“La teoria della donna malata”

“Così, mentre me ne stavo distesa a letto, incapace di sfilare in corteo, di tenere in mano un cartello, di gridare uno slogan per farmi sentire, o di essere visibile in qualsiasi altra forma tradizionale come essere politico, ha preso forma la domanda centrale della Teoria della donna malata: come si fa a lanciare un mattone contro le vetrine di una banca se non puoi alzarti dal letto?”

 

NEWSLETTER DI COMUNE
 

 

LA TEORIA DELLA DONNA MALATA
“Così, mentre me ne stavo distesa a letto, incapace di sfilare in corteo, di tenere in mano un cartello, di gridare uno slogan per farmi sentire, o di essere visibile in qualsiasi altra forma tradizionale come essere politico, ha preso forma la domanda centrale della Teoria della donna malata: come si fa a lanciare un mattone contro le vetrine di una banca se non puoi alzarti dal letto?”. Un testo – lo abbiamo tratto da LesBitches, che ne ha curato una splendida traduzione – la cui bellezza e la cui rilevanza non sopportano aggettivi. Possiamo dire solo che raramente su Comune abbiamo pubblicato qualcosa che ci è parso così importante, in primo luogo perché parla a chiunque affronta ogni giorno la sua “vul nerabilità”, l’insopportabile “fragilità” che impone una lotta strenua per l’affermazione della propria dignità. Johanna Hedva lo dedica – con le parole di Audre Lorde – alle persone che non sono mai state considerate degne di sopravvivere: perché questo mondo è stato costruito contro la loro sopravvivenza: “Uno degli obiettivi della Teoria della donna malata è quella di resistere all’idea che sia necessario essere legittimate da un’istituzione, in modo che questa possa provare ad aggiustarvi. Non avete bisogno di essere aggiustate, mie regine: è il mondo che ha bisogno di essere rifatto”
JOHANNA HEDVA
 

QUANDO IL LAVORO DIVENTA OZIO
Due libri usciti ora andrebbero letti in parallelo: ‘Lavorare gratis, lavorare tutti’ di Domenico De Masi (Rizzoli ) e ‘Lavorare sfianca’ di Alessandro Pertosa e Lucilio Santoni (Enrico Damiani Editore). Entrambi partono dalla mutazione epocale del nostro presente – che sembra condurre alla sparizione del lavoro umano – ma entrambi suggeriscono una declinazione virtuosa di questa mutazione, che anzi andrebbe accelerata
FILIPPO LA PORTA

REDDITO DI CITTADINANZA E TERREMOTO. APPELLO
Ci sono appelli che aprono discussioni importanti, aggregano persone, nutrono speranza, intrecciano pensieri e solidarietà. Nuove adesioni all’appello per sperimentare il reddito di cittadinanza nelle aree colpite dal sisma: tra gli altri, negli ultimi giorni, hanno aderito Francesco Martone, Paolo Piacentini, Chiara Sasso, Sergio Segio, Alessandro Ghebreigziabiher
FIRMATE SUBITO

QUI NON C’È NESSUN DIRITTO
Ricordate Cédric Herrou? È il contadino francese che vive a Breil sur Roya, un villaggio al confine con l’Italia e che ha rischiato alcuni anni di carcere per aver dato aiuto e ospitalità nei mesi scorsi a centinaia di profughi. Grazie anche a una grande mobilitazione di solidarietà in febbraio è stato condannato solo a una multa di tremila euro. Di fronte al giudice di Nizza ha rivendicato le proprie azioni dicendo che è giusto trasgredire le leggi davanti alla disperazione e che avrebbe continuato perché “questo è il momento di alzarsi in piedi ”. Cédric non ha smesso, come racconta in questo breve articolo, perché la repressione sulla frontiera continua più di prima, “i migranti qui sono inseguiti, braccati, colpiti ogni giorno”, anche se i “grandi” media non lo dicono, ai bambini non viene garantita assistenza, nessuno va dal medico perché rischia di esser ricondotto subito in Italia. “Qui non è la Francia, né l’Europa. Qui è il Sudan, qui è l’Eritrea, qui è la Libia”, paesi dove trionfa la violenza
CÉDRIC HERROU
 

QUELLO SCIOPERO CHE NON FA NOTIZIA
Il governo di Netanyahu vuole ricorrere all’alimentazione forzata, considerata una forma di tortura da molte organizzazioni di medici internazionali e perfino israeliane, ma il ministro della difesa, Avigdor Lieberman, afferma che per lui i 1.600 prigionieri palestinesi in sciopero della fame dal 17 aprile possono tranquillamente morire di fame. Altri parlamentari israeliani parlano esplicitamente di un’occasione per sfoltire le carceri sovraffollate, per i cadaveri il posto non manca. L’accostamento a Margaret Thatcher, che negli anni Ottanta del secolo scorso scherniva il 27 enne Bobby Sands e gli altri militanti indipendentisti irlandesi lasciandoli crepare di fame, viene naturale. Le ragioni della protesta sono n ote: torture, umiliazioni e altri trattamenti degradanti, nessuna tutela legale, mancanza di cure mediche, revoca sistematica delle visite dei familiari, negazione di ogni elementare diritto. Le conosce chiunque sappia indicare la terra di Palestina su una carta geografica, perfino il governo italiano che tace ancora in modo abietto quanto sconsiderato e finge di non leggere i trafiletti di routine che i media che contano dedicano a quella disperata le lotta in attesa che il sacrificio umano conquisti la dignità d’un titolo minore in prima pagina
PATRIZIA CECCONI
 

Aarab Barghouti, ventisei anni, è il figlio di Marwan Barghouti, il dirigente che molti di noi considerano il prigioniero politico vivente più noto e amato nel mondo. Il solo che quindici anni fa, quando, al termine di un processo farsa, fu seppellito vivo in carcere con cinque ergastoli, avrebbe forse potuto unire tutti i Palestinesi. Marwan sta guidando dal 17 aprile uno sciopero della fame nelle prigioni israeliane per denunciare le “tremende” condizioni di detenzione. Ha invitato Fatah e Hamas alla riconciliazione nazionale e ha ammonito il presidente Abbas a non riprendere un processo di pace con Israele “basato sulle stesse vecchie regole”. Aarab, il suo figlio minore studia in California, è convinto che gli Israeliani non avranno mai nessun altro partner per la pace come suo padre. Questa intervista di Gideon Levy e Alex Levac è uscita sul qu otidiano israeliano Haaretz, tradotta da Zeitun.info, è stata poi pubblicata da Nena News, la migliore agenzia di notizie mediorientali in lingua italiana, da cui la riprendiamo ringraziando tutti coloro che ne hanno reso possibile la pubblicazione
G. LEVY E A. LEVAC
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UN BAMBINO NON SI DEFINISCE
Un bambino non si definisce. I bambini non possono essere definiti. Ognuno ha una sua storia. Ogni bambino è unico. Ogni definizione imprigiona. Bambini e bambine sono in movimento, esplorano il mondo. “Le parole sono importanti per chi le ascolta e per chi le pronuncia – scrive Emilia De Rienzo -, forgiano il nostro pensiero, ci abituano ad essere aperti o a chiuderci in una gabbia le cui sbarre sono i pregiudizi, le parole ci mettono in movimento e ci abituano a credere che il cambiamento è possibile oppure ci raccontano che tutto è già stato scritto, che uno è fatto così e non può cambiare…”
EMILIA DE RIENZO

CATALOGARE E CLASSIFICARE, CIOÈ IMPOVERIRE
Ci siamo illusi e illuse per molto tempo che “essere di sinistra” (oppure essere “pacifisti”, essere “femministe”) sarebbe bastato per pensare e agire in modo diverso. Un esercizio analogo rimbalza oggi tra insegnanti e scuole steineriane, montessoriane, milaniane… Ma davvero crediamo che si possano applicare ovunque modelli elaborati in altre epoche e in altri luoghi, sic et simpliciter? Scrive Paolo Mai, tra i fondatori dell’asilo del bosco di Ostia: “Uno degli esercizi preferiti da questa società iperrazionalista è mettere un’etichetta a qualsiasi cosa, persone comprese… Un marchio non è garanzia di qualità, un modello applicato rigidamente non è nulla di più di una gabbia, magari certificata, sì, ma pur sempre una gabbia…”
PAOLO MAI

I RISCHI DI MEDICALIZZAZIONE NELLA SCUOLA ALAIN GOUSSOT

IL RUOLO DEL MAESTRO E DELLA MAESTRA P.M.

SCIAMANI D’ITALIA
A Roma, tra le mura della Chiesa di Santa Maria della Scala, ha sede la più antica farmacia d’Europa, una spezieria che per decenni ha prodotto pozioni e unguenti per la cura del corpo e dello spirito. Tra le mura di questo storico laboratorio abbiamo infilato la testa in una botte, contenente l’ultimo residuo al mondo della “teriaca”, una miscela di erbe e minerali considerata il primo farmaco della storia. Inebriati dal profumo magico di questa pozione, abbiamo deciso di penetrare più a fondo, alla ricerca delle origini di quelle ricette che ambiscono alla cura attraverso l’attivazione di pratiche di auto-guarigione. Abbiamo incontrato guaritori e guaritrici, antropologi, ricercatori, erboristi e scrittori. Protagonisti ed esperti di quel m ondo che grossolanamente può essere definito “medicina popolare”, un insieme di pratiche e riti che ancora esistono in molte regioni italiane
MARZIA CORONATI
 

SIAMO TUTTI COINVOLTI. OGNI GIORNO
Il corteo spontaneo di giovedì e quello promosso sabato a Centocelle, dopo la morte di Elisabeth, Francesca, Angelica, hanno mostrato un pezzo di città che rifiuta violenza, pregiudizi, povertà. Che sceglie l’unica risposta importante, ma poco mediatica, ricomporre prima di tutto i legami sociali nel quartiere. Del resto molti non dimenticano che in questa parte della città (che ha ospitato, fino a pochi anni fa, i più grandi insediamenti spontanei Rom e Sinti d’Europa, Casilino 700 e 900), sono nate dal basso meravigliose esperienze sociali ed educative, non dimenticano che ci sono scuole elementari aperte al territorio come la Iqbal Masiq, guidata fino a pochi anni fa dalla amata Simonetta Salacone, di cui sono stati e sono protagonisti i bambini e con loro gli insegnanti, i genitori, gli operatori del volontariato e dell’associazionismo
PINA MARCHESE DE GIROLAMO
 

L’ORRORE E IL NULLA MARCO BRAZZODURO

PER FAVORE, NON USATE TERMINI DIFFAMATORI GRAZIANO HALILOVIC

L’ULTIMA FESTA DELLA MAMMA MIRIAM
Nel 2012, dopo tenaci ricerche senza alcun sostegno istituzionale, aveva ritrovato in una fossa i resti di sua figlia Karen, sequestrata e fatta scomparire in una zona dello Stato messicano di Tamaulipas, dove – nel 2010 – 72 migranti dal Centro e Sudamerica erano stati fucilati alle spalle e, l’anno dopo, erano stati ritrovati i corpi di 183 persone. Conosciuto il destino di sua figlia, Miriam Rodriguez aveva fondato un Collettivo di amici e familiari di desaparecidos. Il mese scorso aveva ricevuto minacce di morte. Mercoledì 10 maggio, giorno della festa della mamma in Messico, è stata crivellata di colpi nella sua casa. Nelle Storie e Notizie, Alessandro Ghebreigziabiher la ricorda così
ALESSANDRO GHEBREIGZIABIHER
 

LA SCALA DELLE GRAVITÀ E IL SENSO DEL RIGETTO
L’affermazione razzista della presidente della Regione Friuli Venezia Giulia non è un caso isolato né un incidente di percorso. Quel tipo di linguaggio, quando diventa sistematico e perdura nel tempo, e soprattutto quando arriva dai centri del potere, si sedimenta sempre nel profondo, predispone e orienta le persone a un modo di pensare, prefigura sempre lo sviluppo di una cultura
MIMMO CORTESE

ALLA RICERCA DEL BENESSERE COMUNE
Negli ultimi decenni, siamo stati talmente inondati dalla mentalità mercantile che il senso di comunità ci sembra un miraggio. Diritti come l’abitazione, l’istruzione, il cibo, la sanità sono diventati battaglie quotidiane. Oggi non ci sono più gli spazi per crescere e ciò preoccupa in particolare i progressisti perché in questo sistema la fine della crescita rende più difficile la lotta per l’uguaglianza e mette a repentaglio il lavoro salariato, oggi l’unica via a disposizione dei più per procurarsi da vivere. Ci siamo spesso illusi di poter addomesticare questo sistema e a tratti abbiamo pure avuto l’impressione di avercela fatta ma non è andata così. Francesco Gesualdi parla dell’ultimo libro, che ha scritto con Gianluca Ferrara: nella società del benessere comune, ai privati non può essere permesso di gestire la moneta o l’energia e i diritti non vanno conquistati ma garantiti e vanno ricostruiti pilastri etici come solidarietà e fratellanza. La vera sfida da vincere è culturale, prima che economica
FRANCESCO GESUALDI
 

LA NATURA VIOLATA DISVELA BENI COMUNI
Il tema della proprietà privata è stato approfondito da tutti i punti di vista. Quello che non possiamo dimenticare è che nasce dalla privazione della libertà di molti. E che il capitalismo non crea solo merci, ma ingigantisce le gerarchie di potere, rende la proprietà privata un dato di natura. Oggi siamo entrati in una fase storica nella quale il problema della proprietà e quello dei beni comuni acquistano una nuova attualità, spiega Piero Bevilacqua: da una parte il capitalismo cerca sempre più di impossessarsi privatamente, a fini di profitto, di ambiti di realtà inesplorate, pensiamo alle appropriazioni di piante e semi, all’acqua e all’aria. Dall’altra, la nat ura, sempre più saccheggiata, si mostra meno divisibile in singole risorse sfruttabili: l’acqua, la terra, l’aria…, “appare come una totalità indivisibile e intimamente connessa, e sempre di più, dunque, come un common globale…”
PIERO BEVILACQUA
 

SMETTERLA CON LO SHOPPING COMPULSIVO
Ci sono nuove dipendenze su cui vale la pena ragionare. Quale impatto ambientale ha lo shopping compulsivo di abiti, scarpe, borse e accessori? Che relazione esiste tra multinazionali, media, pubblicità, sfruttamento del lavoro, velocità di consumo? Come possiamo dare senso a relazioni e territori fuori dagli ipermercati del fashion? “Dobbiamo cambiare il modo in cui consumiamo, abiti compresi – scrive Alessandra Magliaro – Cambiare abitudini di consumo, stili di vita non più sostenibili e cercare la felicità in luoghi diversi dai centri commerciali…”
ALESSANDRA MAGLIARO

NON SI POTREBBERO ELIMINARE I MARCIAPIEDI?
Davanti alla scuola, ogni giorno auto parcheggiate sui marciapiedi, sulle piste ciclabili, sopra le strisce pedonali, in doppia, tripla fila. “Non abbiamo il tempo di trovare parcheggio. Lavoriamo, noi!”, dicono molti genitori. Come dire che i pedoni si possono stringere, schiacciare al muro, ma poi in fondo, diciamocelo, a che servono i marciapiedi? Non si potrebbero eliminare del tutto per far posto alle auto? Poco importa che la stragrande maggioranza di chi accompagna i bimbi in auto abita a meno di due tre chilometri di distanza. Quando dici ai genitori in auto che in questo modo appestano l’aria che i loro stessi figli respirano, loro alzano le spalle. Del resto abbiamo diversi record: quello delle auto pro capite, del tempo perso dietro l’auto e quello delle morti premature dovute a inquinamento dell’aria. Non aspettiamo sindaci, presidi o vigili urbani… dipende da noi
LINDA MAGGIORI
 

 

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