“F-35 il tacchino volante” (31/07/2016)

Il governo italiano ha cominciato a pagare a rate parte dell’enorme somma dell’acquisto degli F-35, un aereo che il progettista dell’F-16 in dotazione alla aeronautica militare degli Stati Uniti ha definito in gergo avionico un “Tacchino”.

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Clamori dalla Colombia

 		ANCORA UNA VOLTA LA REPUBBLICA DÀ FIATO ALLE TROMBE GUERRAFONDAIE DEL NARCOPARAMILITARE URIBE http://www.nuovacolombia.net/Joomla/documenti-analisi/6521-ancora-una-volta-la-repubblica-da-fiato-alle-trombe-guerrafondaie-del-narcoparamilitare-uribe-.html  Con gli inediti passi in avanti del processo di pace in corso all’Avana tra le FARC-EP e il governo colombiano, si stanno creando le condizioni, per la prima volta nella storia colombiana, per aprire quegli spazi democratici e quelle garanzie minime per l'esercizio della politica che lo Stato oligarchico ha sempre negato. Conseguentemente le FARC-EP si stanno preparando per irrompere con tutto il loro accumulato storico-politico sullo scenario della politica aperta, dispiegando il proprio potenziale in tutto il territorio nazionale, non più in condizione di clandestinità.   Questa prospettiva, insieme ai cambiamenti socioeconomici, istituzionali e di dottrina politica che vedono il proprio fondamento negli accordi di pace dell’Avana e che si svilupperanno in Colombia in un processo che abbraccerà i prossimi anni, porta la destra oltranzista e guerrafondaia colombiana, cresciuta e riprodottasi con una concezione militarista e repressiva, e inseparabile dal terrorismo di Stato, a una sorta di isteria generalizzata.  Questi settori, ancora capeggiati dall'ex-presidente Alvaro Uribe, uno dei più solidi alleati e promotori del narcotraffico e del paramilitarismo, vedono ridursi in prospettiva quei margini di arricchimento illecito e di quote di potere che li hanno contraddistinti.  Si trovano sempre più isolati, tanto nella società colombiana come nello scenario internazionale. Si sentono abbandonati addirittura dai loro vecchi partner negli Stati Uniti e nell'Unione Europea. Tutti i paesi del mondo, l'ONU, le più diverse forze politiche e istituzionali in Colombia e all'estero, appoggiano il processo di pace.   L'isolamento nel quale si vengono a trovare li ha esposti a tutta una serie di problemi giudiziari, perché le loro enormi responsabilità nella lunga notte di barbarie, di cui è stato protagonista lo Stato colombiano sotto la loro direzione, iniziano -anche se con vergognoso ritardo- a presentare i primi conti.   Quasi tutti i principali collaboratori di Uribe, tra i quali i direttori del servizio segreto DAS che lo hanno servito nell'opera di sterminio delle opposizioni sociali, Jorge Noguera e Maria Pilar Hurtado, si trovano in stato di reclusione con pesanti condanne sulle spalle, addirittura il fratello maggiore di Uribe, Santiago, è attualmente agli arresti in attesa del processo che lo vede imputato per paramilitarismo nell'orrida vicenda della cupola dei “12 apostoli”.   Recentemente Uribe in persona è venuto in Europa, col malcelato scopo di tentare di riaprire alcune porte in ambienti istituzionali, sfruttando i suoi numerosi, vecchi, contatti.   Tuttavia nella penisola iberica è stata cancellata la prevista cerimonia di consegna di un premio per i suoi presunti meriti da presidente, che un'università dello Stato spagnolo aveva inizialmente intenzione di conferirgli. Anche in Italia, dove sarebbe giunto per un'improbabile vacanza con la moglie, non sembra poter avere grandi occasioni istituzionali. E’ stato obbligato a condurre i suoi tentativi politici lontano dai riflettori e in forma privata, come un teso incontro con il cardinale Parolin in Vaticano ha dimostrato. Incontro nel vano tentativo di convincere il Papa a criticare i dialoghi dell’Avana, nei confronti dei quali invece lo stesso Bergoglio ha espresso più volte un deciso ed entusiasta appoggio.  Uribe si è piuttosto dovuto accontentare di una surreale intervista che il solito Daniele Mastrogiacomo si è premurato di far uscire sul quotidiano per il quale scrive: LaRepubblica, la cui linea editoriale in politica estera è una delle più squalificate del già desolante panorama disinformativo del bel paese.  Il teatrino di Uribe uscito su LaRepubblica è un misto patetico di invenzioni sue personali, deliri senza senso, grossolane inversioni della realtà. Lo stesso Mastrogiacomo, che di Colombia non ha mai capito granché, essendo per lo più abituato a ripetere le versioni che forniscono gli organi di stampa del regime colombiano, appare leggermente imbarazzato in alcuni passaggi. Altro segno dei tempi che cambiano.   Uribe apre le danze lagnandosi dell'aumento del narcotraffico e della criminalità in Colombia, lui che è uno dei peggiori criminali e narcotrafficanti riconosciuti della storia colombiana, identificato al numero 82 nella lista stilata a suo tempo dalla DEA tra i più pericolosi narcotrafficanti a livello mondiale, sulla cui testa pendono migliaia di denunce per violazione dei diritti umani in Colombia e all'estero. Poi sostiene che la pace con le FARC si doveva fare quattro anni fa, prima cioè... del processo di pace! Adducendo che in questi anni le FARC si sono rafforzate, ma sorvolando sul fatto che come i dati dello stesso esercito colombiano dimostrano, il processo di rafforzamento della guerriglia era iniziato già durante il suo governo.  Mastrogiacomo a questo punto commenta: “Senatore Uribe, le Farc si stanno sciogliendo e consegnando le armi.” E Uribe risponde: “Lei crede?”  Il bello è che qui ha quasi ragione Uribe, nel senso che se è indubitabile che le FARC eserciteranno l'azione politica, nel nuovo contesto, senza utilizzare le armi, non si scioglieranno affatto, ma si mobiliteranno in tutto il paese con il proprio lavoro di massa. Evidentemente Mastrogiacomo confonde la realtà coi suoi desideri.  Ma Uribe insiste e afferma che nessun paese stringe accordi coi terroristi, accusando le FARC dei peggiori crimini che proprio il governo da lui presieduto ha perpetrato. Per di più né Uribe, né Mastrogiacomo si accorgono che per stringere la mano ai “terroristi” stanno facendo la coda presidenti e figure istituzionali di mezzo mondo, compreso il segretario generale delle Nazioni Unite.  Poi Uribe insinua che le FARC possano, con tutto il denaro di cui disporrebbero, raccogliere nientemeno che “il più grande arsenale del mondo”. A parte il fatto che le FARC lavorano, in accordo coi sentimenti più profondi del popolo colombiano, per aprire una fase di pace, democrazia e giustizia sociale, a Mastrogiacomo non viene in mente di chiedere come mai se possono raccogliere tante pericolosissime armi non lo abbiano già fatto durante la sua fallita “guerra al terrorismo”, quando il “campione” dei diritti umani Uribe pretendeva di sterminare i guerriglieri massacrando il popolo da cui traggono la propria forza.  Ma a questo punto il delirio ha definitivamente preso la mano dell'intervistato e quindi si aprono gli spazi affinché colui che Pablo Escobar benediceva per aver concesso licenze di volo ai suoi uomini per il trasporto della cocaina, elenchi una serie di presunti successi del suo governo contro... il traffico di stupefacenti e la lotta ai cartelli della droga!   Scontro tra cartelli con la partecipazione di pezzi dello Stato, in combutta con gli uni o con gli altri, nel quale ha partecipato tutta la famiglia Uribe e lo stesso narco ex-presidente come forma per eliminare la concorrenza.   Qui l'intervistatore ha un sussulto di dignità e commenta, bontà sua, che però si è anche assistito a “squadroni della morte, paramilitari, esecuzioni sommarie, sequestri, sparizioni”, ma Alvarito non ci fa caso e prosegue con un discorso sconnesso, francamente da manicomio, che non si capisce nemmeno cosa c'entri con ciò di cui stanno parlando, affermando di aver sempre combattuto le dittature e che nel suo governo ci sono stati cinque anni di libertà e democrazia.   Per poi caricare nuovamente contro il processo di pace, che non prevede che i guerriglieri finiscano in carcere dopo gli accordi. E grazie tante, ci mancherebbe altro!  Non poteva mancare in chiusura un gratuito e fuori contesto attacco al Venezuela, che Mastrogiacomo gli serve su un piatto d'argento con una domanda che sembra fatta apposta affinché possa essere versata una litrata di bile contro il governo bolivariano.   Chiusura in bellezza!  Sia chiaro, non ci aspettavamo che Uribe riconoscesse la verità storica e che dicesse che sì, in effetti, le FARC hanno sempre cercato la pace ma la politica criminale dello Stato non gli ha mai lasciato altra possibilità che condurre con tutte le proprie forze la lotta armata, che si è cercato di sterminarle e solo per il fatto di non esserci riusciti si è imposta una soluzione politica nella quale ha giocato un ruolo importantissimo il Venezuela, e che nel quadro di una giurisdizione speciale per la pace debbano essere riconosciute le singole responsabilità in un contesto nel quale sappiamo che il novanta per cento degli atti di violenza sono stati commessi dallo Stato coi suoi agenti ufficiali e non ufficiali (paramilitarismo come politica controinsorgente). E' ovvio che Uribe, pur sapendo tutto ciò, non lo riconoscerà mai.   Ma quale utilità può avere il dare spazio ai conati di un guerrafondaio che la Storia ha già condannato e si è in attesa che lo faccia anche un tribunale speciale, che restituisca alle vittime almeno un po' di verità?  Associazione nazionale Nuova Colombia

 

Clamori dalla Colombia

       13/07 - MOBILITAZIONE POLITICA DELLE FARC PROVOCA DELIRI ALLA DESTRA OLTRANZISTA COLOMBIANA http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6519-1307-mobilitazione-politica-delle-farc-provoca-deliri-alla-destra-oltranzista-colombiana.html Agli ormai consueti deliri via twitter del narco ex presidente Uribe, si aggiungono sempre più frequenti le farneticazioni del procuratore Ordoñez. Quest'ultimo si è inventato di sana pianta che alcuni fronti tra i quali il 57 delle FARC-EP sarebbero contrari a quanto pattuito a L'Avana. In realtà solo alcuni singoli elementi appartenenti a una differente unità (Fronte I), si erano manifestati in tal senso, situazione che viene gestita internamente dalle FARC. Il Comandante del Fronte 57, Olmedo Ruiz, ha smentito il chiacchiericcio e le false denunce con un video ad hoc. Peraltro i Fronti 57 e 36 operanti nel Blocco Efraín Guzmán delle FARC (nordovest della Colombia) sono impegnati in prima linea in due tra i più significativi progetti pilota avviati nel paese, di comune accordo con il governo. Uno di essi, ricalcando una vecchia proposta del Comandante Marulanda, individua nella sostituzione volontaria e concertata con le comunità contadine delle coltivazioni di foglia di coca con prodotti alimentari, la via maestra per ridurre l'impatto del narcotraffico nella società. Ovviamente nell'ambito di uno sviluppo integrale del territorio che contempli una forte spesa sociale in modo da costituire una alternativa di vita sostenibile per le popolazioni rurali finora escluse. In questo modo si rende evidente ancora una volta che le FARC non hanno mai avuto nulla a che spartire col narcotraffico, ma hanno solo protetto dal terrorismo di Stato le comunità rurali nel cui grembo si sono formate. Risulta anche chiaro come le FARC abbiano sempre mantenuto la propria vocazione politica di partito, nonostante siano state da sempre costrette alla clandestinità. Ora che sembra si possano aprire, grazie ai dialoghi dell’Avana, quegli spazi democratici a lungo negati dallo Stato oligarchico, le FARC si apprestano a mobilitare tutto il proprio potenziale e le proprie strutture per proseguire la loro lotta sul terreno della politica aperta. È contro questa prospettiva che chi vive di guerra ed esclusione popolare indirizza i propri attacchi, temendo di perdere privilegi e rendite. La pace con giustizia sociale andrà costruita dal popolo colombiano combinando mobilitazioni democratiche, lotta di piazza e resistenza antimperialista. 

06/07 - INVIATO USA ALL'AVANA: QUANTO ACCORDATO E' IRREVERSIBILE http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6517-0607-inviato-usa-allavana-quanto-accordato-e-irreversibile.html In un'intervista rilasciata al quotidiano “El Tiempo", e pubblicata il 3 luglio scorso, Bernie Aronson, inviato speciale degli Stati Uniti al Tavolo dei Dialoghi dell'Avana, ha dichiarato di essere "convinto che la guerra sia conclusa, e che quanto accordato sia irreversibile". Aronson conferma il consenso statunitense rispetto agli accordi siglati, nonché la volontà di escludere le FARC dalla lista delle organizzazioni terroriste. In merito alla possibilità per le FARC di ottenere seggi al Congresso colombiano in automatico, Aronson chiarisce che l'organizzazione rivoluzionaria aveva già rappresentanti alla Camera e senatori eletti fra le fila dell'Unión Patriótica, con seggi perduti dopo il loro assassinio, e che riconsegnarli equivarrebbe ad una forma di risarcimento. Infine, alla domanda se Simón Trinidad (guerrigliero ingiustamente recluso nelle carceri USA) possa essere liberato come richiesto dalle FARC, l'ex Sottosegretario di Stato statunitense risponde che non esiste alcuna discussione in merito a questa liberazione. Affermazione, quest'ultima, piuttosto poco credibile, a differenza delle altre, giacché per l'insorgenza Simón fa parte della propria Delegazione di Pace, e il suo rilascio sembra una conditio sine qua non per il raggiungimento dell'accordo definitivo; esattamente come avvenuto per la sua illecita incarcerazione, la liberazione di Simón Trinidad passa per una scelta dettata da volontà politica, e non per in iter di semplici steccati giudiziari. Nonostante le belle parole di Aronson, nel complesso, va ribadito che per gli USA l’obiettivo primario resta quello di smobilitare il movimento guerrigliero colombiano, al fine di consentire alle multinazionali a stelle e strisce di depredare il territorio e le risorse del paese andino-amazzonico senza intralcio. Alla volontà di pace dell’imperialismo, per antonomasia, non è lecito credere.

25/06 - FIRMATO ALL'AVANA IL CESSATE IL FUOCO BILATERALE http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6512-2506-firmato-allavana-il-cessate-il-fuoco-bilaterale.html Lo scorso 22 giugno le delegazioni del Governo e delle FARC hanno firmato l'accordo per il “Cessate il fuoco e la fine delle ostilità bilaterali e definitivi”, passo fondamentale per il superamento in chiave politica del pluridecennale conflitto sociale ed armato colombiano. E' stato pattuito che nei 180 giorni successivi alla firma degli accordi di pace dovrà concludersi il processo di deposizione delle armi; inoltre, vengono stabilite garanzie di sicurezza e lotta contro le organizzazioni criminali e paramilitari, nonché un accordo sulla ratifica. Il documento prevede che una volta entrato in vigore l'accordo, “la Forza Pubblica riorganizzerà i suoi schemi affinché le FARC possano ritornare e riorganizzarsi in 23 zone”, preposte alla deposizione delle armi ed alla reincorporazione alla vita civile dei guerriglieri. Terminata la guerra, inizia ora una nuova battaglia: quella dell'inclusione del popolo nella vita del paese. Inclusione che non può essere solo politica, ma che deve essere anche economica e sociale. Per raggiungere questo risultato la strada è ancora lunga, in un paese che ha riservato al popolo solo bastone e proiettili, tuttavia si tratta di una notizia tanto attesa -in particolare da tutto il movimento popolare- quanto importante, nella misura in cui prefigura l'inizio di una vera nuova fase della storia colombiana, quella della partecipazione attiva del popolo colombiano alla costruzione della Nuova Colombia.

20/06 - CONTINUANO LE MOBILITAZIONI A SOSTEGNO DELLE RIVENDICAZIONI POPOLARI http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6511-2006-continuano-le-mobilitazioni-a-sostegno-delle-rivendicazioni-popolari.html Continuano le mobilitazioni in Colombia in appoggio alle sacrosante rivendicazioni dei contadini, degli indigeni e delle popolazioni afro discendenti. Per tutta risposta il regime reprime le proteste con la violenza eludendo accordi firmati ed implementando iniziative che vanno nella direzione opposta, sia a quanto sottoscritto con il movimento che anima lo Sciopero Agrario sia a quanto accordato all’Avana. È un film già visto quello dei governi di oligarchi, terratenenti e grandi allevatori che elargiscono promesse al momento delle proteste per poi fare orecchie da mercante quando giunge il momento di mantenere fede agli accordi strappati dalle mobilitazioni popolari con la lotta. Ricordiamo che le straordinarie mobilitazioni dell’estate 2013 portarono il governo ad assumere impegni concreti poi disattesi; nell’aprile 2014 le imponenti manifestazioni contadine dello Sciopero Nazionale Agrario e Popolare vennero coperte di sangue da una violenta repressione del regime che oggi ripropone il meccanismo rodato da decenni di terrorismo di Stato. A due anni di distanza, immemori degli impegni presi, i funzionari del governo Santos continuano a legiferare a favore dei terratenenti e dei grandi allevatori mettendo in marcia le cosiddette ZIDRES (Zone di Interesse di Sviluppo Rurale, Economico e Sociale), buone solo per aumentare la concentrazione delle terre in poche mani e per soddisfare l’appetito vorace e neocolonizzatore degli “imprenditori delle campagne” e delle multinazionali, che pretendono di continuare impunemente a rubare terre ai contadini e agli indigeni incrementando quelle disuguaglianze che sono alla base del conflitto. Il regime continua a reprimere e ad essere sordo alle rivendicazioni delle organizzazioni popolari, che invece da ogni sollevazione, blocco e sciopero escono sempre più rinforzate, aggiungendo ogni volta un mattone granitico nella costruzione della pace con giustizia sociale.

17/06 - CORTE COSTITUZIONALE FRENA LA “LOCOMOTIVA MINERARIA” http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/6506-1706-corte-costituzionale-frena-la-locomotiva-mineraria.html La Corte Costituzionale colombiana ha revocato l’istituzione delle cosiddette “Aree Strategiche Minerarie”, poiché il governo non ha preventivamente consultato le comunità delle zone considerate ad alto potenziale di risorse. La sentenza rappresenta un duro colpo alla “locomotiva mineraria”, l’irresponsabile progetto santista di sfruttamento delle risorse del paese e di “sviluppo economico” basato sulla svendita delle risorse stesse e della sovranità nazionale, Oltre al diritto delle comunità ad una consultazione sul destino delle aree in cui hanno sempre vissuto, la sentenza ha stabilito che la proposta del governo violava il diritto all’alimentazione, all’accesso all’acqua e ad un ecosistema a vantaggio di imprese straniere e multinazionali. non contaminato. Le immense risorse energetiche e minerarie della Colombia sono strategiche per lo sviluppo del paese, ma la loro gestione deve essere concordata con le comunità locali. Si intende che i ricavi di questa gestione devono restare in Colombia, affinché sia possibile un vero sviluppo, a vantaggio dell’intera popolazione e non per perpetuare i privilegi della corrotta classe oligarchica e delle multinazionali dai profitti miliardari.