Dal Comune di Roma impegno per realizzare 10mila case popolari in 3 anni

Dal Campidoglio, nella “giornata internazionale sfratti zero” del 10 ottobre, giunge una proposta concreta da parte di un esponente di rilievo della giunta Raggi sui temi “strategici” della casa e della lotta alla speculazione edilizia.

 

Comunicato stampa

 

L’assessore Paolo Berdini interviene all’assemblea dell’unione inquilini in Campidoglio: “vogliamo realizzare 10mila case popolari in tre anni, riconvertendo il 50% del patrimonio pubblico inutilizzato”. Per L’unione Inquilini è “un’apertura incoraggiante, ma ora dal sindaco aspettiamo i fatti. Nomini subito l’assessore alla casa”.

Dal Campidoglio, nella sala “piccola protomoteca” affollata dal popolo dei bandi e dell’autorecupero dell’Unione Inquilini nella “giornata internazionale sfratti zero” del 10 ottobre, giunge una proposta concreta da parte di un esponente di rilievo della giunta Raggi sui temi “strategici” della casa e della lotta alla speculazione edilizia.

Sospinto dagli sfrattati e dei rappresentanti dell’Unione Inquilini presenti alla conferenza, l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini ha infatti ribadito il suo impegno e quello della giunta per “riconvertire in case popolari almeno il 50% del patrimonio pubblico sfitto o abbandonato, a cominciare dalle caserme dismesse e dai palazzi inutilizzati dell’atac e delle altre aziende municipalizzate”.

Per Berdini, “è assurdo che i romani siano costretti a vivere in quartieri dormitorio privi di servizi e lontani decine di chilometri dal centro, quando in città abbiamo un vasto patrimonio pubblico da cui potremmo ricavare migliaia di nuove case popolari. Almeno il 50% delle proprietà dell’atac e di altre aziende municipalizzate va messo al servizio della città per dare una risposta concreta alle migliaia di famiglie presenti nelle liste d’attesa delle case popolari”.

“Il cosiddetto social housing si è rivelato un imbroglio – continua Berdini – solo le case popolari possono garantire davvero il diritto alla casa e alla città e ormai anche alcuni costruttori l’hanno capito.

Roma non è una città qualsiasi, ma una grande Capitale che ha bisogno di investire su se stessa. Qui in passato si sono costruite anche 20mila case popolari all’anno, [negli anni ’70 e ‘80], possiamo perciò realizzarne 10mila in tre anni, non mi sembra un’impresa impossibile e permetterebbe di risolvere in modo definitivo il dramma di tante famiglie in difficoltà”.

Sempre Berdini, riferisce di voler realizzare a breve un “grande censimento del patrimonio pubblico”, per avere contezza delle sue dimensioni e delle possibilità di convertirlo ad uso abitativo.

Per l’Unione Inquilini, da anni impegnata nella lotta per il “recupero ed auto recupero” dei palazzi vuoti e recentemente promotrice dell’idea di un “piano regolatore del patrimonio esistente”, è indubbiamente un’apertura che lascia ben sperare, ma che da sola non basta:

“Da oltre tre mesi – attacca Guido Lanciano, Segretario romano del sindacato degli inquilini – siamo in attesa che la Sindaco Raggi si decida a nominare l’assessore competente alla casa conferendogli le deleghe sulle politiche abitative. E’ un’inerzia gravissima e ingiustificabile, che pesa sull’esistenza quotidiana di migliaia di sfrattati e di inquilini in difficoltà e rende impossibile ogni colloquio e confronto sulla strategia complessiva.

Il diritto ad una casa per tutti è un problema complesso, la sindaco non può continuare ad ignorarlo, relegandolo a problema emergenziale e assistenziale. Da settimane chiediamo che venga finalmente nominato l’assessore con delega alle politiche abitative, ma finora le nostre richieste sono cadute nel vuoto. Perciò, sia in Campidoglio che in alcuni municipi, nei prossimi giorni sarà discussa una “nostra” mozione che speriamo sia approvata a larga maggioranza”.

 

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