosa di formidabile e suggestiva complessità) interagendo con l’ambiente, che può essere più o meno propizio. La scuola è violenta quando si affida, per la formulazione dei giudizi, a prove più o meno strutturate. È violenta quando si struttura come spazio impersonale e anonimo. È violenta quando impone un tempo prestabilito, iterativo. La scuola è violenta quando ignora la miriade di opportunità frammentarie che si collocano all’esterno, nei territorio
L’ARTICOLO COMPLETO DI MAURIZIO PARODI

ADULTI E BAMBINI: IMPARARE INSIEME
La critica delle identità di genere, tradizionalmente intese, ha delle ricadute educative. Cambiando i rapporti di potere, la divisione sessuale del lavoro, l’idea di virilità e femminilità, si modificano anche le figure genitoriali: i figli avranno davanti sempre di più, anziché padri e madri, individui con le loro passioni, i loro interessi. In altre parole: adulti capaci – come scriveva Elvio Fachinelli – di «imparare, divertirsi, modificarsi insieme a loro»
L’ARTICOLO COMPLETO DI LEA MELANDRI

► BISOGNA REIMPARARE AD APPRENDERE, GUARDARE, ASCOLATARE

IL LIBERO SCAMBIO CHE VOGLIAMO
Il colpo d’occhio è impressionante. Un intero capannone di tre mila metri quadrati della fabbrica recuperata RiMaflow a Trezzano sul Naviglio, in provincia di Milano, ogni sabato e domenica, è animato da centinaia di rigattieri, rivenditori in conto vendita, riciclatori di oggettistica usata d’ogni genere. Secondo il rapporto della Onlus Occhio del Riciclone, complice la crisi, il settore a livello nazionale è in crescita in tutti i suoi segmenti, ma resta dominato dalla informalità
L’ ARTICOLO COMPLETO DI PAOLO CACCIARI

BENI COMUNI E DECRESCITA: VIE DI FUGA DAL MONDO DEL PROFITTO

GLISSANT E LA POETICA DELL’ANTICOLONIALISMO
Tombueau de Glissant. Era questo il bel titolo originale di questo articolo (che non abbiamo riprodotto per esigenze di impaginazione). Lo aveva scelto, naturalmente, Armando Gnisci, fondatore della cattedra di Letterature Comparate alla Sapienza di Roma. Una cattedra che ha lasciato con amarezza ma senza rimpianti dopo aver spiegato ai suoi studenti il senso delle amare dimissioni volontarie con una lettera importante e coraggiosa (la ri-trovate sotto). Il “tombeau” è un testo con cui si rende un omaggio artistico al ricordo di maestri e amici scomparsi. E il pensiero di Édouard Glissant, scrive Gnisci, è quello che ha saputo dargli l’insegnamento più grande. In sieme a Frantz Fanon e Aimé Césaire, tutti nati meticci in Martinica, Glissant segna il cammino di un percorso essenziale per chi vive da questa parte degli oceaani, quello che sceglie di reimparare la storia europea pensando con il mondo. Gli Europei sono rimasti indietro, invischiati in mistificanti e ripetitivi dibattiti sulla crisi “finanziaria”, l’euro, le invasioni barbariche, la competizione delle civiltà e altre insipide dispute e credenze. Avrebbero, forse, un gran bisogno di “creolizzarsi” ma come farlo? Beh, per fortuna ci sono i migranti, arrivati pagando prezzi incalcolabili a vivere qui. Basterebbe, forse, ascoltare davvero le cose che dicono, prendendole sul serio e comprendendo che sono diverse. Diverse come? Molto diverse. Per conoscere la portata della diversità, cercate un libro di Glissant, Poetica del diverso. “Io”, spiega Gnisci, “cominciai da lì”
L’ARTICOLO COMPLETO DI ARMANDO GNISCI
 

POSSIAMO SFIDARE IL COMPLESSO MILITARE CHE GOVERNA IL MONDO
Somalia, Iraq, Siria, Sud Sudan, Nigeria, Mali, Afghanistan, Palestina, Centrafrica, Libano, Libia, Yemen, Ucraina. Guerra, armi e violenza, non possono uscire di scena perché sono alimentati dal business e dalla cultura militare. Non basta più urlare contro la guerra, appendere le bandiere della pace ai balconi, marciare per la pace. Dobbiamo smetterla di essere complici, possiamo farlo in molti modi. La raccolta firme per la legge di iniziativa popolare per l’”Istituzione e il finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta” e il rilancio della campagna Banche armate vanno in quella direzione. Faranno di tutto per boicottare questi strumenti. Loro lo sanno: le guerre dipendono dai s oldati, il commercio di armi dipende dai nostri risparmi, quelli che stanno in alto dipendono da noi. È la debolezza di ogni forma di dominio, è la base della nostra speranza
L’ARTICOLO COMPLETO DI ALEX ZANOTELLI

SEI ORE A NAPOLI
Artigiani, presepi, commercio equo, spazi occupati, libri, ribellioni, case editrici indipendenti, cibo buono, trattori. “Dicette o’ pappece ‘nfaccia ‘a noce: damme tiempo ca te spertoso”. Sguardi dalla città di sotto
L’ARTICOLO COMPLETO DI ALBERTO CASTAGNOLA
 

POLITICA, POESIA E UTOPIA
Una trama nuova, che sappia intrecciare politica, poesia e utopia. Corsi di alfabetizzazione a vecchi e nuovi saperi. Le mense delle scuole dell’Italia interna devono approvvigionarsi di cibi sani e a km0. Promuovere delle cooperative di comunità. Canti e teatro al posto delle betoniere. Riportare le persone sulle montagne, restaurare i paesaggi, ripulire i fiumi. Dare ai giovani le terre demaniali. Ma anche: passare un po’ di tempo vicino a un animale, ascoltare gli anziani, uscire all’alba almeno una volta al mese, dare attenzione a chi cade e aiutarlo a rialzarsi, chiunque sia, cantare, leggere poesie ad alta voce ….
L’ARTICOLO COMPLETO DI FRANCO ARMINIO

GLI ORTI DELLA CITTÀ DIFFUSA
A differenza del passato oggi gli orti urbani sono prima di tutto uno straordinario spazio sociale. Offrono cibo, riscatto sociale, incontri intergenerazionali e interculturali, rallentano la speculazione edilizia, rendono le città più vissute e più belle. Il movimento degli orti urbani ha cominciato a trasformare quello che oggi sono «non luoghi» in un luoghi e non sembra volersi fermare
L’ARTICOLO COMPLETO DI ANGELO SOFO

LA PRIMA PARTE DI QUESTO ARTICOLO È QUI

LENTI, CURIOSI E DOLCI
Prendersi cura dell’asino, imparare a strigliarlo, bardarlo e insieme a lui preparare la terra per l’orto, trasportare legna e fieno col calesse, portare la verdura col basto, effettuare la manutenzione dei sentieri, fare degli asini dei piacevoli compagni del tragitto casa-scuola. Ci sono molte buone ragioni per lasciare che i bambini si prendano cura degli asini
L’ARTICOLO COMPLETO DI MARCO BOSCHINI

VIVERE E MUOVERSI NELLA CITTÀ FRAGILE
Il modo di abitare le strade e le piazze di un bambino, di un adolescente, di un anziano, di una persona con disabilità, di un genitore con bimbo e passeggino non è lo stesso di un adulto, maschio, giorvane. Tuttavia le città sono pensate a misura degli adulti, maschi, giovani (a cui piace muoversi in auto). Se non è possibile personalizzare strade, autobus, codice della strada per ognuno, la cosa migliore da fare è prendere a riferimento la categoria più fragile. La città fragile è la città di tutti e tutte
L’ARTICOLO COMPLETO

LA CITTÀ DEI BAMBINI NELLA MENTE DEGLI ADULTI
Ecco un bel ciclo di incontri, aperto al territorio, promosso in alcune scuole delle periferie romane sul ruolo dell’ambiente familiare e scolastico nello sviluppo dell’individuo, ma anche sui processi di costruzione degli stereotipi di genere
L’ARTICOLO COMPLETO DI MONICA PEPE

TOGLIERE UN PO’ DI COSE
Un laboratorio sperimentato con alcune scuole e un libro su limiti, desideri
L’ARTICOLO COMPLETO

LETTERA APERTA SULL’EXPO
Milano e il mondo non hanno bisogno di nuove bugie e di vetrine per le multinazionali: questo il contenuto di una lettera aperta al presidente del consiglio firmata da un gruppo di intellettuali e cittadini milanesi (tra gli altri, Moni Ovadia, Mario Agostinelli, Antonio Lupo, Emilio Molinari, Erica Rodari) in vista dell’avvio di Expo. «“La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone” affermava Gandhi. E questa verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge…. »
LA LETTERA COMP LETA

RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA VITA
I media chiamano “crisi” quella che è una vera guerra ai popoli. A volerla vedere con altri occhi è in realtà un’opportunità per cambiare le nostre Vite, non per distruggere il Sistema ma per voltargli le spalle, per smettere di contribuire a crearlo ogni giorno. Insomma, bisogna uscire da questa ipnosi di massa chiamata “crisi” e dalla speculare altra ipnosi chiamata “crescita”. Per farlo bisogna aiutarci fra di noi, ricreare relazioni. Bisogna riportare i bambini a camminare in un bosco che è il più grande dei parchi giochi e non riempirlo di paure. Sono le case, le strade piene di auto, l’inquinamento, il cibo industriale, a ucciderci, non il bosco. Bisogna riportare i bamb ini, e noi con loro, a guardare le stelle invece di metterli davanti a un videogioco. Bisogna abbassare la temperatura dentro casa per consumare meno, inquinare meno. Bisogna mangiare con consapevolezza. Dobbiamo farlo noi perché nessuno lo farà per noi. Prendiamoci la responsabilità di cambiare in prima persona. Buona crisi
L’ARTICOLO COMPLETO DI ANDREA BIZZOCCHI
 

ALTRI MONDI REALI
Gli occidentali ritenevano che una “Grande Partizione” separasse natura e cultura, anima e corpo, umani e animali, coloro che sanno e coloro che credono. Così, per oltre quattro secoli abbiamo creduto che il nostro mondo, la nostra conoscenza e il nostro modo di vivere fossero superiori agli altri e che tutti, prima o poi, sarebbero diventati come noi. Un’idea insolente, che ha giustificato la spoliazione e il sistematico sterminio delle “culture altre”, extraoccidentali o interne ai nostri confini che fossero: dagli indigeni alle streghe, dai pogrom contro i migranti agli ebrei dell’Europa nazista, dalla schiavitù coloniale alle civiltà contadine. Oggi l’egemonia occidentale non persuade più nessuno: nemmeno gli occidentali. C’è voluto più di un secolo per capire che il mondo che avevamo costruito non era né il migliore, né il solo possibile. L’ultima grande stagione mondiale di lotte ha detto che se ne può fare un altro. Dacché un altro mondo è possibile, un altro mondo vogliamo: gli umani sono capaci di costruirne un numero infinito e molti di questi già popolano il pianeta. Ed è solo perché molti mondi diversi dal nostro sono già reali, che altri mondi possibili sono immaginabili. L’orizzonte chiuso e soffocante del capitalismo, quest’impressione di destino segnato che oggi ci fa accettare l’inaccettabile, non è che un’illusione ottica. Dobbiamo tornare all’idea di inventare “qualcosa di meglio per tutti”, a una rivoluzione tutta da ripensare
L’ARTICOLO COMPLETO DI STEFANIA CONSIGLIABILE

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