“PayPal, non discriminare i palestinesi!”

PayPal non consente ai Palestinesi dei Territori Occupati di Cisgiordania e Gaza di utilizzare i propri servizi di pagamento online. Ma fornisce lo stesso servizio ai coloni israeliani negli insediamenti dichiarati illegali dalla comunità internazionale*. Chiediamo a PayPal di garantire i propri servizi anche ai Palestinesi dei Territori Occupati di Cisgiordania e Gaza.

 

 

PAYPAL, NON DISCRIMINARE I PALESTINESI!

Chiediamo a PayPal di garantire i propri servizi anche ai Palestinesi dei Territori Occupati di Cisgiordania e Gaza.

 

PayPal non consente ai Palestinesi dei Territori Occupati di Cisgiordania e Gaza di utilizzare i propri servizi di pagamento online. Ma fornisce lo stesso servizio ai coloni israeliani negli insediamenti dichiarati illegali dalla comunità internazionale*.

Questa disparità di trattamento per persone che vivono a pochi metri di distanza è una gravissima discriminazione, che ha pesanti ripercussioni soprattutto sulle nuove generazioni.

In un Paese che ha uno dei tassi di disoccupazione giovanile più alti del mondo e in cui più del 38% della popolazione vive in povertà, il nascente settore tecnologico è uno dei pochi in crescita e in grado di dare una speranza ai giovani. Ma senza PayPal rischia, così come tante altre attività commerciali, di essere paralizzato dalla difficoltà di effettuare o ricevere pagamenti internazionali online.

Chiediamo a PayPal di rendere disponibili i suoi servizi a tutti i Palestinesi, rispettando le linee guida internazionali.

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#EndDiscrimination #PayPal4Palestine

FORSE NON TUTTI SANNO CHE…

• PayPal ha il dovere di rispettare i diritti umani e, in linea con i principi guida sulle attività economiche e i diritti umani delle Nazioni Unite (UNGP), di impedire che le proprie attività abbiano ricadute negative anche indirette sui diritti delle persone. Per questo, dovrebbe porre fine a questa palese violazione del diritto internazionale che deriva dall’erogazione del proprio servizio a compagnie e soggetti individuali insediati illegalmente nei territori palestinesi.

• PayPal in passato ha saputo fare la cosa giusta, e insieme possiamo fargliela fare di nuovo. Nel 2016, infatti, l’azienda ha coraggiosamente cancellato il piano di apertura di un proprio centro operativo globale da 400 posti di lavoro in North Carolina a seguito dell’approvazione di una legge statale che ha ridotto le tutele per le comunità LGBTQ+.

• Nonostante l’occupazione, il tasso dei giovani laureati palestinesi (25%) è analogo a quello dell’Italia. Ogni anno, la Palestina produce 2.000 laureati in informatica; estendendo i propri servizi, PayPal può aiutarli a trovare lavoro e sviluppare le proprie start-up, contribuendo all’espansione dell’intero settore e mettendo fine al malcontento di politici, imprese e utenti della stessa PayPal sensibili a questa palese violazione di diritti.

• A gennaio 2017 ActionAid ha contattato Dan Schulman, CEO di PayPal, ma l’azienda non ha agito concretamente per risolvere la questione. ActionAid appoggia la mobilitazione internazionale #PayPal4Palestine, che finora ha ricevuto da PayPal solo risposte vaghe e insoddisfacenti.

 

*gli insediamenti violano la quarta Convenzione di Ginevra, che proibisce “agli Stati di spostare la propria popolazione in territori occupati in una guerra”. L’illegalità di questa situazione è stata riconfermata nella Risoluzione 2334 del 23 Dicembre 2016 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

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