“Il referendum che spaventa l’Eni, newsletter in bozze pronta”

I frutti del petrolio sembrano avere lo stesso maledetto sapore in Italia come in Perù, in Texas come in Nigeria: territori distrutti, polmoni anneriti, speranze spezzate.

 

 

NEWSLETTER DI COMUNE

 

FACCIAMO COMUNE INSIEME
RACCONTARE IL MONDO OGNI GIORNO PER NON ABITUARSI AL DOMINIO

6 MARZO: INCONTRO CON I NO TRIV E CENA CON COMUNE A CASETTA ROSSA

IL REFERENDUM CHE SPAVENTA L’ENI
I frutti del petrolio sembrano avere lo stesso maledetto sapore in Italia come in Perù, in Texas come in Nigeria: territori distrutti, polmoni anneriti, speranze spezzate. Gela, Falconara, Augusta, Priolo, Ravenna, Viggiano, Marghera, Sarroch, tutte a modo loro distrutte dalle trivellazioni e dalle raffinerie, anche se giganti come Eni e il loro sistema di potere cercano di negarlo in ogni modo. Vogliamo ripetere la stessa cosa nel resto d’Italia? Le ragioni del Sì al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni sembrano piuttosto solide per almeno due ragioni. La prima. L’indipendenza energetica si raggiunge non con nuovi buchi in mare e sulla terra ma con il risparmio energetico, con pannelli solari su ogni condominio e su ogni impianto industriale, con la mafia fuori dall’eolico. La seconda. L’Eni e il governo hanno paura, hanno paura di perdere e di dover metter in discussione l’industria del petrolio, hanno paura soprattutto perché adesso siamo tanti e tante (al referendum No Triv è dedicato l’incontro che domenica 6 – alle 18 – apre la Taverna Comunale a Casetta Rossa, a Roma, prima della cena con la redazione di Comune) 
MARIA RITA D’ORSOGNA

IL FURTO DELLA VITA
Nuda vita. I migranti, come per secoli è stato per le donne e per i bambini, devono essere lasciati nel “limbo” di un’esistenza solo fisica. Forse è per questo che le loro ombre oggi inquietano i sonni della civiltà
LEA MELANDRI

ACCOGLIERE? SIAMO SULLA STESSA BARCA
Denuncia, arte e partecipazione: il teatro sociale per cambiare il mondo
ALESSIA CRISTOFANILLI E ILARIA OLIMPICO

L’ILLUSIONE DEL PROGRESSO È FINITA
In nome dell’occupazione abbiamo devastato territori, legami sociali e saperi contadini. Politica e sindacato hanno responsabilità enormi. La critica allo sviluppo vista da un paesino della provincia di Taranto, amato da Pasolini
ANTONIO CASTRONOVI

NEL SEGRETO DELL’URNA NON C’È COLLETTIVITÀ
Quando impera la logica della rappresentanza, il soggetto si dissolve, perché è possibile rappresentare solo ciò che è assente. Il sistema elettorale disperde los de abajo in una miriade di individui isolati, atomizzati, che cessano di essere una forza sociale. Il pensiero collettivo che emerge nelle azioni popolari cede il passo e prevalgono paure e pregiudizi
RAÚL ZIBECHI

ELOGIO DELLA FRAGILITÀ
Ci dicono che dobbiamo difenderci, che dobbiamo vivere erigendo muri. “L’esigenza di difendersi nasce dalla paura di riconoscere la propria debolezza, la propria fragilità – scrive Emilia De Rienzo – È così che esibiamo quello che non siamo, un’immagine deformata… Al contrario è proprio nel riconoscimento dei propri limiti che sta la nostra forza, è proprio dal riconoscimento della nostra debolezza, all’incontro delle nostre fragilità che può iniziare un cammino per costruire vere relazioni, per costruire un mondo migliore. Fragilità non vuol dire sentirsi inferiore, fragilità vuol dire guardare in faccia e dire No a una società tro ppo prepotente e arrogante, incurante delle debolezze degli altri… Vuol dire guardarsi dentro per cambiare se stessi e non aver più la pretesa di cambiare gli altri… “
EMILIA DE RIENZO

UN PO’ DI TUTTO E DI TUTTO UN PO’, ZERO SPRECHI
“Care signore e signori che ogni giorno preparate il cibo per nutrirci a mensa, siamo le bambine e i bambini della 4C della scuola primaria Rio Crosio di Asti. Negli anni ci siamo accorti che ciascuno di noi ha delle pietanze che gradisce maggiormente e ha bisogno di diverse quantità di cibo per soddisfare il suo appetito. Distribuendo la porzione intera a ogni bambino, si ha un grande avanzo a fine pasto e un grande spreco di cibo. Con i nostri maestri abbiamo sperimentato un metodo per garantire ad ognuno un’adeguata porzione di cibo per varietà e quantità SEGUE QUI

UN MODO NUOVO DI STARE INSIEME
Per Célestin Freinet l’apprendimento è un processo di ricerca permanente, un farsi relazione, un percorso esplorativo capace di produrre interrogativi e di mettere in comune saperi. Ma “questa pedagogia della vita e dell’incontro – ricorda Alain Goussot – ha anche una dimensione etica e politica: rappresenta l’esperienza concoreta di un nuovo modo di stare insieme – fraterno e non competitivo –, una critica radicale al modello capitalista della concorrenza sfrenata e dell’individualismo egocentrico lesivo della dignità umana e del principio di giustizia…”
ALAIN GOUSSOT

DOBBIAMO FERMARLI
Hanno distrutto l’idea che un servizio e un bene possano essere pubblici, cioè di tutti e tutte. Il loro dio si chiama mercato, i negoziati T-tip e Ceta sono le sacre scritture. Verso la manifestazione Stop TTIP di maggio
MARCO BERSANI

BIRRE CON ERBICIDA
È in corso in questi giorni un grande dibattito circa la ri-autorizzazione del glifosate, l’erbicida più diffuso al mondo. L’autorizzazione è scaduta in dicembre, ma è stata prorogata a giugno 2016 e sembra che, per la pressione delle multinazionali, tutti gli Stati membri, escluso la Svezia, si apprestano a ri-autorizzarlo. Il glifosate si può ritrovare non solo in alimenti e bevande di origine vegetale come la birra che arrivano sulla nostra tavola, ma anche in alimenti di origine animale. Brevettato dalla Monsanto nel 1974 (era una delle componenti del famigerato “agente arancio” utilizzato come defoliante durante la guerra del Vietnam) è noto per la sua azione con cui blocca diversi nutrienti minerali essenziali per la vita di piante: molti studi hanno dimostrato che altera gli ecosistemi, contribuisce in modo determinante al dissesto idrogeologico ed è valutato come cancerogeno probabile…
PATRIZIA GENTILINI

COMUNICAZIONE GUERRILLA
Di fronte alla supposta naturalezza dell’ordine dominante c’è bisogno di sprigionare il nostro potenziale sovversivo che metta in discussione la legittimità del potere e che apra spazi per nuove utopie. Perciò il circolo Arci di Roma Sparwasser, fucina di attività mutualistiche e musicali, insieme a Valerio Gatto Bonanni, attivista e artista, hanno organizzato un corso di Comunicazione-Guerrilla. La guerrilla comunicativa è una tattica di sopravvivenza nel mondo dell’immaginario standardizzato. Uno strumento di critica gioiosa che riprende possesso simbolicamente della città e dei suoi spazi. Non si tratta di trovare uno stile aggressivo su Facebook o creare una twitter-storm ma di studiare e praticare la concretissima creatività comunicativa che va dai gruppi agit-prop degli anni ’60 ai giorni nostri (Internazionale Situazionista, Yippies, Culture Jammers, psicogeografi, indignados, Super Barrio, ‪#‎Occupy‬, occupazioni culturali…). Un viaggio tra le tecniche che stimolano effetti sovversivi nei processi di comunicazione e gli strumenti su come realizzare una campagna, un’azione, un blitz. Ribellarsi è creare
R.C.

IL POETA MANCINO
Abbiamo tutti bisogno di fantasia e bellezza per disarticolare il mondo. Abbiamo bisogno di rompere la rigidità della concretezza piccina, di spalancare le porte al fantastico, di immaginare e sperimentare un mondo diverso, di uscire dalla gabbie del dominio… Come quei ragazzi che giocano a pallone e non si piegano ai rituali, agli schemi, allo standard. Spesso “il calcio è una lingua di prosa – scrive Alessadro Pertosa – che diventa poesia quando le trame di gioco, geometriche, rasentano il meraviglioso…”
ALESSANDRO PERTOSA

VENTI DI GUERRA
Inutile prenderci in gioco: il «governo unitario» auspicato per la Libia serve a chiedere l’intervento armato
FRANCESCO MARTONE

UTERI AMBULANTI
“… Che le madri surrogate siano anch’esse persone, non proprietà di un mercato instabile, è un dato che va facilmente perso. Tuttavia, non dovremmo perderlo. C’è qualcosa di orribilmente distopico nella crescente accettazione della maternità surrogata transnazionale: comporta un’industria che piazza donne povere in residenze monitorate e le tratta come terra da vasi per la piantagione e la crescita di bambini destinati a clienti più ricchi, di solito bianchi. Questo è l’esempio più letterale delle donne trattate come uteri ambulanti, pure sembra sia cattiva educazione farlo notare…”. Glosswitch, femminista inglese, lavora nell’editoria
MARIA G. DI RIENZO

 

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