“La sete fa rinascere la comunità”

C’è un villaggio boliviano che nel corso degli anni si è spopolato, non c’è più acqua da bere, non funziona la scuola e non funziona il mulino. La gente è andata via, per poter sopravvivere. Tre anzioni però hanno deciso di resistere.

 

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La società che cambia [Alex Zanotelli]

“Grazie amici di Comune per il vostro impegno a raccontare la società che cambia dal basso. Il vostro lavoro ci aiuta ogni giorno a capire che rovesciare ‘o sistema non è impossibile. La strada, è partire dal basso, farsi promotori del cambiamento attraverso la cittadinanza attiva e darsi da fare perché i propri diritti siano rispettati”

LA SETE FA RINASCERE LA COMUNITÀ
C’è un villaggio boliviano che nel corso degli anni si è spopolato, non c’è più acqua da bere, non funziona la scuola e non funziona il mulino. La gente è andata via, per poter sopravvivere. Tre anzioni però hanno deciso di resistere, e pian piano hanno spinto la gente della comunità che tornava di tanto in tanto a raccogliere l’acqua piovana. E con l’acqua tornano l’allegria e la voglia di ricominciare. Molto lontano da Villa Flor de Pukara, racconta Oscar Olivera, si parla dei cambiamenti climatici, un nemico a cui non possiamo opporci come abbiamo fatto in passato con le barricate. Possiamo solo ritornare alla terra, ricostruire le comunità, recuperare la memoria e la nostra storia, poi dobbiamo ricambiare, con reciprocità, il saluto e la generosità della terra. Villa Flor de Pukara, dice Oscar, è in qualsiasi parte del mondo, dovunque le persone costruiscono con semplicità e in forma silenziosa, la società in cui sentono di poter vivere
OSCAR OLIVERA

UN’ALTRA GUERRA
Mentre vende bombe all’Arabia Saudita per massacrare lo Yemen, l’Italia riceve armi dagli Usa. Sono per la guerra, questa volta a guida italiana, in Libia. Ma se c’è un popolo che la Libia odia, è l’Italia: non hanno dimenticato le stragi durante l’occupazione coloniale
ALEX ZANOTELLI

LASCIO
“Lascio. Non mi appartiene più questa scuola”, scrive in questo grido di rabbia e dignità, Rosaria Gasparro, maestra, compagna di strada di Comune da due anni. Non sappiamo se nella scuola delle sigle, nella scuola della “misurabile-miserabile competenza”, nella “gran scuola aziendale del profitto”, dove c’è sempre meno spazio per il pensiero critico e creativo, per la conoscenza che diventa coscienza o per l’idea di comunità educante, questo gesto cambierà qualcosa. Sappiamo però un paio di cose. La prima: interventi come questo dovrebbero essere letti e riletti da moltissime persone. La seconda: il mondo si cambia soltanto in basso e in profondità, costruendo relazioni diverse, spesso in modo poco visibile, anche solo con un “lascio, anzi continuo” (foto: Settembre 2015, il capodanno della scuola vuole il suo rito del ritorno, che è sempre rito dell’inizio, rito dei desideri e della speranza. Il mandala della scuola primaria di San Michele Salentino, realizzato insieme alla maestra Rosaria)
ROSARIA GASPARRO

MORIA, LA COLLINA DEGLI AFGHANI
“Sono passate più di due settimane da quando sono tornata da Lesbo… Come tutti – scrive Caterina Amicucci -, ho passato notti e mattinate in spiaggia con altri volontari ad aspettare le barche cariche di rifugiati… Non un poliziotto, un’ambulanza o altra traccia delle istituzioni. Sul “purtroppo” o “per fortuna” si è dibattutto e continueremo a dibattatere. Ma quel che certo è l’unicità di quella situazione, del condividere il primo passo in Europa di gente in fuga dalla guerra e in cui si mescolano pianti, abbracci, paura, sorrisi, urla, speranza, sigarette, foto, selfie, coperte di emergenza, bottiglie d’acqua, e mille altre cose. Un’esp erienza umana fortissima… A Moria c’è una base militare dove tutti i rifugiati, normalmente bagnati dalla vita in giù, vengono portati per la registrazione… L’Acnur non ha nessun mandato sul campo di Moria… qui è nato un campo di transito interamente autogestito da volontari… Non esistono veri e propri coordinatori… È una babele di persone di paesi diversi che possono incontrarsi e lavorare insieme anche solo per una notte e che, in un caos organizzato, riescono ad essere incredibilmente efficienti… Ogni giorno si distribuiscono centinaia di pasti, tè, calzini, scarpe, vestiti, coperte…”. Mondi diversi già esistono.
CATERINA AMICUCCI

LETTERA A UN RAGAZZO GAY, AL FAMILY DAY
“Scrivo a te, ragazzo gay, e ragazza lesbica, che ieri i tuoi genitori hanno portato nella piazza romana del Family Day. Scrivo a te, che stamani ti sei svegliato con in testa le parole di Adinolfi… Vorrei dirti – scrive Saverio Tommasi – che non sei solo… Scrivo a te, ragazzo gay, e ragazza lesbica, che ieri i genitori hanno portato in piazza, obbligandoti a tenere in mano il cartello ‘Sbagliato è Sbagliato’, con l’immagine di due persone dello stesso sesso, semplicemente per mano. E tu probabilmente hai guardato quel cartello a occhi bassi… Non condannarti, ragazzo mio, è normale. La forza si trova lentamente, non si diventa consapevoli in un giorno, o leoni in una stagione. Ci vuole tempo. E tu prenditelo questo tempo… Ragazzo, il mondo che ti aspetta è migliore di quello che hai visto ieri, non giudicare una casa dal ripostiglio. Tu crescerai, ragazzo mio, e viaggerai. Vedrai posti, profumi, persone diverse… “
SAVERIO TOMMASI

IL BISOGNO DEL NEMICO
La possibilità di costruire un futuro migliore per chi amiamo comincia da noi, dalla vita di ogni giorno, dalla nostra consapevolezza, non dalla guerra a un nemico immaginario come il gender. Eppure nessuno, tra quelli in piazza per il Family day, si domanda com’è ad esempio la vita nella scuole frequentate dai propri figli e figlie, cosa accade nelle classi, nei cortile, tra i corridoi e dietro le porte dei bagni: un ragazzo/a su tre tra gli 11 e i 19 anni è vittima di bullismo; tre adolescenti su quattro approcciano per la prima volta al sesso attraverso internet; sempre più diffusa è la prassi delle baby doccia, ragazze che offrono sesso orale nei bagni delle scuole, in cambio di sigarette, ricariche del telefono, soldi; la “prima volta” è ancora senza preservativo… Molte sono le cause del disagio e delle violenze che ogni giorno si verificano nella società e tra le mura delle scuole, ma considerarne l’ampiezza e problematicità e analizzarle è un compito troppo faticoso e doloroso, meglio andare ad ascoltare i predicatori del Family Day
MONICA PASQUINO

FAMIGLIA, MENZOGNE E MISTIFICAZIONI ERNESTO BALDUCCI

VOGLIO SPOSARE IL MIO VICINO CAMIONISTA ASCANIO CELESTINI

NATURA E TRADIZIONE. TUTTI IN FESTA MATTEO SAUDINO

EDUCARE ALLA SCONFITTA
Nel tempo della competitività, del profitto a tutti i costi e della precarietà non è facile educare alla sconfitta. I nostri bambini non sono abituati a perdere, non ne sono capaci. La sconfitta nello sport, il litigio con un amico o con un’amica, la perdita di un familiare… “La vita ti segna inevitabilmente e per quanto cerchiamo un sfera magica dove poter custodire i nostri figli – scrive Valentina Guastini, mamma e maestra -, la perdita fa inevitabilmente parte del pacchetto”. Per questo “bisogna essere preparati, la sconfitta va accolta, conosciuta, affrontata, altrimenti rischiamo di perdere noi stessi nella rabbia e nella frustrazione…”
VALENTINA GIUSTINI

ELOGIO DELLA SCONFITTA ROSARIA GASPARRO

LE DONNE CHE SALVANO LA TERRA
Custodiscono i semi delle loro madri e delle loro nonne. Rifiutano quelli Ogm che fermano il ciclo della vita. Promuovono campagne contro multinazionali come l’australiana Coal of Africa (Carbone dell’Africa). Cercano le erbe nelle foreste per curare i loro bambini. Si autorganizzano per praticare insieme ogni giorno permacultura e agroecologia. Insegnano ai bambini che il cibo viene dal suolo, non dagli scaffali dei supermercati. La donne stanno salvando l’Africa e il mondo
MAPHATHELEINI MAKAULELE

RESURREZIONE DELLA CANAPA
Sacchi, spaghi, corde, indumenti, lenzuola, tende, carta di qualità, pannelli isolanti termici e acustici, cambustibili. Finalmente lentamente sta tornando l’interesse per la coltivazione e l’utilizzo della canapa tessile che, tra l’altro, consente l’utilizzazione di terre marginali
GIORGIO NEBBIA

LA VECCHIA FERROVIA, AUTOSTRADA DELLE BICI
In Germania inaugurato un primo tracciato di circa sei chilometri della prima autostrada per le biciclette: cento chilometri fra Duisburg, Bochum e Hamm, attraversando quattro università. L’autostrada, una volta completata, servirà un bacino di utenza di circa due milioni di persone e si stima che servirà a eliminare il transito di almeno 50.000 viaggi l’anno. Il tracciato è lungo vecchie ferrovie della Ruhr Valley. Non è la prima volta che si parla di autostrade per le bici: ci hanno già lavorato in Olanda e in Danimarca. Anche Londra ha in mente un progetto simile per eliminare il traffico…
MARI A RITA D’ORSOGNA

IL DOPO SVILUPPO È COMINCIATO SERGE LATOUCHE

GLI IMMOBILI VUOTI: TESORI DA RIUTILIZZARE SUBITO D. F.

IL SAPORE DI UN CAFFÈ GIUSTO
Municipi autonomi del nord del Chiapas, Messico. Alle sette del mattino, dopo una colazione a base di fagioli e tortillas, Anselmo con la moglie, i figli, i fratelli e la suocera, si mette in cammino verso le piantagioni di caffè. Rimangono fino alle cinque del pomeriggio a raccogliere, uno a uno, solo i frutti di caffè al giusto punto di maturazione. Prima del tramonto, con i sacchi in spalla da 70 kg chilogrammi l’uno, portano a casa i chicchi raccolti con tanta cura durante la giornata. E il giorno dopo, all’alba, si ricomincia. Le attività della raccolta e della lavorazione del caffè (lavaggio, spolpatura, essiccazione, ammasso) rappresentano la quotidianità per intere famig lie da novembre fino a maggio. Ma intorno ad Anselmo e alla sua famiglia, così come intorno a migliaia di altri piccoli produttori, ruotano i cosiddetti coyotes – gli sciacalli, ovvero gli intermediari delle grandi imprese – che esercitano attività creditizie con tassi di usura fino al 40 per cento e che si assicurano così l’approvvigionamento di caffè, passando casa per casa con i loro camion e bilance truccate, pagando un prezzo che non tiene affatto conto del lungo e meticoloso lavoro che vi è alle spalle. Il progetto Tatawelo (“avo” in lingua tzeltal) nasce nel 2003 dalla collaborazione tra diverse organizzazioni per sostenere le comunità indigene zapatiste del Chiapas attraverso la commercializzazione del caffè. Un modo per ribellarsi ai coyotes e alla grande distribuzione. C’è tempo fino al 29 febbraio 2016 per ordinare il caffè che i produttori hanno già comincian do a raccogliere
CRISTINA COZZI

CAMMINARE
Passeggiate di quartiere, giornate di arte sul tema del camminare (invitando artisti a disegnare bizzarre strisce pedonali e sentieri), Critical mass a piedi, appuntamenti di Camminare leggendo (due ribellioni contro la dittatura della velocità)… Ha scritto Frédéric Gros in “Andare a piedi. Filosofia del camminare”: “Passeggiare significa in primo luogo fare uno sberleffo alle costrizioni: scelgo io il mio percorso, il mio ritmo e le mie rappresentazioni”. Come possiamo coltivare l’arte del camminare nelle città?
JLC

 

 

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