
Il 20 marzo scorso Ilmessaggero.it è ha pubblicato l’articolo “Dal Pigneto all’Ostiense, la voce dei residenti: ‘Negozi sporchi e con prezzi fuori mercato'” nel quale le parole di uno dei componenti del Comitato di Quartiere Pigneto-Prenestino sono state strumentalmente utilizzate a sostegno della tesi secondo cui la causa del cosiddetto “degrado” del territorio sarebbe da individuarsi nella presenza di attività commerciali svolte dai migranti per le quali si invocherebbe la chiusura.
Il 20 marzo scorso nella Cronaca di Roma del Ilmessaggero.it è apparso un articolo dal titolo “Dal Pigneto all’Ostiense, la voce dei residenti: <<Negozi sporchi e con prezzi fuori mercato>>” nel quale le parole di uno dei componenti del Comitato di Quartiere Pigneto – Prenestino sono state strumentalmente utilizzate a sostegno della tesi secondo cui la causa del cosiddetto “degrado” del territorio sarebbe da individuarsi nella presenza di attività commerciali svolte dai migranti per le quali si invocherebbe la chiusura.
Come Comitato di Quartiere respingiamo radicalmente tale affermazione e dichiariamo altresì che il “degrado”, per noi è da rinvenirsi nell’abbandono, da parte delle istituzioni, dei cittadini e delle loro richieste, prima fra tutte quella del contigentamento delle licenze di somministrazione, determinando in questo modo il proliferare incontrollato dei locali eletti dalla movida.
Abbiamo denunciato più volte come il dilagare di attività di somministrazione principalmente votate alla vendita di alcolici e al consumo “mordi e fuggi” abbia peggiorato la qualità della vita dei residenti fino a determinarne lo spostamento in altri quartieri. L’Amministrazione di Roma Capitale poi è più volte intervenuta a regolamentare l’attività dei pubblici esercizi, da ultimo con la deliberazione 35/2010 che individua ambiti territoriali per i quali è vietato il rilascio di nuove autorizzazioni per la somministrazione.
Come Comitato di Quartiere riteniamo che il Pigneto non debba divenire un’altra zona su cui condurre una “asettica guerra al degrado” al pari del centro storico, ma che sia piuttosto necessario attuare un riordino delle attività commerciali che tenga conto delle specificità del territorio facendolo rientrare tra le aree di contingentamento delle licenze di somministrazione di bevande e alimenti dando seguito alla richiesta avanzata in passato dall’amministrazione del Municipio Roma 6 (attuale Municipio V) per l’applicazione delle tutele e delle discipline già presenti nelle zone del centro storico, che non ebbe però alcun seguito.
Tale omissione ha provocato un impoverimento del tessuto sociale e commerciale in cui le attività tradizionali di artigianato, le officine e quelle di piccolo commercio in genere, hanno finito per chiudere o trasferirsi altrove a causa del considerevole aumento degli affitti permettendo altresì il proliferare di attività per nulla in sintonia con la fisionomia e la vita del quartiere, come avvenuto con la costruzione dell’edificio che ha letteralmente sventrato piazza Nuccitelli Persiani: questo per noi è il vero degrado.


