“L’arca di Noè, oggi si chiama autonomia”

Il diluvio biblico, nel linguaggio zapatista, è la tormenta, la quarta guerra mondiale scatenata da los de arriba contro l’umanità. Abbiamo bisogno di arche-autonomie, spazi controllati dai diversi abajos, spiega Raúl Zibechi, per proteggersi dal “diluvio” e creare mondi nuovi. Ma Noè doveva tener conto della derisione dei suoi vicini, doveva cercare di convincerli che il diluvio era imminente?

 

NEWSLETTER DI COMUNE
 

UN MONDO NUOVO COMINCIA DA QUI
LA CAMPAGNA 2017 DI COMUNE

IL VOSTRO CAMMINO È IL NOSTRO
[GLORIA MUÑOZ RAMIREZ, DIRETTRICE DI DESINFORMÉMONOS]
«Cinque anni fa Comune-info è nato per produrre crepe nel mondo dei potenti, per essere una fessura e una ricerca… Dal Messico vi mandiamo a dire che il vostro cammino è il nostro…»

MONDI SCONOSCIUTI
[COORDINAMENTO NAZIONALE COMUNITÀ DI ACCOGLIENZA, CNCA]
«Scorrendo gli articoli di Comune viene fuori un ritratto vitale e quasi sconosciuto del nostro paese… Grazie davvero per il vostro lavoro. Ce n’è bisogno!…»

Il diluvio biblico, nel linguaggio zapatista, è la tormenta, la quarta guerra mondiale scatenata da los de arriba contro l’umanità. Abbiamo bisogno di arche-autonomie, spazi controllati dai diversi abajos, spiega Raúl Zibechi, per proteggersi dal “diluvio” e creare mondi nuovi. Ma c’è anche un’altra questione: Noè doveva tener conto della derisione dei suoi vicini, doveva cercare di convincerli che il diluvio era imminente? «Se si fosse dedicato a ciò, non gli avrebbero dato né il tempo né le energie per finire il suo lavoro… In questo momento, succede qualcosa di simile – scrive Zibechi – Se dedichiamo le nostre energie a discutere all’interno del sistema, che sia in campo elettorale o in qualsiasi altro, che sia per conquistare un qualche governo o per “migliorare'” quello già esistente, allora non avremo le fo rze per costruire qualcosa di diverso…» (nelle foto dell’articolo, a proposito di autonomia: una comunità zapatista, la straordinaria esperienza di pedagogia critica e comunitaria dell’asilo nel bosco di Ostia, un’assemblea di Mondeggi Bene Comune, un corteo di Non una di meno)
RAÚL ZIBECHI

DIETRO LE FESSURE, MONDI NUOVI E METICCI
Disuguaglianze, guerre, razzismi, precarietà, pensiero unico condizionano ogni giorno di più la vita di coloro che vivono in basso. Quello che non possiamo permetterci è cercare soluzioni istantanee, nuovi messia, invenzioni tecnologiche, astratte legalità risolutive. Ha ragione Carlo de Angelis, quelli che sono in alto hanno ridotto il fare politica a strumento di gestione amministrativa del presente, hanno infangato e delegittimato in molti modi le idee e le pratiche di mutualismo e solidarietà. Movimenti popolari, comunità, associazioni, cooperative possono rispondere al diluvio-tormenta in corso, soltanto dal territorio, dal coltivare partecipazione in basso, dalla condivisione di domande difficili con cui ripensare il welfare. Si t ratta di cercare quelle fessure nelle quali riconoscere chi crea mondi nuovi e mettersi in cammino. L’imminente incontro nazionale del Cnca vuole essere una tappa di questo viaggio
CARLO DE ANGELIS

QUEL MESSICO INVISIBILE
«È commovente vedere migliaia di giovani che vogliono aiutare. È incoraggiante incontrare persone che lavorano instancabilmente per sostenere gli altri. Sembrava che in Messico non ci fossero queste persone. Sembrava che ci fossero solo criminali e politici corrotti… E all’improvviso appaiono, in mezzo alle macerie, medici che, agli angoli della strada, non vogliono essere pagati per i loro consulti; ingegneri e architetti che non vogliono neanche un peso (moneta messicana) per controllare gli alloggi danneggiati e dichiarare se sono abitabili; giovani occupati a dar da mangiare ad anziani; ragazze che offrono acqua a poliziotti sudati. Intanto gli operai salvano bambine sotto lastre di cemento…». Sono gli str alci di una lettera illuminante di Pablo Romo (teologo, docente universitario, da sempre accanto alle comunità indigene), su quello che accade in queste ore in Messico, mentre si continua a scavare tra le macerie dopo il terremoto di martedì 19. E le istituzioni? «I politici sono spaventati dalla forza del popolo; i governatori rifugiati in conferenze stampa; l’esercito e la marina recuperano il loro volto di “popolo”…». Non c’è spazio per i domini della violenza, del mercato e dello stato, l’unico fine è «stare con l’altra, con l’altro e ascoltarlo nella sua paura…»
PABLO ROMO

COMUNITÀ LOCALI E SCONTRI DI CIVILTÀ
Forse dovremmo smettere di cercare soluzioni globali e astratte a tutti i problemi del mondo (“aboliamo il razzismo!” “basta con le frontiere!” “aiutiamoli a casa loro!” “espelliamoli tutti!” “mettiamo fuorilegge Casa Pound!” “proibiamo il velo islamico!“…). Nessuno di noi, ricordano le donne di un giardino autogestito di Firenze, esiste senza un contesto, senza una comunità, senza bellezza. Per questo abbiamo bisogno prima di tutto di condividere un luogo (non per forza un orto) che possiamo in qualche modo trasformare, nel quale possiamo incontrarci tutti i giorni, stabilire relazioni di fiducia
MIGUEL MARTINEZ
 

QUALE LAVORO PER QUALE SOCIETÀ
Come trasformare il lavoro? Come fare in modo che sia un’esperienza di vita e una relazione sociale sensata, capace di apportare benefici per sé e per gli altri? Cambiare l’idea del lavoro significa in realtà discutere quale società desideriamo. «La scelta di cosa produrre, dove e per chi non può essere lasciata al “libero gioco” del mercato – scrive Paolo Cacciari -, ma deve essere socialmente determinata. Molto spesso, invece, nella storia della cultura dei movimenti sindacali e operai – come già rimproverava Sergio Bologna in un “Primo Maggio” del lontano 1987 – vi è stata una “indifferenza dei lavoratori nei confronti dei valori d’uso da essi stessi prodotti”. Pane o armi purché il salario sia adeguato…& raquo;
PAOLO CACCIARI
 

DIFENDERE OGNI SINGOLO GRANELLO DI TERRA
«La nostra rivoluzione è questa: difendere ogni singolo granello di terra. Non abbiamo smesso cento anni fa, non smetteremo adesso». Abbiamo incontrato Humberto Manquel della comunità Mapuche di Panguipulli, nota in tutto il mondo per aver fermato un devastante mega-progetto della multinazionale Enel-Endesa. Non sempre vincono quelli che sono in alto
MARTINA DI PIRRO
 

UN PIANETA IN GRANDE SOFFERENZA
Le conseguenza del riscaldamento globale, provocato dalle attività dell’uomo, si fanno sempre più visibili ovunque. Dobbiamo imparare ad ascoltare il grido della terra
A CURA DI ALBERTO CASTAGNOLA
 

I SUPER-CATTIVI CONTRO LA FIERA DELLE ARMI
Nessuno se lo aspettava a Londra e nessuno dei grandi media lo ha raccontato: nei giorni scorsi migliaia di persone di gruppi diversi hanno partecipato a numerose azioni dirette contro una delle più grandi e odiose fiere delle armi del mondo, la Dsei (dove 1.500 società, con il sostegno del governo, espongono armi da guerra a più di 30.000 persone, comprese delegazioni militari da paesi con testimonianze spaventose riguardo ai diritti umani e paesi in guerra, si incontrano per prendere un caffè e fare accordi intorno ad armi di tutti i tipi, strumenti di tortura e bombe a grappolo incluse). Una delle azioni più riuscite è stata quella dei “Super-cattivi che picchettano la fiera”. La polizia e gli organizzatori della fiera sono stati sorpresi perché le proteste creative sono state moltissime e perché sono state promosse contro i preparativi della Dsei, cosa che costituisce una strategia relativamente nuova. Molte persone sono state arrestate, ma i promotori della protesta sono convinti che sia nato un movimento importante
ANDREW METHEVEN
 

INSURREZIONE ARTISTICA
“Stiamo radunando la banda dei teatrivi, comunicattivi, per dar vita alla più colassIale operazione dadaista di menti rinnovabili, spiriti atossici, fantasie biodinamiche… L’obiettivo – scrive Jacopo Fo – è formare un laboratorio creattivo permanente e immanente, ma anche un po’ invadente, che produrrà inchieste rutilanti, video shock, buffonate flash mob, arte da asporto, filosofia da diporto… cerchiamo volontari senza macchia e senza paura, per far vedere a Mark Zuckerberg che si può usare il web per fare qualche cosa di completamente diverso!…”
JACOPO FO
 

SCOMODA
Serve un’educazione scomoda, capace di ribaltarne la visione tecnocratica e autoritaria, che delinea nel successo, nel profitto, nell’utilità e, quindi, nell’esclusione, nel fallimento, nella produzione ristretta dei migliori e in quella più ampia degli scarti umani, il proprio cinico profilo. Servono maestri scomodi…
ROSARIA GASPARRO
 

IUS SOLI, RCE ADERISCE ALL’APPELLO
Sono ormai alcune migliaia gli insegnanti, educatori, genitori che ruotano intorno alla Rete di Cooperazione Educativa – C’è speranza se accade @, a cominciare dalla due giorni nazionale dedicata alla formazione (la prossima sarà a Bari in ottobre). Per questo l’adesione della Rete all’appello “Insegnanti per la cittadinanza” è un altro segnale importante per una mobilitazione che sta ricevendo molte attenzioni. Per Rce è tempo di “garantire una piena cittadinanza agli alunni figli di immigrati che vivono al nostro fianco e a cui ogni giorno vorremmo insegnare, non dimenticando di imparare continuamente anche noi, insieme agli altri, la Costituzione, la cittadin anza attiva e uno sguardo positivo verso il futuro”
RCE

STORIE DI RAZZISMO E DI COME VIENE INSEGNATO
“Non si nasce razzisti, poiché da tempo immemore a discriminare in base alle origini e, spesso e volentieri il colore della pelle, ci viene insegnato sin da piccoli, non solo a scuola, ovunque, con ogni modo plausibile, opportunamente manipolato. Ad esempio con l’Aritmetica: Cento, mille, diecimila, e via contando, vittime si approssimano per difetto, sino a valere zero, in proporzione inversa alla distanza dal nostro paese delle loro rispettive nazioni di nascita. In breve, più le morti sono lontane, e meno significative sulla bilancia della nostra empatia. Al contempo, una sola vita persa da parte di un nostro concittadino vale cento, mille, diecimila, e via moltiplicando, vite al di là dei confini della nostra carta di identità… E poi con la geografia… Con la logic a… Con la narrativa…”. Un meraviglioso articolo di Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore e attore, da leggere e discutere ovunque, a cominciare dalle scuole . “Nessuno si dovrebbe sentire escluso…”
ALESSANDRO GHEBREIGZIABIHER
 

LE RUOTE DEL CAMBIAMENTO
Baraah Luhaid ha 25 anni e vive in Arabia Saudita, dove il bando totale per le cicliste è stato da poco leggermente ammorbidito: le donne saudite possono andare in bicicletta, ma solo nei parchi autorizzati o sulle spiagge e solo se un “tutore” maschio è presente. Baraah ha dato inizio a una comunità mista di cicliste/i e aperto una ciclofficina che comprende un caffè e offre servizi e seminari alle donne. Nonostante uomini e poliziotti la maltrattano ogni giorno lei insiste, pedala in pubblico, incoraggia le sue simili a imitarla, cambia raggi rotti e si consola leggendo libri come “Le ruote del cambiamento” di Sue Macy, in cui è tracciata la storia delle donne che hanno fatto questo prima di lei. Sa che la bicicletta ha giocato un ruolo importante nel movimento per la liberazi one delle donne
MARIA G. DI RIENZO
 

LETTERA A UN’AMICA CHE NON C’È PIÙ
Un messaggio per Eva, giovane ciclista uccisa in strada a Roma
ROTAFIXA

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AGENDA

Roma. Terzo Memorial Stefano Cucchi

Manziana. La Yogurta, spazio per creazioni temporanee

Berceto. Piccolo Festival di Antropologia della montagna

Roma. Educare alla differenze

 

 

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