Rana Plaza 5 anni dopo: i marchi devono firmare Accordo 2018

Oggi, a una settimana dal quinto anniversario del crollo del Rana Plaza, la Campagna Abiti Puliti (sezione italiana della Clean Clothes Campaign) e i suoi alleati iniziano una sette giorni di pressione sui marchi internazionali affinché si assumano le loro responsabilità nel garantire fabbriche sicure in Bangladesh firmando l’Accordo di Transizione 2018.

 

La Clean Clothes Campaign lancia la settimana di azione
per chiedere ai marchi della moda 
di sottoscrivere l’Accordo sul Bangladesh 2018

Oggi, a una settimana dal quinto anniversario del crollo del Rana Plaza, la Campagna Abiti Puliti (sezione italiana della Clean Clothes Campaign) e i suoi alleati iniziano una sette giorni di pressione sui marchi internazionali affinché si assumano le loro responsabilità nel garantire fabbriche sicure in Bangladesh firmando l’Accordo di Transizione 2018.
 
L’Accordo di Transizione 2018 porta avanti il lavoro svolto con l’attuale Accordo per la prevenzione degli incendi e sulla sicurezza degli edifici in Bangladesh sottoscritto nel 2013, a partire dalla scadenza del prossimo maggio, per assicurare la continuità dell’impegno a garantire la sicurezza nelle fabbriche (al 1° marzo l’85% degli interventi riparatori in tema di sicurezza identificati durante le ispezioni iniziali sono stati completati).
 
L’Accordo per la prevenzione degli incendi e sulla sicurezza degli edifici in Bangladesh fu istituito nel maggio 2013 in risposta al crollo del Rana Plaza e, grazie alle sueispezioni indipendentie alla formazione dei lavoratori, ha contribuito in maniera significativa a migliorare la sicurezza delle fabbriche in quel Paese. Un’estensione dell’inziale programma quinquennale è stata già firmata dal oltre 140 marchi, coprendo più di 1.300 fabbrichee circa due milioni di lavoratori. L’obiettivo è di aumentare il numero di operai salvaguardati rispetto al precedente accordo. 
 
Convinta che tutti i lavoratori del tessile e dell’abbigliamento che producono in Bangladesh abbiano il diritto a non temere per le loro vite nei luoghi di lavoro, la Clean Clothes Campaign chiede a tutti i marchi che si riforniscono in quel Paese, e non l’hanno ancora fatto, di sottoscrivere l’Accordo di Transizione 2018.
 
Innanzitutto stiamo facendo pressione su quei marchi che avevano già sottoscritto il primo Accordo (firmato da oltre 220 aziende) affinché rinnovino il loro impegno. Tra questi ricordiamo il marchio italiano Teddy S.p.AAbercrombie & Fitch, Debenhams, Sainsbury’s e Gekas Ullared. Per Abercrombie & Fitch è prevista una giornata specifica di mobilitazione di Clean Clothes Campaign, International Labor Rights Forum, United Students Against Sweatshops e altri alleati il prossimo 21 aprile. Debenhams e Sainsbury’s sono le uniche ancora reticenti tra 6 aziende target di una petizione lanciata da SumofUs lo scorso febbraio. 
 
Poi ci stiamo rivolgendo a quelle aziende che non hanno mai sottoscritto la prima versione dell’Accordo per chiedergli di abbandonare le ispezioni unilaterali aziendali e impegnarsi in un programma ispettivo credibile e trasparente come quello previsto dall’Accordo. Tra queste VF Corporation (The North Face, Timberland, Lee, Wrangler), Gap, Walmart, Decathlon New Yorker.
 
Infine, raccogliamo la possibilità offerta dal nuovo Accordo 2018 di includere anche fabbriche che producono accessoritessili, a maglia e in tessuto non necessariamente di abbigliamento. È ad esempio il caso di marchi come IKEA, chiamati ad assumersi anche loro la responsabilità di garantire la sicurezza per i propri lavoratori sfruttando l’opportunità offerta dall’Accordo 2018.
 
L’Accordo 2018 inoltre, include disposizioni migliorate per il risarcimento per i lavoratori infortunati e riconosce l’importanza della libertà di associazione sindacale nell’assicurare che i lavoratori abbiano voce in capitolo nella protezione della propria sicurezza.
 
Ma siglare l’Accordo 2018 non è l’unica azione urgente per garantire adeguati e credibili progressi per la sicurezza nelle fabbriche per milioni di lavoratori del settore. Dopo il Rana Plaza si sono verificati nuovi incidenti minori per scala e visibilità che non attenuano la gravità e la sofferenza per le famiglie coinvolte. 
 
La Campagna Abiti Puliti esprime solidarietà alle famiglie dei numerosi lavoratori che sono morti e sono rimasti feriti in gravi incidenti in incendi, esplosioni, crolli fin dal 2013 che non hanno ricevuto lo stesso livello attenzione e protesta internazionale” dichiara Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti Pertanto sollecitiamo il governo del Bangladesh, con il sostegno dell’OIL e dei marchi che si riforniscono Bangladesh, a rendere giustizia a tutti i lavoratori colpiti da incidenti sul lavoro attraverso l’istituzione di un sistema nazionale permanente di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro secondo gli standard internazionali e a individuare una soluzione transitoria per risarcire i lavoratori vittime degli incidenti passati che attendono da troppo tempo equi risarcimenti basati su un sistema credibile e trasparente” conclude Deborah Lucchetti.
 
Per spingere i marchi a sottoscrivere il nuovo Accordosaranno organizzati eventi di pressione in tutto il mondo. L’appuntamento in Italia è per il 23 aprile a Torino, presso la Stanza dello Zodiaco del Castello del Valentino alle ore 18,15, quando, insieme a Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Pulitial giurista Ugo Mattei, alla ricercatricedel Green Team Management del Politecnico di Torino Giulia Sonetti, al direttore Mauro Rossetti conla moderazione Sara Conforti, presidente di hoferlab, attraverso un dibattito pubblico faremo un bilancio trasparente a 5 anni dal Rana Plaza, su cosa è cambiato in Bangladesh e su cosa bisogna ancora mettere in campo per il futuro. 
 
Note

 

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