“Quarant’anni di lavoro”

In questi giorni rievochiamo la cacciata di Lama dalla Sapienza, ma mentre lo facciamo sarebbe bene fare i conti con tutto quello che poi è stato. Oggi più che mai è necessario dirsi che Lama ha vinto, nel senso che a prevalere è stata la logica lavorista.

 

NEWSLETTER DI COMUNE
 

 

QUARANT’ANNI DI LAVORO
In questi giorni rievochiamo la cacciata di Lama dalla Sapienza, ma mentre lo facciamo sarebbe bene fare i conti con tutto quello che poi è stato. Oggi più che mai è necessario dirsi che Lama ha vinto, nel senso che a prevalere è stata la logica lavorista. È la logica che lega due vicende che nelle ultime settimane tengono banco: quella del suicidio di un trentenne, Michele, e quella del lavoratore di uno stabilimento Fca costretto a farsela addosso perché il capo non gli ha dato il permesso per recarsi in bagno. “Sarebbe tempo di mettere in discussione una volta per tutte la centralità del lavoro inteso come mezzo di liberazione – scrive Marco Arturi – Lama ha vinto, su questo non ci piove; ma i ragazzi della Sapienza avevano capito tutto, avevano provato ad aprire la strada…”
MARCO ARTURI
 

IO SONO MIMMO, OPERAIO ASCANIO CELESTINI

NAPOLI, ROMA, FIRENZE: L’ALTRO CARNEVALE
La storia di quelli che vivono in basso dimostra che ci sono molti modi coi i quali indebolire o perfino abolire, almeno per un po’ di tempo, i rapporti gerarchici. Michail Bachtin e James C. Scott, più di altri, hanno raccontato come nell’Europa medioevale se il luogo privilegiato del “discorso anti-egemonico” era la piazza del mercato, il carnevale ne era invece l’espressione più importante e più spettacolare. Era il momento in cui la popolazione non solo si riuniva spontaneamente, senza cerimonie imposte dall’alto, ma soprattutto utilizzava le parodie, il grottesco, gli sberleffi per capovolgere i valori ufficiali, per esprimere la propria rabbia ai detentori d el potere, per mostrare altri sguardi sul mondo, troppo spesso nascosti e travestiti. Il bisogno di mettere sottosopra il mondo a cominciare dalle periferie, di gettare coriandoli nella megamacchina del consumo e dell’austerity, di resistere creando nuove comunità territoriali si insinua oggi anche nel carnevale di molte città. Tra i tanti, ne abbiamo scelti tre, solo per mostrare un universo in costante movimento che non rinuncia a riprendersi le strade e la voglia di fare festa insieme anche in questi tempi cupi. Ecco lo straordinario carnevale del Gridas a Scampìa, quello dello spazio sociale e culturale “Gordiani in comune” a Roma, quello degli Amici del Nidiaci, giardino autogestito, di Firenze
R.C.

Ripensare l’apprendimento, sfruttando anche la possibilità data dalla legge di istruire i figli a casa, resta una strada che fa discutere e apre percorsi importanti. Il documentario Figli della libertà offre un’occasione preziosa, a cominciare dal 7 marzo in molte città, per scavare in profondità e andare oltre le solite domande (ma è legale? e la socializzazione?…)
MICÒL DEL CASTILLO
 

IL BULLISMO NON È UN PROBLEMA GIUDIZIARIO
Il bullismo è un problema molto serio ma viene confuso dentro tanti equivoci e luoghi comuni. Una cosa è certa: negli ultimi anni sempre più le Forze di Polizia sono state invitate nelle scuole a parlare di questo argomento, ma come ricorda Daniele Novara il bullismo resta un problema educativo e non giudiziario. Bambini e ragazzi, come la società, hanno bisogno di conflitto per crescere, si tratta di imparare a litigare non di reprimere
DANIELE NOVARA
 

STOP ALL’ECATOMBE DELL’AMBIENTE
Anche a rileggerla anche a qualche mese di distanza, la selezione di notizie curata da Alberto Castagnola, rende perfettamente l’idea della tragedia ambientale che incombe sul pianeta. Il lascito dell’uragano Matthew, la più violenta tempesta tropicale caraibica degli ultimi dieci anni. In sette anni la deforestazione in Amazzonia ha cancellato la vegetazione in un territorio vasto come la Grecia. La resilienza, però, sta diventando una parola chiave anche per l’ambiente. In soli quarant’anni il numero degli obesi è passato da 105 a 641 milioni. La fame continua ad uccidere ma la tendenza è che presto non sarà più il primo problema alimentare dell’umanità. I roghi della California. Il Galaxi Samsung che può esplodere. Ci sono, naturalmente, anche qualche buona notizia, come l’intervento per salvare i semi di Aleppo o la nascita del più grande parco marino in Antartide, e alcuni consigli preziosi, come quelli che rivelano i segreti delle batterie al litio. Buona lettura
A CURA DI ALBERTO CASTAGNOLA
 

LA PERCEZIONE FISICA DEI CAMBI CLIMATICI
Ogni anno le catastrofi naturali provocano danni per 520 miliardi di dollari e spingono 26 milioni di persone sotto la soglia di povertà. Dal 1996 si registra un tremendo aumento innaturale dei disatri: 11.000 eventi estremi, e 530.000 vittime, 3300 miliardi di dollari i danni economici solo tra il 1996 e il 2015. In Europa si sono registrati 70 mila morti a causa dell’ondata di calore del 2003. L’Italia al 19esimo posto, nel 2015, con 174 morti e danni economici per oltre 2 miliardi di dollari. Se non basta a convincervi che non possiamo più far finta di non vedere quel che succede, andate a cercare in questa selezione certosina di notizie quel che comporta per la banchisa artica un normale volo da Londra a New York o i livelli del cambiamento faunistico della Groenlandia: dove c’erano foche adesso pascolano tranquillamente mucche e pecore. In coda alla rassegna il commento di Alberto Castagnola
A CURA DI A.C.

I MARCHI PIÙ GRANDI DEL MONDO
I numeri dei più importanti brand del mondo sono difficili perfino da leggere. Tuttavia non dicono due cose che faremmo bene a ricordare nella vita di ogni giorno: il dominio dei grandi marchi dipende da noi, la vita non è un mercato. Avete già indovinato chi è al primo posto?
TYLER DURDEN
 

LE UNGHIE DI ALEX E QUELLE DI CEUTA
A saper uscire dall’aridità contabile che scambia le persone con i numeri e dall’ipocrisia che protegge il privilegio con il filo spinato, le storie della resistenza saheliana al divieto del diritto a vivere con dignità dove si vuole potrebbero essere lette perfino attraverso le unghie. Come fa questa nuova testimonianza del nostro tempo, raccontata dalla prospettiva giusta per guardare all’Europa, quella extra moenia, arricchita perfino da una risonanza nel Niger della campagna zapatista. La cura delle unghie, si diceva, diventa un modo per guadagnarsi da vivere, un’arte appresa alla scuola del migrare, dove le espulsioni qualche volta arrivano perfino a segnare destini imprevisti e storie intre cciate dalla dolorosa trama della rinuncia ai propri progetti. E poi ci sono altre unghie, quelle sanguinanti, usate dai migranti feriti mentre scavalcano le lame taglienti della barriera alta sei metri costruita a Ceuta, per difendere la paura nell’enclave spagnola in Marocco. E infine le unghie del sistema, che si fanno artigli per dilaniare i sogni e le relazioni sociali prima di tornare a mimetizzarsi nei permessi scaduti, nei lasciapassare negati, nei fogli di via
MAURO ARMANINO
 

VOLEVO ESSERCI COME PERSONA TRA PERSONE
“La piazza è troppo grande e vuota. Arrivano in punta di piedi. Un bel modo di arrivare in una fredda sera di febbraio. Un modo delicato. Un genere a rischio quello della presenza gentile che non a caso fa rima con civile. Ognuno col suo genere, quello che ci portiamo addosso e che chiamiamo identità, le relazioni, i ruoli, l’appartenenza, il contesto. Con quella speciale conoscenza che nasce dal proprio corpo, dalla propria storia, con una serena consapevolezza di sé, Roberto dice che non si sceglie cosa essere, che genere e sessualit&a grave; possono non coincidere, che l’identità percepita non sempre è quella biologicamente assegnata. Che alcuni vivono il dolore di sentirsi stranieri nel proprio corpo. Mentre organizzano la loro affissione minimalista di piccoli adesivi sui pali della luce, sulle cabine elettriche, sui quei non luoghi che da un lato non infastidiscano la gente e dall’altro possano far sentire meno solo chi vive la loro stessa dimensione affettiva, provo un senso di gratitudine per Daniele, gli altri e le altre. Per il loro viso aperto, per il coraggio di esposizione, un coming out pubblico nella piazza grande, un’esposizione di dignità… SEGUE QUI
ROSARIA GASPARRO
 

LA FRAGILITÀ, IL SILENZIO E LA LOTTA DEI PICCOLI
“Piano piano, ho scoperto che debole diventa solo il corpo, grazie al passare del tempo terreno. Piano piano, camminando tra il silenzio degli uomini che uccide l’anima, e il sorriso di chi non ha più lacrime, ho imparato che accettare la conflittualità e viverci dentro, significa accogliere la propria fragilità e la fragilità altrui… Piano piano, ho imparato che essere “piccoli” è meglio che essere dei potenti…”. Nel lik di seguito l’articolo completo di Gigi Ontanetti (Gigi è morto il 17 febbraio; dopo l’esperienza in Jugoslavia come Osservatore di Pace durante la cosiddetta “guerra umanitaria” aveva scoperto di av ere un tumore; il 3 ottobre 1993 era con il piccolo gruppo di pacifisti che attraversò il ponte Vrbanja di Sarajevo, dove fu ucciso il suo amico Gabriele Moreno Locatelli; cresciuto all’Isolotto, quartiere povero di Firenze, operaio, educatore scout, Gigi ha visto nascere la comunità di base dell’Isolotto con Enzo Mazzi; ha donato ogni singolo momento della sua vita a cercare di riempire di significato parole come giustizia, nonviolenza e dignità)
GIGI ONTANETTI

 

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