“Il nostro maggio”

“I mercati e i governi sono abituati: c’è sempre qualcuno che protesta, stanco di essere deriso, umiliato, derubato. Generalmente, si tratta di persone che vengono ignorate, cooptate oppure schiacciate”.

 

 

 

3 MAGGIO, TERRA COMUNE
UNA GRANDE GIORNATA. PER FAVORE PRENOTATE

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LA TENDA, ZARA E IL MIO VIAGGIO SENZA SOLDI
“Ciao Comune, ti seguo ormai da tempo, ti ho conosciuto attraverso alcuni post su facebook. Siete davvero bravi. I vostri articoli sono un mix di denuncia sociale e di speranza, quella speranza che nasce mettendo in luce la lotta dei piccoli, la lotta dal basso, la lotta di chi cura e difende la terra e le relazioni umane. Da parte mia vivo da due anni e mezzo in un viaggio contadino e zingaro: tenda, cane (Zara) e fattorie. Scambio lavoro e relazioni con chi cura la terra in modo naturale. Un viaggio che non ho più voglia di fermare. Con più di venti esperienze ho condiviso, senza soldi di mezzo, mutuo aiuto, ospitalit&agrav e;, coltivare sano e vivere sano. Ho lasciato tutto per fare questo. Vivo con poche centinaia di euro all’anno, ogni tanto faccio il pastore in alpeggio per far quadrare i conti. Il bene comune è l’unica soluzione. Non voglio più possedere niente, perchè la realtà è che non possediamo niente… eppure non ho mai avuto tante sicurezze come ora. Vi auguro molta fortuna e grazie per il vostro prezioso lavoro. Camminiamo insieme”
FABIO BERTOCCO

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IL NOSTRO MAGGIO
I mercati e i governi sono abituati: c’è sempre qualcuno che protesta, stanco di essere deriso, umiliato, derubato. Generalmente, si tratta di persone che vengono ignorate, cooptate oppure schiacciate. Il problema può nascere quando quel qualcuno riesce ad aprire crepe un po’ più profonde nella dominazione dei territori e del tessuto della società. Ecco, a Milano contro l’Expo, nelle scuole di ogni regione e tra gli ulivi secolari della Puglia quel “problema” sembra potersi fare più visibile. Esiste però, in misura diversa, in modo manifesto o in potenza, in molti altri luoghi e occasioni. In tre anni, le piccole antenne di questo nostro irrilevante mezz o di comunicazione, Comune-info, hanno registrato segnali e movimenti tellurici tra quelli che stanno “in basso” – los de abajo, dicono quelli che conoscono le lingue – che abbiamo raccontato come potevamo. A qualcuno sembrerà strano ma ci sono molte persone che si svegliano senza interrogarsi sull’esito dello scontro finale sull’Italicum
GIANLUCA CARMOSINO

1 MAGGIO A MILANO: YES MAYDAY NO EXPO
 

1 MAGGIO A TARANTO: CONCERTONE (FACEBOOK)
 

1 MAGGIO A LAMPEDUSA

INSEGNANTI, QUESTO È IL MOMENTO DI RIBELLARSI ALAIN GOUSSOT

IL VILLAGGIO DEGLI ALBERI E DELLE BAMBINE
Piplantri è un villaggio indiano abitato da 8.000 persone. Il consiglio di villaggio ha messo in moto un meccanismo che lega la riforestazione dei terreni comuni, il miglioramento delle condizioni economiche dei residenti e il futuro delle bambine in un paese in cui gli aborti selettivi e l’abbandono o la soppressione delle neonate sono un problema serio. Il villaggio pianta 111 alberi da frutta per ogni bambina che viene al mondo. Negli ultimi sei anni ne hanno piantati più di 250.000 e per evitare che fossero infestati dalle termiti li hanno circondati di due milioni e mezzo di piante di aloe vera. Gli alberi e l’aloe sono la principale fonte di reddito per le famiglie. Piantano gli alberi e poi vanno a trovare i genitori della nuova bambina con una proposta, un deposito monetario vincolato a nome della loro figlioletta per i successivi vent’anni: 10.000 rupie le mette il padre, 21.000 sono raccolte tra gli abitanti del villaggio. I genitori firmano una dichiarazione legale, in cui si impegnano a non far sposare la figlia prima della sua maggiore età, a mandarla a scuola regolarmente e ad aver cura degli alberi. A Piplantri le famiglie piantano pure 11 alberi quando muore un parente. Alla stampa hanno detto che da loro non si verificano reati da quasi un decennio e che stanno dimenticando com’è fatta la polizia
MARIA G. DI RIENZO

LA FABBRICA DELLA SALUTE. SI FA PER DIRE
Oggigiorno siamo tutti malati. Come si spiega questo in un mondo in cui la ricerca promette continuamente di debellare l’umanità dalle malattie? Alla base di ciò sono una errata percezione di ciò che sono le “malattie” ma soprattutto enormi interessi economici. Del resto se il settore medico-farmaceutico è il primo al mondo per fatturato un motivo ci sarà. La notizia positiva è che è possibile cambiare questo stato di cose, a partire dall’assunzione di responsabilità della propria salute in prima persona, dobbiamo smettere di delegarla completamente ad altri. Ma dobbiamo anche riscoprire la consapevo lezza che la malattia in sé non esiste ma è solo una (importantissima) comunicazione del nostro organismo, “stiamo facendo qualcosa di sbagliato”… E cominciare a vivere diversamente, ad esempio in maniera più naturale, a partire dal modo in cui ci alimentiamo
ANDREA BIZZOCCHI

EXPO 2015. NUTRIAMO IL PROFITTO
“Nutrire il pianeta” recita lo slogan di Expo 2015 e la mente corre subito al miliardo di affamati che affollano il mondo. Ma di affamati a Milano non ce ne sarà neanche uno, perché del loro destino in realtà non importa niente a nessuno. Siamo solo di fronte all’ennesimo caso di ipocrisia. Basta scorrere la lista degli sponsor per rendersene conto. Ai primi posti spiccano nomi come Coca-Cola, Nestlè, Ferrero, Unilever. Se davvero vogliamo nutrire il pianeta abbiamo bisogno di un altro modo di distribuire le terre, di gestire le sovvenzioni all’agricoltura, di regolare gli accordi commerciali
FRANCESCO GESUALDI

NUTRIRE LE MULTINAZIONALI, MASSACRARE IL PIANETA
 

IL DILETTANTE
Più la gente crepa più volano le borse. Hanno dichiarato guerra alla società come possono tollerare un tizio senza cravatta che vuole fare dell’economia un sapere al servizio degli esseri umani?
FRANCO BERARDI BIFO

LA DELEGITTIMAZIONE IPOCRITA DI TSIPRAS
Quando Mario Draghi dice che “il tempo sta finendo” e che, in sostanza, la Grecia ha abusato della pazienza del potere fa un discorso chiaro. Ne hanno le scatole piene delle astruse lezioni del ministro Varoufakis. Adesso basta: Atene deve accettare il piano di riforme strutturali che, con esiti disastrosi, era stato adottato negli anni precedenti, quando – come tra il 2008 e il 2013 – il Pil greco è sceso del 27 per cento, la spesa pubblica del 35 e i disoccupati sono arrivati al 28 per cento. Da parte loro, Brussels Group e Fmi esigono un nuovo massacro delle pensioni e una più estrema deregulation del mercato del lavoro. Solo in tal caso, il prestito di 7,2 miliardi potrà essere concesso dal Fmi. Per favorire la patrimonialità delle banche elleniche, intanto, i successori della Troika chiedono la confisca “senza deroghe” delle prime case in caso di non pagamento del mutuo. La concentrazione della liquidità europea nelle mani dei ricchi s’impone con la solita ipocrita astrazione del linguaggio e la spregevole crudeltà dei fatti
ANDREA FUMAGALLI
 

DA NORD A SUD, È TEMPO DI FILIERA CORTA
Marina organizza cene a Napoli in cui produttori e cittadini consumatori mangiano allo stesso tavolo. L’associazione Biorekk di Padova coinvolge contadini e acquirenti nell’individuazione del prezzo di un prodotto. La rete Sos Rosarno accorcia la filiera di distribuzione delle arance calabresi. Obiettivo comune di queste esperienze di filiera corta? Ricomporre le relazioni sociali, ripensare il rapporto con la terra e con i suoi frutti, costruire una cogestione del sistema di produzione del cibo
MARZIA CORON ATI
 

OMBRE SEMPRE PIÙ LUNGHE SULLA TUNISIA
I media mainstream locali, e ancor più quelli europei, raccontano di una Tunisia molto impegnata nella difficile transizione verso la piena democrazia. Nel Nordafrica, dicono, c’è un gran bisogno di un paese forte, coraggioso e laico, capace di resistere all’integralismo religioso e al terrorismo politico. Peccato che ci sia poco di vero in questa immagine, un’immagine costruita con tanta cura da sembrare più il frutto di un sapiente lavoro di pubbliche relazioni che non una credibile fotografia della realtà. La rivoluzione degli ultimi giorni del 2010 sembra molto lontana, la scena politica è tornata torbida e a Tunisi perf ino i giovani cominciano a esser ripiegati su stessi e su certe illusioni che sembrano sfumate per sempre. Difficile immaginare cosa potrebbe fornire oggi una nuova scintilla, un sussulto di indignazione indispensabile a riprendere un cammino che la rivoluzione era riuscita a portare alla luce in modo inatteso quanto dirompente
PATRIZIA MANCINI

IL SENSO DELLE PERIFERIE
Frantumazione dei legami solidali, consumismo, abbandono di ogni speranza di riscatto sociale, aumento della povertà, grumi di palazzine addossate ai grandi centri commerciali. Oggi possiamo ben dire, fuori da ogni metafora, che la città (Roma in particolare), è una gigantesca periferia, ricca di disuguaglianze sociali e di lotte di tutti contro tutti. Per questo abbiamo bisogno di sostenere la partecipazione e l’autorganizzazione dei cittadini ma anche di ripensare il ruolo dei municipi, enti di prossimità, e di riavviare una discussione politica nei territori su questi temi. “È nelle pieghe di questa contraddizione, tra marginalità e abband ono, da una parte, e riconquista e trasformazione dei luoghi dove si svolge la vita quotidiana – scrive Enzo Scandurra – che possono svilupparsi pratiche sociali e di vita comunitaria antagoniste alla vecchia centralizzazione verticistica”
ENZO SCANDURRA
 

RISCOPRIRSI BAMBINI NELLA CITTÀ DEI RAGAZZI
Immaginate uno spazio immenso, circondato da costruzioni basse e colorate, con un grande spiazzo all’aperto per fare disegni enormi. Qua e là aree con il prato verde, arredate da giochi per bimbi di tutte le età. La mattina, un brulicare di bambini, il pomerggio anche mamme e papà. E poi aule didattiche, corridoi arredati di libri, spazi per teatro, poster sui muri, piccole e grandi sale dove raccontare o ascoltare storie seduti a terra in cerchio, scoprire la scienza giocando, assistere o preparare spettacoli dei burattini… Abbiamo bisogno di Città dei ragazzi. Qualcuno ha cominciato autorganizzandosi
CARMEN

FRANCESCO HA APERTO UN CANTIERE
Maestro, scrittore, Roberto Sardelli è prima di tutto il “prete degli ultimi”, una mosca bianca per la chiesa di Roma. Don Sardelli è noto soprattutto per la sua scelta di vivere nei primi anni ’70 tra i baraccati dell’Acquedotto Felice dove fondò la Scuola 725 e per il libro “Non tacere”, che suscitò grande scandalo a Roma. Per questo il suo punto di vista sulle scelte di papa Francesco merita attenzione. “Sono un semplice prete che per 50 anni ha tenuto fede alla sua scelta degli ultimi. Se questo è poco, è quel poco che mi ha dato la forza di parlare e di gridare”, scrive oggi don Roberto nel libro, “Il neo di Fran cesco”. Per i credenti e per la società “Francesco è una speranza storica che non possiamo lasciar passare aspettandone un’altra… La porta del cantiere è stata aperta da Francesco stesso. A noi il dovere di valicarla”. Come? Prima di tutto con la rivitalizzazione, all’interno della chiesa, degli organismi di base, con la riscoperta del concetto di territorio, con l’impegno per la pace, con il dare senso al ruolo di vescovo di Roma. Secondo don Roberto la visita del papa a Lampedusa, la prima visita ufficiale fuori dalla diocesi di Roma, ha segnato una rottura, “un momento alto e inquietante del suo servizio”: in quei giorni papa Bergoglio è riuscito a imporre uno stile diverso, mettendo per la prima volta, dopo molto tempo, in seconda fila gli apparati e le autorità, per privilegiare il “contatto diretto con il popolo e con la tragedia migrante”
ROBERTO SARDELLI

LEZIONE DI ITALIANO
Dove sono i migranti quando i media non hanno tragedie da spettacolarizzare? Cosa fanno e pensano? Di cosa è fatta la loro vita di ogni giorno? Adamo Banelli ha preso la sua macchina fotografica e ha cominciato a camminare per le strade di Roma. Dopo la festa dei Sikh, ecco una lezione di italiano della comunità filippina. Una galleria fotografica
ADAMO BANELLI
 

LE VITE CONTANO, NON I CONFINI
Si può lasciar morire milioni di persone in nome dei cosiddetti confini? Le donne i confini imposti li conoscono bene. Dal rifiuto di quei confini che ci tenevano chiuse nel privato è iniziata la nostra lotta, da quei confini arbitrari abbiamo voluto e saputo liberarci. Per questo le donne di ogni paese europeo devono oggi essere determinate a esigere che la legislazione sull’immigrazione venga totalmente cambiata, basandosi sul diritto primario di ogni essere umano a spostarsi liberamente
FLORIANA LIPPARINI
 

COME NASCE UNA RIVOLTA
Col pretesto della razza, poliziotti bianchi uccidono neri…. col pretesto del tifo sportivo…, col pretesto della religione…, col pretesto del progresso… Il bullismo, a tutti i livelli, avanza. Se cresce il senso di esclusione e di ingiustizia, se sale la sensazione netta di essere fuori e di essere tenuti fuori, una parte delle persone si rivolta. Si rivolta contro gli ancora più deboli (la maggioranza) oppure contro gli ancora più forti. I silenziosi, gli opportunisti? Stanno al centro…
ENRICO EULI

GRAMMATICA DELLA FANTASIA
“Se un bambino scrive nel suo quaderno «l’ago di Garda», ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo «ago» importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia. La Luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso? Un «libbro» con due b sarà soltanto un libro più pesante degli altri, o un libro sbagliato, o un libro specialissimo? Sbagliando s’impara, è un vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe essere che sbagliando s’inventa….”
GIANNI RODARI

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