Più di 300 segnalazioni ad Allerta Anticorruzione

Nell’ultimo report pubblicato oggi da Transparency International Italia sul servizio ALAC, la maglia nera per il maggior numero di segnalazioni ricevute spetta anche nel 2016 al Lazio, con 25 casi, seguito dalla Lombardia (19) e dalla Puglia (14), che nell’ultimo anno ha superato al terzo posto la Campania.

 

 

Allerta Anticorruzione: più di 300 segnalazioni in 30 mesi a Transparency International Italia

INPS, IPAB e vigili urbani tra i soggetti segnalati. Il report annuale di Transparency racconta le storie di chi non si arrende davanti alla corruzione.

 

Sono 309 le segnalazioni ricevute dal servizio ALAC – Allerta Anticorruzione di Transparency International Italia da quando è stato aperto nell’ottobre 2014. Il solo 2016 ha visto arrivare 147 nuove segnalazioni.

Nell’ultimo report pubblicato oggi da Transparency International Italia sul servizio ALAC (disponibile qui www.transparency.it/a-voce-alta-un-anno-di-segnalazioni-2016), la maglia nera per il maggior numero di segnalazioni ricevute spetta anche nel 2016 al Lazio, con 25 casi, seguito dalla Lombardia (19) e dalla Puglia (14), che nell’ultimo anno ha superato al terzo posto la Campania.

Il servizio Allerta Anticorruzione è l’unico servizio in Italia gestito da un’organizzazione della società civile che consente di ricevere segnalazioni di casi di corruzione, attraverso una piattaforma online in grado di garantire la riservatezza e l’anonimato del segnalante, pur consentendo di dialogare con lui per approfondire il caso.

Infatti, ben il 63% delle segnalazioni ricevute nel 2016 arrivano da una fonte anonima. Questo non ha inficiato sulla qualità delle informazioni raccolte, proprio grazie alla possibilità di dialogo che la piattaforma offre. Anche nell’ultimo anno, tra quanti hanno scelto di svelare la propria identità, gli uomini segnalano di più (31% rispetto al 17% di donne), mentre la fascia di età più coinvolta è quella tra i 40 e i 54 anni.

Il 37% dei segnalanti sono whistleblower, ovvero sono persone che lavorano nell’ente a cui la segnalazione si riferisce. La mancanza di una legge in Italia che tuteli queste persone (attualmente il disegno di legge è stato approvato alla Camera ed è in attesa di approvazione al Senato) non incentiva a segnalare i fatti di cui si è a conoscenza. Considerando che chi lavora in un ente si trova in una posizione più favorevole a venire a conoscenza di eventuali illeciti, questa lacuna normativa risulta particolarmente grave nella lotta alla corruzione.

Favoritismi, clientelismo e nepotismo sono le prime tipologie di illecito segnalate (41), seguite da frodi e violazioni contabili (29) e da inefficienze (15). Le segnalazioni riguardano soprattutto le nomine e le assunzioni (24%), l’esecuzione di servizi pubblici (22%) e gli appalti (18%).

Il settore pubblico rimane quello più segnalato con il 69% dei casi. Nello specifico, la sanità (19%), scavalca la Pubblica Amministrazione (18%). Seguono il settore dell’edilizia (9%) e dell’educazione (9%). Quest’ultimo in particolare crescita rispetto allo scorso anno.

A fronte di questi numeri, tante sono anche le storie raccolte attraverso ALAC, storie di persone che decidono di non restare in silenzio e che spesso pagano sulla propria pelle questa scelta per mancanza di una legge che li tuteli. Le storie, alcune delle quali raccontate nel report, riguardano sia il Comune più piccolo che l’istituzione centrale più importante.

Tra i soggetti segnalati vi sono gli IPAB, Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficienza, che sembrano sfuggire a qualsiasi controllo gestionale nazionale, e l’INPS, relativamente a delle procedure di assegnazioni di incarichi apparentemente poco trasparenti. Un altro caso è quello di tre vigili urbani di Pescara che non si sono arresi davanti a sospette irregolarità commesse nel loro Comune.

“ALAC non fa altro che fotografare la situazione di un Paese in cui la corruzione è purtroppo ramificata e diffusa in tutti i piccoli centri di potere decisionale ed economico presenti sul territorio” dichiara Giorgio Fraschini, coordinatore del servizio, “Purtroppo però la mancanza di una legge a tutela di chi segnala è ancora un forte disincentivo per molti che sono a conoscenza di illeciti ma che preferiscono non esporsi e rimanere in silenzio”.

Le segnalazioni ricevute sulla piattaforma ALAC ci offrono uno specchio della corruzione in Italia, che per quanto sia un’immagine parziale si riflette anche nei casi che ritroviamo sui media. Con l’inizio di questo 2017 abbiamo infatti iniziato a inserire all’interno di una mappa tutti i casi che quotidianamente leggiamo sui giornali locali e nazionali e che si riferiscono a diversi ambiti della corruzione. Da gennaio sono già più di 150 i casi raccolti. Questa mappa, proprio a partire da oggi, diventa uno strumento condiviso, al quale chiediamo ai cittadini di partecipare in modo da renderla più completa possibile. Il monitoraggio è semplice e consiste nell’invio del link della notizia, attraverso la pagina https://www.transparency.it/monitoriamo. A fronte di una verifica, l’articolo sarà caricato in un database e pubblicato sulla mappa che permetterà di conoscere l’ambito del reato, lo stato di avanzamento del processo e la localizzazione. In questo modo avremo una mappa sempre aggiornata e il più possibile completa, che possa concretamente dare riscontro del problema.

Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia, conclude: “I dati di ALAC e quelli derivanti dalla mappatura dei casi di corruzione sui media ci dicono in modo inequivocabile che il cammino da fare è ancora molto lungo e in salita. Il Governo deve intervenire su più fronti –  quello educativo, normativo e culturale – in modo tempestivo e deciso. Non possiamo più permettere che una tale diffusione della corruzione mortifichi le generazioni più giovani, costrette o a cercare lavoro all’estero o a diventare conniventi con questo modo di fare”

 

Milano, 27 aprile 2017

 

www.transparency.it  

 

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