Roma, sgomberato Scup, centro sociale frequentato da autistici

Da tre anni era punto di riferimento per le famiglie romane. “Mio figlio ha 4 anni e un disturbo dello spettro autistico. Frequentava un corso di capoeira e a giugno avrebbe preso la cintura verde”.

 

Sgomberato Scup, centro sociale frequentato da autistici: una mamma racconta

Da tre anni era punto di riferimento per le famiglie romane. “Mio figlio ha 4 anni e un disturbo dello spettro autistico. Frequentava un corso di capoeira e a giugno avrebbe preso la cintura verde”. Tra le voci di protesta quelle delle Giuliaparla onlus, Cooperativa sociale agricola Garibaldi e Gruppo Asperger Lazio

07 maggio 2015

ROMA – È cominciato questa mattina presto lo sgombero dello Scup, uno spazio sociale occupato in zona San Giovanni a Roma, da tre anni punto di riferimento anche per le numerose famiglie con bambini del quartiere e non solo. Tra le voci di protesta quelle di Giuliaparla onlus, Cooperativa sociale agricola Garibaldi e Gruppo Asperger Lazio, realtà di familiari e professionisti che operano a Roma per le persone con autismo. “Sono la mamma di un bambino con diagnosi di autismo e rappresento con questa comunicazione anche alcune importanti associazioni di familiari e professionisti che operano in questa città – scrive Simona Levanto, mamma e operatrice sociale. – Le ruspe stanno demolendo Scup. Lo spazio autogestito che ha accolto i nostri figli in attività culturali e sportive, che ha permesso a persone con autismo di essere incluse in contesti neurotipici, quelli che abitualmente ci vengono negati”.

Il bambino in questione si chiama Arturo, ha 4 anni e una diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Non frequenta la scuola materna per mancanza di un piano di inclusione scolastica adeguato. Ma allo Scup ha trovato un luogo accogliente e adatto alle sue esigenze. “Il 13 giugno avrebbe preso la cintura verde di capoeira insieme ai suoi coetanei – fa sapere sua madre –. Per la prima volta l’attività (low cost tra l’altro) non aveva bisogno di un mediatore o di un insegnante di sostegno”. Il caso di Arturo non è però l’unico. Il centro sociale era frequentato anche da Giorgio (nome di fantasia), un giovane adulto con autismo ad alto funzionamento, che ha allestito una biblioteca insieme ai volontari di questo luogo e ora vive lo sconforto di vedere il suo lavoro distrutto. “Un lavoro faticoso e una conquista sociale importante – è il commento di Simona Levanto, che aggiunge: “Un’altra persona con autismo mi ha confidato ieri che Scup, dove ha potuto frequentare un corso di inglese, conoscere persone interessanti e trovare degli amici, è il suo posto preferito nel quartiere”

Piccole vicende quotidiane che per le associazioni delle persone con autismo rappresentano esempi importanti, “per i quali questo luogo avrebbe meritato maggiore rispetto” aggiunge la mamma. “Non si capisce come faccia questa città a non tutelare mai i diritti delle persone con autismo – conclude – e a demolire con noncuranza anche i progetti che, a fatica, da soli, i professionisti, le famiglie e le persone con disabilità riescono a costruire. Nel rispetto della necessità di mantenere legalità e giustizia, sarebbe stato importante per tutti noi, cittadini come gli altri, che chi di dovere avesse avuto cura di conoscere cosa le ruspe avrebbero distrutto”. (Antonella Patete)

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