“La violenza degli Stati e dei mercati”

C’è un filo rosso che lega il regime di Erdogan, il teatrino elettorale francese, la vicenda dei vaccini, la crisi della cooperazione internazionale, ma perfino la diffusione di importanti esperienze non statali che ripensano l’educazione? Forse sì, dice Enrico Euli: in modo diverso e limitato mostrano come si esprime la violenza degli Stati e dei mercati…

 

NEWSLETTER DI COMUNE
 

LA VIOLENZA DEGLI STATI E DEI MERCATI
C’è un filo rosso che lega il regime di Erdogan, il teatrino elettorale francese, la vicenda dei vaccini, la crisi della cooperazione internazionale, ma perfino la diffusione di importanti esperienze non statali che ripensano l’educazione? Forse sì, dice Enrico Euli: in modo diverso e limitato mostrano come si esprime la violenza degli Stati e dei mercati, il loro legame, ma anche le resistenze, spesso contraddittorie, di tanti e tante. Lo ha spiegato qualche tempo fa Raúl Zibechi: siamo di fronte a una grande trasformazione che comprende la fine dello stato sociale, quella della sovranità nazionale e quella delle democrazie. Lassù in alto è tutto marcio: si tratta di riconoscerlo e di essere di sposti e liberarcene: dobbiamo creare mondi nuovi, fuori dagli Stati tradizionali e dai mercati, anche se è tutto maledettamente complicato
ENRICO EULI

LA NUOVA GRANDE TRASFORMAZIONE R.Z.

SUSY E LA BELLA EUROPA
Due anni di un lavoro che ha coinvolto 80 ricercatori, 550 interviste per raccontare 1100 esperienze e pratiche di economia sociale e solidale in 46 diversi territori dell’Europa e in 9 nel resto del mondo, dal Brasile alle Mauritius. Quel che si racconta, nella mastodontica ricerca che qui presentano i coordinatori di un progetto molto ambizioso, SUstainable and Solidarity economY, più amichevolmente noto come Susy, è una trasformazione concreta dell’economia, dall’agricoltura ai servizi. Un cambiamento radicale che vede protagoniste ogni giorno decine di migliaia di persone. L’ economia “trasformativa” non può che partire da una dimensione locale e territoriale, sarà molto interessante scoprire fin dove può arriv are
MONICA DI SISTO E RICCARDO TROISI

NON ERA MAI ACCADUTO PRIMA
Per la prima volta nella storia ci sono 410 ppm di anidride carbonica in atmosfera. La notizia è dei giorni scorsi: i media ne hanno parlato? I politici ne hanno parlato? La terra e le condizioni di vita così come le conosciamo presto non ci saranno più. Ci sarà più calore che resta intrappolato nella nostra atmosfera, ci saranno più squilibri, più eventi estremi, più disastri climatici, più terre che scompaiono.,La principale fonte di CO2 resta l’uso di petrolio, gas e carbone. Si, c’è un presidente statunitense negazionista che si è circondato di negazionisti, ma noi altri che facciamo?
MARIA RITA D’OR SOGNA

COLTIVARE IL BISOGNO DI FRAGILITÀ
“Ogni tanto si legge sui giornali di atti estremi compiuti da ragazzi per bene di famiglie per bene, spunta sempre quella parola che tanto mi spaventa: normalità. Ragazzi normali di famiglie normali. Mi chiedo se nelle famiglie di quei ragazzi – scrive Penny, insegnante e madre -, nella loro vita normale, nella società che li circondava, ci fosse lo spazio per il fallimento. Se quei figli abbiano avuto il tempo di deludere ogni giorno un po’…”. Già, viviamo il tempo in cui tutti e tutte, per dirla con Goussot, devono essere sempre “efficienti, produttivi, competenti, competitivi, realisti, sani e scattanti”… E allora impariamo a ribellarci accogliendo le nostre fragilità. E lasciamo sperimentare a bambini e ragazzi cadute e scivoloni
PENNY

CARO SIG. GALIMBERTI
Umberto Galimberti, noto sostenitori della Buona Scuola e dello stravolgimento (fallito) della Costituzione, torna a parlare di scuola. In una interessante risposta, Claudia Pepe, insegnante, scrive: “Ma caro Prof, esimio, sua Santità Dott. Galimberti, lei è mai entrato nelle nostre classi pollaio?… Vorrei tanto che lei venisse ad insegnare con me, o con tante altre insegnanti in Scuole di periferie… Vorrei che entrasse in un Istituto professionale, e riuscisse ad affascinare i ragazzi facendoli andare a casa con la curiosità di approfondire… Noi ci riusciamo, anche se le difficoltà sono tante… Lei dice:” I giovani di adesso non hanno un livello emotivo maturo, non conoscono la differenza fra bene e male. Ci sono m olti soggetti psicopatici”. No Sig. Galimberti, i nostri allievi non sono psicopatici, sono figli del nostro tempo, quello che abbiamo costruito noi, i nostri governi, la nostra indifferenza, la nostra paura. Li ha costruiti anche Lei…”
CLAUDIA PEPE
 

I QUATTRO SILENZI DI NIAMEY
Era il 10 aprile quando i militari hanno risposto alla manifestazione degli studenti dell’Università statale Abdou Moumouni di Niamey con lacrimogeni, bastonate, intimidazioni, occupazione dello spazio dell’università e ruberie varie. Ventitremila studenti sono stati estromessi dal Campus e ora sopravvivono in qualche modo. Le scuole elementari, medie e superiori sono da tempo allo sbando. In qualche caso l’anno scolastico non è mai cominciato. Scioperano gli alunni perché scioperano gli insegnanti perché sciopera il salario, e poi le aule, le attrezzature, pure l’anno scolastico è in sciopero. Intorno, nella corrispondenza di Mauro Armanino, la meningite, il terrore di Boko Haram, gli sfollati e i rifugiati dalla Nigeria e dal lago Tchad, e poi i migranti, il mare, la sabbia e un silenzio assordante
MAURO ARMANINO
 

UN’ARMA PACIFICA CONTRO LA BARBARIE
Cosa possiamo fare di fronte alla guerra in corso contro gli eslege, i vagabondi e clandestini nel linguaggio dei persecutori? Quanto accade alla frontiera tra Messico e Usa, tra la Spagna e il Nord Africa, alla nostra frontiera con la Francia a Ventimiglia, ma soprattutto in Ungheria, il cui parlamento ha votato l’arresto cautelare per chiunque entri nel territorio magiaro, è ormai noto. “Non possiamo più aspettare reazioni da Bruxelles, né iniziative dal nostro ceto politico. Fanno parte dell’apparato di potere che lavora, insieme ai media, per renderci tutto tollerabile, ordinario… Io credo che noi colpevolmente continuiamo a trascurare un’arma politica ben nota – scrive Piero Bevilacqua – che potrebbe avere un’efficacia non comune se utilizzata con sistematicità e su scala almeno europea. Mi riferisco al boicottaggio delle merci. Cominciamo dall’Ungheria e da Benetton?
PIERO BEVILACQUA

LA CITTÀ PLURALE CHE CRESCE A BARCELLONA
È possibile immaginare una pratica economica che non cessi di essere movimento sociale? Quasi cinquemila esperienze che occupano 53 mila persone, l’8 per cento del totale cittadino. Quello che emerge dal rapporto sull’economia sociale e solidale a Barcellona, pubblicato lo scorso anno, è un esempio ormai noto ma non per questo meno interessante di come sia possibile provare a mettere in campo un insieme di alternative al liberismo diverse, ma rilevanti nella dimensione e nella qualità. Al centro restano ben salde la vita umana e le relazioni sociali in risposta alla volontà di non subordinare la riproduzione alla produzione
NORA INVINKL

I CAMMINI SI FANNO STRADA
Prendersi cura del pianeta e farlo attraverso il cammino
ILARIA CANALI

25 APRILE, “PORTAMI I LIBRI”
«Dobbiamo studiare, servono i libri più della montagna di informazioni della rete. Come diceva Emanuele Artom, partigiano torturato e ucciso a Torino, “il fascismo non è arrivato per caso, non ci è caduto in testa come una tegola”…»
ASCANIO CELESTINI

CI VUOLE IL TEMPO CHE CI VUOLE
Che il nostro presente sia l’epoca della fretta, ovvero dell’esperienza del tempo che manca, è noto. Viviamo un’accelerazione in ogni ambito della vita quotidiana, nella comunicazione, nei processi di apprendimento. Tuttavia possiamo perdere tempo, rallentare, ascoltare, passeggiare, cogliere sfumature… L’obiettivo del quaderno Ci vuole il tempo che ci vuole (edizioni Comune) è offrire una cassetta degli attrezzi a insegnanti, educatori, genitori, a chi vuole ragionare sull’opportunità di perdere tempo. Il quaderno raccoglie interventi di Franco Lorenzoni, Alain Goussot, Lea Melandri, Serge Latouche, Gianluca Carmosino, Luciana Bertinato, Paolo Mottana, Rosaria Gasparro, Filippo Trasatti, Silvia Funa ro, Roberto Latella, Ivano Calaon, Emilia De Rienzo, Giusi D’Urso, Giampiero Monaca, Lina Prinzivalli, Rosetta Cavallo, Sabina Bello, Anna Foggia Gallucci, Sandra Dema, Flavia Giampetruzzi
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