“Il muro e la crepa”

“Non è stato dai libri scritti ma da quelli ancora non scritti, già letti da generazioni, che le zapatiste e gli zapatisti l’hanno imparato: se smetti di graffiare la crepa, quella poi si chiude”.

 

 

  NEWSLETTER DI COMUNE

 

IL MURO E LA CREPE
Non è stato dai libri scritti ma da quelli ancora non scritti, già letti da generazioni, che le zapatiste e gli zapatisti l’hanno imparato: se smetti di graffiare la crepa, quella poi si chiude. Il muro si sistema da solo, per questo bisogna continuare senza fermarsi. Non solo per allargarla, la crepa, ma soprattutto perché non si chiuda. La zapatista, lo zapatista sanno inoltre che il muro cambia aspetto. A volte è un grande specchio che riproduce l’immagine di distruzione e morte, a volte si dipinge in modo gradevole e sulla sua superficie appare un sereno paesaggio. Altre volte è duro e grigio, come per convincere della sua impenetrab ile solidità. Il più delle volte, però, il muro è una grande pensilina dove si ripete “P-R-O-G-R-E-S-S-O”. Lo zapatista, la zapatista sanno che è una bugia. Sanno che il muro non è sempre stato lì. Sanno come è nato, come funziona. Conoscono i suoi inganni. E sanno anche come distruggerlo. Non li preoccupa la presunta onnipotenza né la presunta eternità del muro. Gli zapatisti sanno che sono false entrambe. Ma ora la cosa importante è che la crepa non si chiuda, che si allarghi. Il lungo testo letto dal Subcomandante Insurgente Galeano nell’apertura del seminario “Il pensiero critico di fronte all’idra capitalista” SUBCOMANDANTE GALEANO
 

SÌ, UNA PROSPERITÀ SENZA CRESCITA È POSSIBILE
La decrescita mette in discussione non solo gli esiti, ma lo spirito stesso del capitalismo. Condivisione del lavoro e riduzione della settimana lavorativa, audit sul debito pubblico, reddito minimo, riforma del sistema fiscale in senso ambientale, consumo di suolo zero e incentivi per rendere energeticamente efficiente il patrimonio abitativo…. : dieci proposte politiche, rivolte in particolare a Podemos e Syriza, per cominciare a rompere l’incantesimo della crescita economica e l’ossessione per l’austerity COLlECTIVO RESEARCH & DEGROWTH DI BARCELLONA

UN ORIZZONTE DI SENSO SERGE LATOUCHE

VIE DI FUGA PAOLO CACCIARI

L’ARTE DI FAR BENE VIVE NEL FILM CHE CI CAMBIA
C’è uno strano festival in movimento che si propone di mostrare un cinema forse non esattamente cult ma che può esssere un ricco e importante punto di riferimento per molte e diverse persone. È Lo faccio bene Cinefest, una manifestazione che sfugge alle definizioni ristrette e costrittive perché non ha una sede ma arriva a casa nostra, perché mostra i film più potenti da sentire, quelli che provano a creare un cambiamento reale in chi li guarda, e perché raccontano quel che si racconta poco. Per comprenderne la portata e la bellezza, dobbiamo probabilmente fare un piccolo movim ento anche noi: si tratta di abbandonare un bel po’ degli stereotipi inculcati ogni giorno dal marketing, dall’alienazione che comporta il lavoro e dalla pornografia dei cuochi in tv e dei viaggi nella natura incontaminata. Ecco, se al solo pensarla, questa imprevista cine-libertà, vi sentirete più leggeri, vuol dire che siete pronti. Buon divertimento MARCO GERONIMI STOLL
 

NELLA SCUOLA, METTIAMOCI IN GIOCO
Non sarà facile fermare il disegno di legge sulla Buona scuola e non sappiamo cosa lasceranno questi mesi di incontri, proteste, scioperi. Tuttavia, intorno al grido in difesa della scuola di tutti emergono idee e sperimentazioni incoraggianti, spazi in cui insegnanti, studenti, genitori, realtà sociali reimmaginano l’apprendere, mettono in comune il rifiuto della scuola azienda, costruiscono inedite relazioni sociali nei territori. Nella settimana delle proteste contro le prove Invalsi e che potrebbe essere decisiva per la Buona scuola, offriamo questo saggio di Franco Lorenzoni, maestro, sull’educare alla libe rtà. Abbiamo bisogno di metterci in gioco e di mettere al centro della scuola bambini e ragazzi, spiega Lorenzoni, di intrecciare saperi, di creatività e di uscire dalla scuola, di fare più che di annunciare (o chiedere) una scuola diversa, abbiamo bisogno di “disubbidire ad ogni ordine prestabilito, stando sempre dalla parte dei più deboli” e di “costruire momenti e contesti, anche piccoli, limitati e minoritari, in cui si possano sperimentare frammenti di relazioni umane e di incontro con il mondo aperti e vitali, che mettano in causa attivamente ogni assuefazione passiva al mondo” FRANCO LORENZONI
 

25 IDEE PER UNA SCUOLA DIVERSA PAOLO MOTTANA

INSEGNANTI, QUESTO È IL MOMENTO DI RIBELLARSI A.G.

LA CRISI CULTURALE DELLA SCUOLA ITALIANA ANTONIO VIGILANTE

APPRENDERE FACENDO

UNA NUOVA PEDAGOGIA COMUNE
Abbiamo bisogno di tenere fuori dalle scuole precarietà e consumismo per ricostruire comunità aperte al territorio. Insegnanti e genitori del movimento contro la Buona scuola possono essere il motore di un cambiamento radicale ALAIN GOUSSOT

INVALSI? LE PAURE SONO BEN ALTRE
Le iniziative contro la Buona scuola e le prove Invalsi coinvolgono sempre più insegnanti, studenti, dirigenti scolastici, genitori. Il 12 maggio, sarà un’altra grande giornata per boicottare le Invalsi nella scuola superiori. Del resto, per dirla con Claudia Fanti, “ma a che sono servite fino a ora? Non sarebbe meglio porsi qualche interrogativo su ciò che vale oggi per entrare “in contatto” con alunne e alunni affinché possano diventare protagonisti attivi del loro apprendimento?”. Invece di sprecare soldi e tempo, sarebbe proprio importante e motivante per tutte/i “che si tornasse a parlare ogni istante del come insegnare, del cosa e del come valutare, partendo dalle problematiche attuali di schiere di alunne e al unni” CLAUDIA FANTI

IL CRONOMETRO
Fare in fretta, non collaborare, banchi separati, non fare domande: le prove Invalsi. “Il contrario della scuola che tentiamo di fare. Lenta, dolce e profonda” ROSARIA GASPARRO

CI VUOLE IL TEMPO CHE CI VUOLE LUCIANA BERTINATO

LA NOSTRA SCUOLA. LA NOSTRA CITTÀ
Lo dicono giocando, ballando, saltando; facendo canestro, correndo in bici o sugli skate; lo scrivono sui cartelli, lo disegnano sulle scenografie dei concerti. Lo spiegano da dieci anni, i bambini di questa scuola, di questa strada, di questo quartiere di Roma. Noi sappiamo davvero cosa significa “Una città a misura dei bambini”: lo sappiamo perché la viviamo una volta l’anno, anche se solo per un giorno. È una strada che si chiude alle macchine e si apre ai bambini, alle loro esigenze di movimento, alla loro voglia di giocare in autonomia. È una scuola (la Di Donato di Roma) e il suo cortile che accolgono la partecipazione, la cultura, la collaborazione ARTICOLO DI ANNA BECCHI, FOTO DI ADAMO BANELLI

LA BUONA SCUOLA PIACE AI GENITORI?
Il ddl “La buona scuola” sta portando in piazza migliaia di insegnanti, che ne chiedono il ritiro. I genitori sembrano i grandi assenti da questo dibattito. Il loro silenzio significa che sono d’accordo con il progetto? Proviamo a vedere cosa dice il decreto. I genitori, che già tengono in piedi le scuole con il contributo volontario, potranno finanziare quella dei propri figli con il 5 per mille; il sistema nazionale si sgretolerà piano piano, scuole efficienti nelle aree ricche, scuole in difficoltà nelle aree povere. Non è previsto un aumento dei finanziamenti alla scuola pubblica; in compenso, si continuano a finanziare le scuola private. Gli edifici scolastici sono insic uri. Il Consiglio d’Istituto (e quindi la componente genitori) e il Collegio docenti saranno svuotati di ogni effettivo potere… Come è possibile parlare di una scuola giusta, inclusiva, democratica e di qualità a queste condizioni? Cari genitori cosa ne pensate? MATTEO SAUDINO
 

COSA C’È DIETRO LA MODA CHE INDOSSIAMO
Rana Plaza: 24 aprile 2013. Sono passati due anni da quella data spartiacque. Nessuno, dopo una tragedia evitabile costata la vita a 1.129 persone, può più (far finta di) non sapere cosa ci può essere dietro un abito, che sia da pochi soldi o di alta moda. Un documentario, il 29 maggio in uscita, dopo la premiere mondiale al festival di Cannes il 15 maggio, racconta ‘The True Cost’, il costo reale, e mostra le alternative esistenti ALESSANDRA MAGLIARO

IL PROBLEMA ARTURO
L’assalto delle ruspe a Scup non è uno scandalo mediatico. Non ha comportato arresti eclatanti, né violenti alterchi tra forze politiche, né auto bruciate. A finir seppellite sotto le macerie sono state (per ora) solo le speranze di poter vivere meglio in un quartiere popolare della capitale. Sarà per questo che sembra preoccupare fino a un certo punto le istituzioni politiche della capitale. Eppure, la violenza di quelle ruspe riporta in superficie, quasi si trattasse di una fragorosa esplosione, un conflitto insanabile. Quello tra gli interessi abietti dell’insaziabile speculazione immobiliare della capitale e la straordinaria capacità creativa di esperienze che restituiscono dignità alla vita dei cittadini nei quartieri. Una dignità che, come nel caso di un bambino di quattro anni cui il Comune di Roma non è stato in grado di garantire la possibilità di andare a scuola, viene umiliata e negata a chi non è considerato una priorità ma un problema. Sono scelte politiche nette. Ai cittadini del quartiere San Giovanni, agli anziani e ai bambini che frequentavano la palestra popolare di Scup, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di spiegarle senza imbarazzate reticenze MONICA DI SISTO
 

ARRIVEDERCI A SCUP
Gridare, raccontare, ascoltare, piangere, ridere, resistere, fotografare, disegnare, leggere, danzare, camminare, incontrare, mettere in comune, occupare, abbracciare. Ricominciare. Giovedì 7 maggio, una giornata a Roma con Scup. GALLERIA FOTOGRAFICA DI ADAMO BANELLI E DELIA MEROLA

ROMA CITTÀ RUSP-ANTE
Sono arrivate la mattina presto e hanno cominciato a distruggere tutto. Chissà se sono le stesse ruspe che hanno preso d’assalto lo spazio sociale Scup, a Roma, la scorsa settimana quelle che oggi abbiamo visto in azione in via delle Messi d’oro, tra Ponte Mammolo e Pietralata, pezzi di periferia romana raccontati da Pasolini, nel campo che ospitava profughi, rom e migranti (molti dei quali non hanno fatto in tempo a prendere le loro cose…). Un campo divenuto noto per l’imprevista visita di Bergoglio in febbraio. Qui una lettura per guardare le periferie e le trasformazioni della Chiesa con occhi diversi, quelli di un maestro, scrittore e prete ribelle come Roberto Sardelli, che negli anni Settata scelse di vivere tra i baraccati dell&rs quo;Acquedotto Felice (dove fondò la “donmilaniana” Scuola 725) e oggi si ostina a costruire insieme ad altri una città diversa. Secondo don Sardelli la visita del papa a Lampedusa – come quella al campo di via delle Messi d’Oro – ha segnato una rottura, “un momento alto e inquietante del suo servizio”: papa Francesco ha proposto uno stile diverso, mettendo per la prima volta dopo molto tempo in seconda fila gli apparati e le autorità, per privilegiare il “contatto diretto con il popolo” ROBERTO SARDELLI
 

CAMBIARE IL MONDO DA UN AGRUMETO CONTADINO
Antonio ha ventotto anni ed è un contadino. Da alcuni anni cura un agrumeto di circa tre ettari e un uliveto altrettanto grande. La sua piccola azienda familiare si trova nella campagna intorno a Palermo e produce arance, mandarini, mandaranci, limoni, cedri e un ottimo olio extra vergine d’oliva. Da un paio d’anni ha inserito tra i suoi prodotti marmellate di arance, miele di zagara e liquori di agrumi. La sua esperienza, come molte altre che non trovano spazio all’Expo, dimostra almeno un paio di cose: è possibile restituire dignità al mestiere del contadino, è possibile rifiutare la dittatura dell’agricoltura industriale. Abbiamo i ncontrato Antonio per ragionare dei temi della terra ROBERTA PERRONE

LA MARCIA SUL REDDITO
La novità poli­tica emersa dalla mar­cia per il “red­dito di cit­ta­di­nanza” da Peru­gia ad Assisi è la dispo­ni­bi­lità del Movi­mento Cin­que Stelle a trat­tare su una pro­po­sta unica insieme a Sel e al Pd nella com­mis­sione lavoro al Senato. Obiettivo: 780 euro men­sili da garan­tire a chi ne può usu­fruire. Il per­corso in dire­zione di un dise­gno di legge con­di­viso è stato sol­le­ci­tato anche dalla cam­pa­gna per un red­dito di dignità soste­nuta da Libera, il Basic-Income Network-Italia (Bin) e il Cilap ROBERTO CIC CARELLI

NON PUÒ ESSERCI NESSUNA FESTA DELLA MAMMA
“Sono una mamma privilegiata. I miei due figli non hanno dovuto rattrappirsi in una valigia per starmi accanto. L’incubatrice che me li sottrasse me li restituì, alle carezze e ai conflitti; ci concesse il tempo della tenzone… Un mondo che nega questo, alla madre dolente, di qualunque luogo, è un mondo che disconosco. Ne faccio denuncia. Non può esserci nessuna festa della mamma, se esiste una madre che anela a ricongiungersi col proprio figlio nel timore che questo sia visto come un delitto. L’unico delitto è quello di un’umanità che viaggia a ritroso nel tempo…” DANIELA PIA

FAI VINCERE LA MAMMA?
Un tempo erano i pasticcieri e i fiorai, poi vennero le multinazionali dei cioccolatini, ora la festa della mamma piace soprattutto all’industria del gioco d’azzardo CARITAS DI ROMA

IL LAZZARETTO DI NIAMEY
Era un enorme campo profughi per i Tuareg colpiti dalla siccità, poi, negli anni Settanta, la cavalcata espansiva di Niamey l’ha inglobato per farne un’altra periferia povera. Mauro Armanino, missionario italiano emigrato sulle rive del Niger per prendersi cura dei migranti, ci racconta Lazzareto (Lazaret), il quartiere della capitale dove si aspettava con ansia l’arrivo di Ebola. Per molte agenzie umanitarie e per il potere politico corrotto le epidemie incontrollate sono una vera manna ma il più spettacolare dei virus ha snobbato la popolazione nigerina e s’è arrestato alla frontiera col Mali. In sostituzione, è arrivata la meningite, la cui presenza era da tempo nota a tutti, ma proprio a tutti, tranne che alle vigili agenzie. Così i vaccini non ci sono, qualcuno però giura che siano in viaggio… MAURO ARMANINO
 

LIBERA LA BICI
Riparala, noleggiala o regalala. E falla pedalare. Con VeloLove, festival nazionale del ciclismo urbano, e le Ciclofficine popolari le biciclette si riprendono la città ASSOCIAZIONE VELOVE

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